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Bullismo: i ragazzi ne parlano con le istituzioni al Curci

Molti dei presenti hanno ammesso di esserne stati vittima, un incontro che ha permesso il dialogo e il confronto

Sulle note di I wanna be your slave dei Maneskin gli studenti del Liceo Classico Casardi, Liceo delle Scienze Umana, Liceo artistico Nicola Garrone e Scuola Polivalente Cassandre Fermi Nervi hanno battuto a tempo le mani prima dell'inizio dell'incontro. Il gruppo italiano è il simbolo di questa generazione "bruciata", che con un ribellismo poetico-musicale canta un messaggio di rinascita e di come da quelle ceneri possa risorgere una araba fenice. I ragazzi cantano i Maneskin e aspettano tutti impazienti l'inizio dell'incontro.

È il momento in cui possono confrontarsi con le istituzioni e accettano volentieri l'invito al dialogo. L'evento è stato introdotto da Divine del Sud presentando Marcello (nome di fantasia) che prima camuffato tra gli studenti, poi con il volto nascosto, ha parlato della sua esperienza di sopravvissuto al bullismo. Tra gli ospiti la zia di Claudio Lasala che ha spiegato come Claudio dovrà continuare a vivere nella quotidianità attraverso le iniziative che sono state pensate.
Dopo il saluto affettuoso e istituzionale del Commissario Alecci si sono susseguiti quelli della senatrice Licia Ronzulli e Assuntela Messina, l'avvocato Bernardo Lodispoto, il dottore Giuseppe Silipo e il prefetto Maurizio Valiante. «C'è volontà di percorre insieme verso qualcosa di buono. Bisogna annullare la distanza tra le istituzioni e la comunità» dice la Senatrice Messina.

L'incontro inizia con il racconto di cronaca de "il ragazzo con i pantaloni rosa" presentato dal giornalista Luca Pagliari. Andrea non c'è l'ha fatta, nel video parla la madre: «Leggeva tantissimo, andava nei musei. Poi per un lavaggio sbagliato, Andrea ha indossato dei pantaloni rosa. Ma non è importante, è solo un lavaggio sbagliato» dice mamma Teresa. «Posso mettermi lo smalto?» chiede Andrea alla mamma. «Sí, se ti va perché no» dice lei. Eppure Andre è stato insultato e deriso sui social solo perchè non era conforme, non era omologato agli altri. Ma come ha detto mamma Teresa: «Solo i morti sono uguali».

Il dottore Stefano Callipo - presidente dell'osservatorio violenza e suicidio - ha dialogato con la giovane platea dei ragazzi che pian piano hanno deciso di fidarsi di un adulto e di esporre i loro problemi. È intervenuta Federica con la sua storia di sopravvissuta. «C'è bisogno di trovare una persona che sia affianco a noi, a cui poter dire tutto» risponde il Presidente alla ragazza.

Infine Marcello, picchiato davanti a tutti, e testimone dell'omertà e del bullismo che ha subito. Il suo avvocato lo aiuta a tirare fuori le parole, ricorda l'1 giugno quando era con i suoi amici per strada. «Vuoi fare lite?» gli dicono quella sera. Passeggiava tranquillo quando è stato aggredito, i suoi amici però non gli sono rimasti accanto. «Mi hanno spinto e buttato a terra, mi hanno preso a calci e con i dolori mi sono alzato e sono andato via. Il tre giugno sono uscito con un mio amico e ho ricevuto una chiamata in cui dicevano che volevano incontrarmi. Arrivato all'appuntamento ho trovato sette persone pronte a picchiarmi ancora. Alla fine mi hanno anche sputato. Solo un passante mi ha alzato da terra e mi ha portato a casa. Anche qui i miei amici non hanno fatto niente».

Perché l'hai raccontato ai tuoi genitori?, chiede l'avvocato.
«Perché mi sono vicini. All'inizio, dopo aver denunciato quello che è accaduto, non era cambiato nulla. Quando li incontravo per strada hanno continuato a insultarmi verbalmente. Sono stati i miei genitori a chiedermi di reagire e mi hanno aiutato affinché ci riuscissi. Vorrei dire ai miei coetanei di non avere paura e qualora stessero vivendo qualcosa di simile, di denunciare».

I giovani che vogliono fare domande a Marcello sono tantissimi, sono curiosi. In alcune delle loro domande si nasconde forse il bisogno di un consiglio? Qualcuno chiede: «Come si denuncia?», qualcun altro: «Come hai fatto a parlarne alla tua famiglia?». Con una delicatezza ponderata e intelligente, i ragazzi interrogano Marcello. Lui tentenna con la gamba e le parole sono sempre più difficili da dire ad alta voce, ma continua.
Arriva la voce di una giovane: «Sono stata vittima di bullismo», poi quella di una mamma, la dottoressa Santa Scommegna: «Anche mio figlio è stato vittima di bullismo. Ne siamo venuti a conoscenza grazie ad una sua amica».

Infine la lettura di una testimonianza di una ragazza anche lei sopravvissuta a un altro reato: la condivisione di materiale intimo, erroneamente chiamato revenge poro perchè in molti casi, come in questo, non c'è nessuna vendetta. «Mi diceva che per amore dovevo farlo. Quel momento fu la mia fine. Mi hanno dato della zoccola e che meritavo la morte. Quei pochi amici che mi erano rimasti, erano gli unici a starmi vicino. Con loro ho deciso di chiamare la polizia postale, ma avevo così tanta paura che ho fatto parlare qualcun altro al telefono. Solo dopo l'ho detto ai miei genitori. Per questo avvenimento ho dovuto cancellare ogni social, ho cambiato scuola. Ci è voluto tempo ma i miei amici mi hanno salvato. Dopo un periodo di depressione, ne sono uscita».
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