Barletta-Paganese 3-2
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Calcio

Barletta Calcio, per il futuro qualcosa si muove?

Tra il nodo-Martino e una mini-rosa da cui ripartire, tanti rumors sul tavolo

Superata la Pasqua senza novità nell'uovo, il Barletta Calcio attende lumi circa il futuro societario. Alla fine dell'era-Tatò come primo azionista del club, tema spesso ribadito a chiare lettere dallo stesso patron biancorosso, mancano poco più di due mesi e, a meno di ribaltoni, appare complicato pensare a evidenti ripensamenti da parte di colui che ha detenuto la presidenza biancorossa nelle ultime quattro, onorevoli, stagioni: all'orizzonte tante incognite e scadenze ben precise, che da un lato suscitano curiosità circa i papabili nomi che potrebbero avvicinare la barca di via Vittorio Veneto e dall'altro inevitabili ansie in un momento in cui l'economia difficilmente collima con l'aggettivo "florida". Scagliato il sasso e avviato il "repulisti" con gli addii di Martino, Mondilla e Orlandi, resta da capire chi e come si affaccerà alle porte di via Vittorio Veneto, in quello che è un drammatico count-down.

Negli ultimi tempi a più riprese il numero uno biancorosso ha ribadito la volontà di cedere la società senza alcun debito che possa gravare nei conti, rispondendo personalmente di ogni obbligazione assunta dal sodalizio fino al 30 giugno. Nel mezzo fino ad oggi tanti abboccamenti, poche trattative degne di tal nome, tante richieste di sostegno indirizzate verso ambiente e classe politica barlettana: all'orizzonte potrebbe esserci una cordata di imprenditori locali, nel futuro una conferenza multi-partisan a cui saranno invitati tifosi, amministrazione e società, nel mirino l'obiettivo di salvare economicamente il Barletta Calcio e cercare di garantire un prosieguo con il pallone- e non nel pallone- al sodalizio biancorosso. Tra gruppi salentini e imprenditori liguri, in pole tra coloro i quali hanno ammiccato alle porte biancorosse resta Pasquale Di Cosola, figlio del defunto ex-presidente biancorosso Franco, che potrebbe portare nel suo staff tecnico l'ex allenatore del Barletta Marco Cari. Al momento però ogni discorso sembra rinviato a fine campionato, quando sarà schiacciato il tasto "off" su un torneo che all'ombra di Eraclio ha raramente attaccato la spina: paradossalmente, però, il fatto di non avere più interessi sul campo può essere quasi un benefit per un club che ha bisogno di riorganizzarsi dalle radici, passando per strutture e settore giovanile.

Il nodo principale al momento resta il contratto del direttore generale Gabriele Martino, sollevato dal ruolo venti giorni fa ma ancora legato al Barletta Calcio da un contratto con scadenza a giugno 2016, il cui "peso" (pari a circa 400mila euro lordi complessivi) ancora grava nelle possibili trattative per itinere nel futuro del club. Sembra facile pensare che se Tatò e gli eventuali acquirenti trovassero un accordo sui numeri dell'ex dg, i giochi diverrebbero più fluidi: chi subentrerebbe si troverebbe a rilevare un club con 12 calciatori sotto contratto oltre il 30 giugno 2014 (tra questi D'Errico, La Mantia, Cicerelli e Legras), con crediti in Lega e un potenziale di passione che varrebbe ben più della quota di circa 800mila euro da "sborsare" per l'iscrizione al torneo 2014/2015: allora sarà calcio "vero", e sarà vietato sbagliare. Ma tra il dire e il fare, oggi, c'è di mezzo un mare di interrogativi.
(Twitter: @GuerraLuca88)
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