“L’Italia chiamò: Barletta e la Grande Guerra”
“L’Italia chiamò: Barletta e la Grande Guerra”
La città

105 anni dalla Grande Guerra, Grimaldi: «Il ruolo primario di Barletta»

Il responsabile dell'archivio di stato, Michele Grimaldi, ripercorre gli esiti della mostra “L’Italia chiamò: Barletta e la Grande Guerra”

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Comunque vada…è stato un successo! Mutuando e mutando questa frase ho pensato di spiegare nel migliore dei modi quella che è stata la mostra documentaria "L'Italia chiamò: Barletta e la Grande Guerra" inaugurata il 26 maggio 2015 dal Ministro della Difesa Pinotti che ebbe modo di definirla "Fantastica".

Tengo a rimarcare questo particolare, cioè l'inaugurazione della mostra, perché, per tanti e diversi motivi, i riflettori della stampa scritta e parlata, in quella occasione furono puntati, come era ovvio, più sulla parte protocol - istituzionale che sull' "evento" mostra vero e proprio. Eppure l'idea avuta dal Sindaco Pasquale Cascella di puntare sulla "cultura pura" per ricordare e non celebrare (sue parole) i 100 anni passati dallo scoppio del primo Conflitto, è stata azzeccatissima visti i riscontri, tutti più che positivi, ricevuti da ogni parte.

Non pensiate che seguire il copione (propongo di registrarlo con un copyright) dettato dal Primo Cittadino dell'epoca, che si differenziava, in pratica, da tutte le altre iniziative che ci sono state per quattro anni, sia stato così semplice. Per averne un'idea bisogna chiedere delucidazioni agli indispensabili artefici che hanno reso "materiale" il pensiero del Sindaco. Ovviamente si parla dell'allora Assessore alle politiche culturali Giusy Caroppo la quale, oltre ad avere avuto l'intuizione del titolo dato all'intera manifestazione, ha curato professionalmente l'allestimento, così apprezzato, del bastione S. Maria dove è stata allocata la mostra documentaria. Per continuare con la Dirigente dello stesso settore la dott.ssa Santa Scommegna coadiuvata da Antonella Scolletta, Vanda Rucci e Daniele Mancini i quali hanno dovuto coordinare le diverse anime dell'iniziativa ed inoltre Emanuele Romallo, curatore "in solido" della pubblicazione-catalogo della mostra.

Questo lavoro, che il Comune di Barletta ha potuto realizzare grazie al fondamentale ed indispensabile apporto della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, che ha fornito la maggioranza dei documenti esposti, è stato indirizzato ad un pubblico esteso e vario, appartenente a più ambiti: cittadini, studenti ma anche istituzioni culturali, associazioni, ricercatori archivi, biblioteche, musei ed in particolare cultori di certi sopiti sentimenti.

È indubbio che la motivazione profonda propugnatrice di quel viaggio triste ma nello stesso tempo glorioso, è stato il fervido patriottismo alimentato da un innegabile amore per la pace. Proprio a proposito di questo, in tanti hanno chiesto se sarebbe stato possibile parlare di un evento militare e dei protagonisti che lo hanno animato, scindendolo dall'idea di pace che ognuno di noi ha dentro di se. Ho risposto, affermando con forza, che non sarebbe stato assolutamente possibile.

In quel lavoro si è cercato, con le ovvie lacune, di "raccontare" gli avvenimenti e gli uomini di Barletta nell'epoca della Grande Guerra e la nostra Città, nelle vicende fortunate ed avverse della Patria, non è mai stata assente. Riconosciuto da tutti, la Città della Disfida ha rivestito un ruolo primario ed a volte da vero e proprio Protagonista. Scaturiva spontanea la necessità, quindi, che tutto venisse narrato, pubblicato e nel tempo passato al grande Giudizio della Storia.

Seguendo un immaginario fil rouge, si è potuto immaginare la bandiera del Glorioso 9° Reggimento Volontari stretta nelle mani del Patriota Raffaele Lacerenza, sui torrioni del Castello allo scoccare della fatidica data del 24 maggio 1915, quando il maniero di Barletta fu bombardato dall'esploratore asburgico Helgoland dall'imboccatura del porto e che solo l'eroico intervento del cacciatorpediniere Turbine scongiurò che l'attacco proditorio, primo atto di guerra in assoluto, fosse diretto sulla Cattedrale e sulla Città.

Si è proseguito, colonna sonora le note del "Piave mormorò", con il fulgido eroismo del diciannovenne sergente dei bersaglieri Giuseppe Carli il quale, al terzo anno della scuola di ragioneria, interrompe gli studi per arruolarsi nel 11° Reggimento come allievo sergente. L'anno successivo (1915) viene trasferito nel grado al 12° (4a cp. XXIII Btg.). Dopo appena venti giorni dall'entrata in guerra dell'Italia, il 1 giugno del 1915 sul finire del giorno cadde, incitando i suoi ad avanzare, sul Monte Mrzli e per questo atto di estremo amor patrio, sarà il primo sodato italiano a meritare la Medaglia d'Oro al Valor Militare della Grande Guerra.

Il film neo-realista è continuato e poi concluso con le storie di tanti altri Figli di Barletta che versarono il loro sangue, meritandosi di essere ricordati e scritti a lettere d'oro nell'albo dei patrioti. Posso affermare con certezza, dopo un lustro, che quella mostra documentaria ha ricevuto non solo la giusta visibilità, locale e regionale, ma si è meritata la risonanza nazionale che ha permesso di far conoscere Giuseppe Carli a tutti coloro i quali, sino cinque anni fa, neppure sapevano chi fosse questo giovane Barlettano morto sul fronte carsico e da allora invece lo citano ogni volta si parla della Grande Guerra e del contributo pesantissimo offerto dalla nostra Città in quei terribili anni che hanno portato alla libertà delle genti italiche.
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