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Politica
Via dei Muratori, Aldo Musti: «Chi verifica la coerenza tra le decisioni del Consiglio e il progetto?»
L’imprenditore barlettano interviene alla vigilia del Consiglio comunale del 1° ottobre
Barletta - mercoledì 30 settembre 2026
11.50 Comunicato Stampa
Riceviamo e pubblichiamo una nota di Aldo Musti, imprenditore di Barletta, in vista del Consiglio comunale del 1° ottobre, dedicata alla vicenda di Via dei Muratori e ai rapporti tra indirizzi consiliari, progettazione e scelte amministrative. Di seguito il testo integrale:
«A pochi giorni dal Consiglio comunale del 1° ottobre, chiamato a esaminare il progetto definitivo e la variante urbanistica di Via dei Muratori, una domanda torna inevitabilmente al centro della vicenda: chi decide al Comune? Via dei Muratori è una di quelle vicende in cui i numeri del Consiglio raccontano più delle appartenenze. Nel 2011, nel 2019 e ancora nel 2025, gli atti fondamentali sulla questione sono stati approvati con maggioranze larghissime, fino all'unanimità dei votanti. Questo dato suggerisce che il tema non nasce come ordinaria contrapposizione tra maggioranza e opposizione, ma come questione di coerenza amministrativa, rispetto delle decisioni assunte e fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Ed è proprio da qui che nasce la domanda più scomoda: chi controlla che ciò che il Consiglio decide venga poi tradotto fedelmente nell'attività amministrativa e progettuale?
Perché qui non è più in discussione soltanto il completamento di una strada. È in discussione il rapporto tra gli indirizzi espressi dal Consiglio comunale, le sentenze intervenute negli anni, le regole urbanistiche e le successive scelte progettuali. Da anni il Consiglio indica un obiettivo preciso: completare le urbanizzazioni rimaste stralciate o non attuate rispetto alla progettazione esecutiva del 2004. Eppure, nel corso del tempo, sono state elaborate nuove progettazioni preliminari.
Nel 2025 lo stesso Consiglio comunale è arrivato a chiedere perché gli indirizzi precedenti non fossero stati attuati e perché non si fosse dato seguito alla progettazione esecutiva già approvata molti anni prima. Nel 2026 viene sottoposta all'esame una configurazione progettuale più ampia, accompagnata da una proposta di variante urbanistica. La domanda, allora, non è polemica. È istituzionale: chi verifica che il passaggio dall'indirizzo politico alla progettazione tecnica resti coerente con ciò che il Consiglio ha deliberato?
E chi verifica che una nuova progettazione tenga conto delle sentenze intervenute, delle previsioni urbanistiche, delle fasce di rispetto e delle condizioni concrete della strada? La questione diventa ancora più concreta nel tratto già realizzato interessato dalla nuova configurazione progettuale. Dal confronto degli elaborati emerge che la configurazione del 2026 sembra incidere anche sul marciapiede esistente. E allora la domanda non è più soltanto urbanistica: se quel marciapiede viene eliminato o reso non fruibile, dove passano i pedoni?
Una pista ciclabile può certamente rappresentare un miglioramento della mobilità, ma deve convivere con un percorso pedonale continuo e sicuro. Via dei Muratori è una vicenda nella quale per anni sono intervenuti Consiglio comunale, uffici e giustizia amministrativa. Per questo il punto oggi non dovrebbe essere una contrapposizione tra maggioranza e opposizione. Il tema riguarda piuttosto la capacità delle istituzioni di rendere trasparente il percorso che porta da una decisione politica a un progetto tecnico.
Se gli indirizzi consiliari indicavano il completamento delle parti rimaste incompiute, occorre spiegare con chiarezza quale atto abbia giustificato l'estensione del progetto 2026 anche ai tratti già realizzati. E se quei tratti presentano questioni urbanistiche, espropriative e di sicurezza diverse, una possibilità da valutare resta quella di separare le due questioni: completare ciò che è davvero rimasto incompiuto e approfondire autonomamente ciò che riguarda la parte già realizzata.
Alla fine, le domande restano poche e comprensibili a tutti: chi controlla la coerenza tra decisioni del Consiglio e progettazione? Perché un progetto nato per completare parti incompiute arriva oggi a interessare anche tratti già realizzati? E la configurazione progettuale 2026 garantisce un passaggio pedonale continuo e sicuro?»
«A pochi giorni dal Consiglio comunale del 1° ottobre, chiamato a esaminare il progetto definitivo e la variante urbanistica di Via dei Muratori, una domanda torna inevitabilmente al centro della vicenda: chi decide al Comune? Via dei Muratori è una di quelle vicende in cui i numeri del Consiglio raccontano più delle appartenenze. Nel 2011, nel 2019 e ancora nel 2025, gli atti fondamentali sulla questione sono stati approvati con maggioranze larghissime, fino all'unanimità dei votanti. Questo dato suggerisce che il tema non nasce come ordinaria contrapposizione tra maggioranza e opposizione, ma come questione di coerenza amministrativa, rispetto delle decisioni assunte e fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Ed è proprio da qui che nasce la domanda più scomoda: chi controlla che ciò che il Consiglio decide venga poi tradotto fedelmente nell'attività amministrativa e progettuale?
Perché qui non è più in discussione soltanto il completamento di una strada. È in discussione il rapporto tra gli indirizzi espressi dal Consiglio comunale, le sentenze intervenute negli anni, le regole urbanistiche e le successive scelte progettuali. Da anni il Consiglio indica un obiettivo preciso: completare le urbanizzazioni rimaste stralciate o non attuate rispetto alla progettazione esecutiva del 2004. Eppure, nel corso del tempo, sono state elaborate nuove progettazioni preliminari.
Nel 2025 lo stesso Consiglio comunale è arrivato a chiedere perché gli indirizzi precedenti non fossero stati attuati e perché non si fosse dato seguito alla progettazione esecutiva già approvata molti anni prima. Nel 2026 viene sottoposta all'esame una configurazione progettuale più ampia, accompagnata da una proposta di variante urbanistica. La domanda, allora, non è polemica. È istituzionale: chi verifica che il passaggio dall'indirizzo politico alla progettazione tecnica resti coerente con ciò che il Consiglio ha deliberato?
E chi verifica che una nuova progettazione tenga conto delle sentenze intervenute, delle previsioni urbanistiche, delle fasce di rispetto e delle condizioni concrete della strada? La questione diventa ancora più concreta nel tratto già realizzato interessato dalla nuova configurazione progettuale. Dal confronto degli elaborati emerge che la configurazione del 2026 sembra incidere anche sul marciapiede esistente. E allora la domanda non è più soltanto urbanistica: se quel marciapiede viene eliminato o reso non fruibile, dove passano i pedoni?
Una pista ciclabile può certamente rappresentare un miglioramento della mobilità, ma deve convivere con un percorso pedonale continuo e sicuro. Via dei Muratori è una vicenda nella quale per anni sono intervenuti Consiglio comunale, uffici e giustizia amministrativa. Per questo il punto oggi non dovrebbe essere una contrapposizione tra maggioranza e opposizione. Il tema riguarda piuttosto la capacità delle istituzioni di rendere trasparente il percorso che porta da una decisione politica a un progetto tecnico.
Se gli indirizzi consiliari indicavano il completamento delle parti rimaste incompiute, occorre spiegare con chiarezza quale atto abbia giustificato l'estensione del progetto 2026 anche ai tratti già realizzati. E se quei tratti presentano questioni urbanistiche, espropriative e di sicurezza diverse, una possibilità da valutare resta quella di separare le due questioni: completare ciò che è davvero rimasto incompiuto e approfondire autonomamente ciò che riguarda la parte già realizzata.
Alla fine, le domande restano poche e comprensibili a tutti: chi controlla la coerenza tra decisioni del Consiglio e progettazione? Perché un progetto nato per completare parti incompiute arriva oggi a interessare anche tratti già realizzati? E la configurazione progettuale 2026 garantisce un passaggio pedonale continuo e sicuro?»
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