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Non solo TikTok, essere bambini al tempo dei social

Diventa sempre più urgente la necessità di una educazione digitale

Quando accade una tragedia la prima cosa di cui avvertiamo il bisogno è identificare un colpevole. Nell'episodio terribile della bimba di Palermo, Antonella, morta per asfissia dopo un'assurda challenge via social, sarebbe facile dire «è colpa di TikTok». È superficiale, se non addirittura rischioso, generalizzare. L'occasione invece diventa per tutti noi preziosa per ribadire l'esigenza di una educazione digitale che coinvolga grandi e piccini. Se la tecnologia è diventata così pervasiva nella nostra vita, dobbiamo imparare a conoscerla meglio, a gestirla consapevolmente, ad elogiarne la potenza e le virtù, così come a stigmatizzarne abusi ed eccessi.

In tante occasioni sulle pagine di questa rubrica abbiamo parlato dei rischi legati all'uso incauto di internet, con un focus sempre attento ai trend dei social network. Ma di TikTok e delle tendenze in voga tra i più piccoli non se ne parla ancora abbastanza: fare ragionamenti attenti, condurre analisi e tracciare la rotta di una consapevolezza digitale per quella fascia d'età diventa molto più difficile, perché i ragazzi di oggi si muovono velocemente, seguono con troppa foga il Bianconiglio del trend virale, nell'angoscia - di cui soffriamo molto anche noi adulti - del sentirsi esclusi, o ancora peggio, dell'annoiarsi.

Ecco che la challenge sui social diventa parte integrante delle moderne dinamiche di gruppo, e la tragedia dei giorni scorsi può diventare l'input per innescare un dibattito più aperto e costante sull'uso (e l'abuso) dei social network, strumenti preziosi del nostro tempo, ma di certo non immuni da rischi e pericoli, come nella vita reale.

Per arricchire la riflessione, condividiamo l'interessante approfondimento della collega Stefania De Toma su TraniViva, e di seguito riportiamo il punto di vista di Ludovico Abbaticchio, Garante dei minori, infanzia e adolescenza della Regione Puglia.

TikTok, la colpa è di tutti

"Non ha più senso dare colpe ai social, ai genitori, alla scuola, agli amici del cuore che, attraverso l'utilizzo di questi strumenti a volte educativi e spesso diseducativi, intrappolano o fanno crescere la conoscenza di una generazione che in realtà è sempre più lontana dal mondo così detto "sano" degli adulti.

Vedremo come sempre illustri psicologi e sociologi televisivi o scrittori di libri del momento dare i loro pareri e le loro soluzioni su una generazione adolescenziale ormai persa e senza valori, o su famiglie ormai disperate, su insegnanti incapaci e demotivati.

Certo, i social nascondono trappole, insidie, pericoli, dalla crescita del bullismo, pornografia, ludopatia e altro fino alla competizione gioco che può portare anche alla morte una bambina di 10 anni.

Parlare di più con loro, giocare, rispettarli come persone che possono anche scegliere è cosa utile. Ma il tempo per loro noi adulti lo abbiamo? Lo dedichiamo?

Quando una bambina di dieci anni si stringe una cintura al collo non è colpa di TikTok o similari, non è colpa della famiglia, dei social, della scuola, degli amici: non è colpa di nessuno e, se lo è, è colpa di tutti.

I social non sono il male, anzi, proprio in questo periodo della pandemia per molti sono stati una salvezza, un modo per darsi forza a vicenda, per tenere vivi i contatti, per lavorare, per studiare , per non sentirsi soli. L'assenza di amore e di attenzione verso i giovani prima della famiglia e poi delle istituzioni è cosa inaccettabile!

Fa male non essere visti, non essere ascoltati, non avere nessuno vicino che ti chiede come stai, sentire intorno a se il vuoto o il silenzio.

Vogliamo dirlo una volta per tutte che i bambini passano troppo tempo da soli? TikTok, e simili piattaforme, devono essere oscurate o fortemente limitate e controllate se in un sistema democratico non hanno capacità di autocontrollo, vogliamo parlare della identità digitale ad esempio? Ma non basta, i ragazzi li devi affiancare, stare con loro e ascoltarli sul serio quando rispondono alle nostre domande. Insieme a comportamenti educativi da rigenerare, bisogna rafforzare il servizio e la funzione della Polizia Postale. Spesso gli adulti ritengono che l'adolescente debba imparare da solo, in parte giusto ma non è così.

L'adulto insegna loro a vivere il quotidiano con messaggi verbali e non verbali, deve insegnare la bellezza del sogno, della fantasia, immaginare insieme a loro i progetti che nelle loro menti realizzano e consolidano. Gli adulti devono ritornare anche al loro passato di adolescenti e rivivere la bellezza del coraggio giovanile attraverso la speranza di un futuro più bello e più sereno.

I nuovi sistemi di comunicazione fanno parte della loro e della nostra vita, impariamo a governarli con intelligenza, creiamo nuovi metodi scolastici di informazione attraverso l'educazione civica, alla salute e all'uso del digitale".
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