Ogni cosa è illuminata

Gianni Vattimo, passione per la conoscenza

Protagonista con Giulio Giorello ai Dialoghi di Trani

La passione per la conoscenza è un modo per disvelare ciò che ci è ignoto, orientando la volontà ad approfondire e interpretare il senso del reale. Per questo formuliamo teorie, reti, come afferma K. Popper, che dispieghiamo per contenere quello che chiamiamo il mondo, per conoscerlo, spiegarlo, dominarlo. Uno dei maggiori filosofi italiani, Gianni Vattimo, propugnatore di una "filosofia attenta ai problemi della società" , è portatore di un pensiero "che interpreta la storia dell'emancipazione umana come una progressiva riduzione della violenza e dei dogmatismi, a favore di un superamento delle ingiustizie sociali che da questi derivano".

Proprio "Passione per la conoscenza" è stato il titolo dell'incontro tenutosi quest'oggi, domenica 26 settembre alle 11, 30 presso il Cortile centrale del Castello di Trani. Nell'incontro, che fa parte del carnet offerto nell'ultimo giorno dei Dialoghi, Gianni Vattimo è stato chiamato a confrontarsi con Giulio Giorello, professore di Filosofia della Scienza all'Università di Milano ed editorialista del Corriere della Sera, sotto la sapiente regia del prof. Piero Dorfles, moderatore dell'incontro.

Diverse le tematiche affrontate, tutte inquadrate nell'ambito del conflitto intrinseco alla "triade" scienza- progresso- religione. Giorello ha aperto l'incontro con una polemica nei confronti dei politici nostrani, visti come «spaventati dalla cultura» e ha criticato la sordità della politica italiana nei confronti della necessaria rivoluzione in campo di insegnamento scolastico. Vattimo, il quale ha privilegiato una narrazione aneddotica nel corso del convegno, ha appoggiato la tesi di Giorello, citando il caso di Galileo Galilei come «paradigmatico del rapporto virtuoso che lega virtù e conoscenza». Il filosofo e parlamentare europeo ha proseguito chiedendosi e interrogando il pubblico su «fino a che punto la scienza sia utile, e fino a che punto è dannosa? , condendo il curioso interrogativo con una punta d'ironia.

Si è poi discusso della capacità della scienza e della ricerca scientifica di difendersi dalle pretese d'intervento e dalle ingerenze delle multinazionali e di coloro i quali fanno uso e applicazione delle scoperte realizzate in materia scientifica. Giorello ritiene necessario «evadere dal materialismo imperante, in nome di una difesa dell'impero scientifico. E' necessario allontanarsi- ha poi proseguito Giorello- dagli idealisti della verità e dell'essenza, che pretendono di rendere la politica odierna sulla falsariga di un totalitarismo leggero». Idea confermata da Piero Dorfles, il qualeha richiamato Goethe riproponendo il contrasto tra l'ingente volume dei dati presenti nella nostra epoca e la scarsa padronanza in nostro possesso che ne deriva. Dorfles ha calcato la mano su questa problematica esprimendo preoccupazione per le sorti di una ricerca scientifica sempre più nelle mani dei privati, con le riduzioni in termini di tempi e denaro che ne seguono. Vattimo ha confermato questa preoccupazione, dicendosi quasi «diffidente nei confronti di una ricerca scientifica dominata dalle multinazionali, che potrebbe diventare incapace di contrapporre l'inesplorato all'esplorato».

L'ultima tematica trattata ha riguardato gli strumenti attraverso cui la conoscenza possa fornire felicità. A farla da padrone in questo campo è stato Gianni Vattimo. «Credo che oggi il compito dell'uomo sia salvare la Chiesa e la ricerca, due fattori di felicità per molti, dal suicidio- ha detto l'esimio pensatore- il vero problema da noi sperimentato nella società scientificizzata è il paradosso di avere a disposizione tanti strumenti, ma senza un uso liberatorio, emancipatorio di questi». Di avviso opposto Giorello, il quale ha espresso fiducia nel relativismo della scienza, purchè non si progetti un pubblico di referenza assimilabile al "cretino informato", figura tanto cara ai sociologi contemporanei.

Un incontro che ha allietato il pubblico presente, suscitando diversi punti di riflessione, come hanno testimoniato le diverse domande poste dall'uditorio al termine della conferenza. L'ennesima conferma del livello elevato degli appuntamenti che hanno caratterizzato questa nona edizione dei Dialoghi di Trani.
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