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Cianci: «Se l’AIA è scaduta da due anni, qualcuno deve spiegare ai cittadini perché l’impianto continua a fumare»
La nota del presidente del comitato Operazione Aria Pulita
Barletta - mercoledì 4 marzo 2026
20.35 Comunicato Stampa
Il Comitato Operazione Aria Pulita BAT rende noto di aver ricevuto nelle ultime ore numerose segnalazioni da parte di cittadini residenti nelle vicinanze dello stabilimento della Buzzi, accompagnate da fotografie che documenterebbero la fuoriuscita di polveri e fumi maleodoranti provenienti dalla ciminiera dell'inceneritore.
Le immagini, scattate nelle prime ore della giornata in presenza di condizioni meteorologiche caratterizzate da nebbia fitta e totale assenza di ventilazione, mostrerebbero una dispersione di emissioni percepite dai residenti come pungenti e nauseabonde, con evidenti ricadute sull'aria respirata dai cittadini.
Secondo quanto riferito da diversi residenti della zona, l'odore sarebbe stato particolarmente intenso proprio nelle ore in cui la nebbia riduce la dispersione degli inquinanti, circostanza che alimenta forti preoccupazioni tra la popolazione.
A rendere il quadro ancora più inquietante è un dato che non può essere ignorato: l'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) dello stabilimento risulterebbe scaduta da circa due anni.
"Se questo dato fosse confermato – dichiara l'avv. Michele Cianci, presidente del Comitato Operazione Aria Pulita BAT – ci troveremmo di fronte a una situazione estremamente grave. È legittimo chiedersi come sia possibile che un impianto di tale impatto ambientale continui a operare mentre l'autorizzazione ambientale risulta scaduta da così tanto tempo."
Il Comitato sottolinea che la tutela della salute pubblica non può essere subordinata ad alcuna logica produttiva e che i cittadini hanno diritto di sapere cosa stanno respirando ogni giorno.
"Non è accettabile – prosegue Cianci – che mentre i cittadini segnalano polveri e odori nauseabondi qualcuno continui a far finta di non vedere. Quando si parla di emissioni industriali e qualità dell'aria, il silenzio delle istituzioni diventa esso stesso un problema."
Il Comitato Operazione Aria Pulita BAT chiede pertanto controlli immediati da parte delle autorità competenti e verifiche puntuali sulla situazione autorizzativa dello stabilimento.
"Se le autorizzazioni sono scadute da due anni – conclude Cianci – qualcuno deve spiegare ai cittadini perché l'impianto continua a fumare."
Le immagini, scattate nelle prime ore della giornata in presenza di condizioni meteorologiche caratterizzate da nebbia fitta e totale assenza di ventilazione, mostrerebbero una dispersione di emissioni percepite dai residenti come pungenti e nauseabonde, con evidenti ricadute sull'aria respirata dai cittadini.
Secondo quanto riferito da diversi residenti della zona, l'odore sarebbe stato particolarmente intenso proprio nelle ore in cui la nebbia riduce la dispersione degli inquinanti, circostanza che alimenta forti preoccupazioni tra la popolazione.
A rendere il quadro ancora più inquietante è un dato che non può essere ignorato: l'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) dello stabilimento risulterebbe scaduta da circa due anni.
"Se questo dato fosse confermato – dichiara l'avv. Michele Cianci, presidente del Comitato Operazione Aria Pulita BAT – ci troveremmo di fronte a una situazione estremamente grave. È legittimo chiedersi come sia possibile che un impianto di tale impatto ambientale continui a operare mentre l'autorizzazione ambientale risulta scaduta da così tanto tempo."
Il Comitato sottolinea che la tutela della salute pubblica non può essere subordinata ad alcuna logica produttiva e che i cittadini hanno diritto di sapere cosa stanno respirando ogni giorno.
"Non è accettabile – prosegue Cianci – che mentre i cittadini segnalano polveri e odori nauseabondi qualcuno continui a far finta di non vedere. Quando si parla di emissioni industriali e qualità dell'aria, il silenzio delle istituzioni diventa esso stesso un problema."
Il Comitato Operazione Aria Pulita BAT chiede pertanto controlli immediati da parte delle autorità competenti e verifiche puntuali sulla situazione autorizzativa dello stabilimento.
"Se le autorizzazioni sono scadute da due anni – conclude Cianci – qualcuno deve spiegare ai cittadini perché l'impianto continua a fumare."
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