Pugni aggressione
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Cronaca

Allarme baby gang a Barletta: ora la misura è davvero colma

O si reagisce come comunità o siamo al punto di non ritorno

"I minorenni hanno iniziato ad offenderci e a darci contro senza motivazione […] Senza alcun motivo hanno iniziato ad aggredirci verbalmente per poi picchiarci. Alla fine della vicenda è calata un'aria di omertà in tutta la via… Perché tutti sapevano chi fossero i ragazzini ma nessuno ha voluto darci dei nomi".

Questo è l'agghiacciante racconto di una delle vittime del brutale pestaggio avvenuto lo scorso week end in Via Sant'Andrea da parte di una baby gang ai danni di tre venticinquenni, uno dei quali ricoverato a Bari a causa di microfratture craniche. Un episodio di deprecabile violenza non nuovo, ahinoi, alle cronache della movida barlettana.
Prima del lockdown dovuto al Covid 19, vi avevamo infatti documentato di due episodi analoghi avvenuti sempre nel centro storico, questa volta ai danni di due ragazzine picchiate, strattonate e pesantemente insultate da loro coetanei e, fatto ancora più grave, anche da coetanee. Tutto questo naturalmente senza che nessuno dei presenti si sia degnato, non tanto di intervenire personalmente, quanto per lo meno di provare a chiamare le forze dell'ordine.

Quanto agli aggressori, preferiamo non definirli "criminali", perché visti i modelli di vita che tv e social ci propinano quasi tutti i giorni, contribuiremmo soltanto al loro sentirsi "ganzi". Preferiamo definirli piccoli deficienti, anche perché davvero facciamo fatica a comprendere cosa li spinga a tale violenza.

È colpa della società, direbbero i soliti acculturati da salotto, ma è fattuale che questa tanto deprecata "società" è pur sempre composta da uomini e donne in carne ed ossa con i loro problemi, con i loro disvalori, e soprattutto con la loro ignoranza. Tanta, troppa ignoranza che porta per l'appunto a quell'omertà paramafiosa citata dalla testimonianza di cui sopra. Paramafiosa sì, la definiamo omertà paramafiosa perché in questa città sarebbe anche ora, dinanzi a questi squallidi e vergognosi fenomeni, di iniziare a chiamare le cose per nome e cognome. Perché paramafiosa - anche se per certi versi comprensibile vista la perdurante impunità dei piccoli deficienti in questione - è la mentalità di chi preferisce tacere per "evitare rogne" di fronte a ragazzini che, magari dinanzi ad un rimprovero di un adulto, quando va bene si appellano con disarmante e consapevole arroganza a quell'essere di fatto intoccabili in quanto minorenni, magari sapientemente instradati in questo proprio da chi li ha messi al mondo.

Del resto, nel nome di una vera e propria mentalità da "radio carcere" secondo la quale "ee criatur nun s'anna tuccà", quante sono le bravate di cotanti rampolli che sono finite dinanzi ad un giudice con imputati le loro vittime che magari hanno avuto il torto di reagire a tali insopportabili angherie? Quante volte, persino nelle scuole, sempre nel nome di una sottocultura da Gomorra, abbiamo assistito ad aggressioni verbali (quando non addirittura fisiche) ai danni dei docenti da parte di genitori intenti a difendere il "sacrosanto" diritto dei loro pargoli all' essere asini e caproni come DNA comanda? Come? Stiamo esagerando? Forse sì e ne siamo consapevoli.

Così come siamo perfettamente consapevoli di attirarci via social gli strali di educatori improvvisati e perbenisti assortiti, coadiuvati magari dai soliti "difensori della città" magari indignati dal termine "paramafioso" e che spesso sono i primi a chiudere occhi, orecchie e bocca dinanzi a queste tristissime vicende. Altrimenti non si spiega diversamente a Barletta il ripetersi sempre più frequente di risse, aggressioni ed atti di vandalismo.

Per questo, cari barlettani, se davvero vogliamo bene a questa città è giunta l'ora smetterla una volta per tutte di voltarsi dall'altra parte e di reagire come comunità - dove per "comunità" s'intende cittadini ed istituzioni insieme - lasciandoci definitivamente alle spalle sia quei tanto fastidiosi quanto inutili arzigogoli sociologici che tanto piacciono alla "gente che piace", sia soprattutto quell'insopportabile lavarsi la coscienza scaricando sulle istituzioni le colpe di tutto.
  • Violenza
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