Ogni cosa è illuminata

A lezione di cinema con Nanni Moretti

Il regista racconta la sua carriera all’Ateneo di Bari

Accoglienza da vero divo questa mattina per Nanni Moretti, regista, attore e produttore cinematografico, ospite della facoltà di Lettere dell'Università di Bari per una poco convenzionale lezione di Storia del cinema americano. Gremita di studenti l'aula C dell'ateneo per l'incontro organizzato dal prof. Stefano Bronzini, moderato dal prof. Oscar Iarussi e trasmesso in diretta streaming sul sito web dell'università per tutti coloro che non potevano essere presenti.

Davanti alla platea studentesca e a quella informatica dello streaming, il regista si è messo a nudo raccontando la sua carriera dalle prime esperienze di cinema con i primi filmini in super8: un tempo in cui il cinema si faceva con le "pizze" e bisognava avere «idee forti da poter realizzare con poco». Ispirato da grandi maestri come Fellini e Truffaut, Moretti si sofferma poi sugli 11 film della sua carriera cinematografica, che costruiscono un percorso in cui «si amalgamano perfettamente divertimento e serietà – spiega il professor Bronzini – riuscendo anche a fare autoironia e a mettere in gioco sé stesso». Moretti puntualizza che il suo «non è mai stato un programma estetico che sistematicamente alternasse leggerezza e impegno, ma è una convivenza di momenti diversi che fa parte della nostra stessa vita».

Ovviamente tema cardine dell'incontro è stato l'ultimo film di Nanni Moretti, Habemus Papam {qui la nostra recensione}, una pellicola legata sia al precedente Caos Calmo, accomunati da una tendenza alla «fuoriuscita dal mondo e dalla società» come spiega il prof. Iarussi, sia al meno conosciuto La messa è finita, film del 1985 in cui Moretti stesso interpreta un sacerdote di provincia che si scontra coi problemi della sua comunità parrocchiale senza riuscire mai a risolverli. «Non si tratta di un problema di fede, ma di responsabilità» continua Iarussi descrivendo l'ultimo film di Moretti, che tra l'altro parteciperà in concorso alla prossima edizione del festival di Cannes. Il regista/attore ha raccontato il suo approccio al film, la genesi della trama, e alcune curiosità sui nomi scelti per i suoi personaggi, come il cognome Melville per il protagonista di "Habemus Papam", derivato dal nome di un regista francese di cui Moretti ha curato la retrospettiva all'ultimo Torino Film Festival, del quale Moretti è direttore artistico dal 2006.

Parla poi del suo ruolo di produttore, grazie al quale poter «fare cinema secondo le mie idee e girare i miei film all'interno della grande – e spesso feroce - industria del cinema» e del suo rapporto col pubblico, rapporto controverso e mutevole: «Io non pretendo di conoscere i gusti del pubblico: si dovrebbero realizzare i film che "si sentono", mettendo da parte i gusti spesso inaspettati del pubblico».

Moretti si racconta come regista ora finalmente maturo, che ha sempre perseguito un certo rigore nei suoi film «senza però aver letto mai nessun manuale di sceneggiatura», e che non dimentica il suo ruolo di spettatore («purtroppo di livello medio-basso!») «capace ancora di commuoversi per l'ultimo film di Clint Eastwood».

Un viaggio, infine, in una carriera cinematografica che rende Moretti uno dei registi più chiacchierati e al tempo stesso più preziosi nel panorama italiano, una carriera che potremmo definire un misto di autobiografia, misantropia e «capacità di prendere in giro sé stesso», composta da pellicole accomunate spesso da contenuti dissacranti ma che il successo a livello nazionale e ancor di più all'estero compensa da scandali e nevrosi cinematografiche. Forse potremmo dire alla nostra Italia «te lo meriti Nanni Moretti!» [cit.]. Nel bene e nel male.
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