“Beate noi”
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“Beate noi”, l’attrice Mariella Parlato: «Vorrei che l’otto marzo fosse ogni giorno»

In scena per il festival “Barletta in prosa” lo spettacolo dedicato ai colori dell’arcobaleno femminile

Lo scorso 8 settembre 2020 è andato in scena, nella Piazza d'Armi del Castello, l'ultimo appuntamento del festival di teatro e di prosa "Barletta in prosa" sostenuto dal Comune di Barletta , la cui direzione artistica è stata curata da Francesco Tammacco e l'organizzazione dalla compagnia "Carro dei Comici".

A presentare lo spettacolo è stato proprio il direttore artistico Francesco Tammacco il quale ha in primo luogo ringraziato l'amministrazione comunale di Barletta, tutti gli artisti che avevano collaborato alla realizzazione e alla riuscita dell'intero progetto e in ultimo, ma non per importanza, il pubblico presente riunito per omaggiare l'attrice barlettana Mariella Parlato.

"Beate noi", questo il nome del recital teatrale, è un monologo composto da una serie di altri monologhi nei quali l'attrice, coincidente con la protagonista, ha deciso di mettere in scena le diverse tipologie di donne e con il quale si è proposta di omaggiarle, perché talvolta protagoniste soltanto in occasione della giornata internazionale loro dedicata.

"Vorrei che l'otto marzo fosse ogni giorno" , spiega Mariella Parlato rivolgendosi al pubblico femminile, ma soprattutto a quello maschile. "Io credo nelle pari opportunità, nella parità di trattamento sul lavoro e i piacerebbe che ogni giorno si lavorasse per il perseguimento di questo obiettivo!" E aggiunge: "L'otto marzo non vorrei vedere sfilare cortei, mi piacerebbe che pulissero le strade e mettessero in circolazione più autobus per consentire a stuoli di donne che viaggiano giornalmente per raggiungere il proprio posto di lavoro, di farlo più agevolmente. Mi piacerebbe non leggere più di donne vittime di violenze cittadine, ma di sentir parlare di donne libere" .

Del ventaglio di donne presenti sulla Terra, Mariella Parlato ha deciso di mettere in scena in primo luogo se stessa, cioè la donna attrice, in un dialogo immaginario fra se stessa e una donna comune, affermando quanto il suo mestiere necessiti di essere accompagnato da una grande fama per essere considerato un lavoro agli occhi della gente. Protagonista del secondo monologo è stata la donna presidentessa, industrialessa e casalinga , una donna rappresentata come capace di badare autonomamente alla famiglia e al lavoro attraverso una "ricetta magica per gestire il problema degli esuberi" cioè l'occultamento dei cadaveri degli operai dell'azienda gestita.

Nel monologo successivo, Mariella Parlato ha indossato le vesti di una suora, non propriamente dedita alla vita spirituale, ma costretta ad intraprendere questa carriera dai suoi genitori. In ultimo l'attrice ha raffigurato la donna nel tempo dell'attesa di un uomo e della libertà il cui arrivo placa i dolori dell'attesa.

"Attraverso questo recital - afferma Mariella Parlato - ho voluto mettere in scena le donne come le panettiere, le casalinghe che, seppur diverse, sono tutte accomunate dal desiderio di reagire ad una società che le vorrebbe sempre buone, dolci e remissive".
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