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Povertà improvvise: l'emergenza sanitaria si trasforma in emergenza sociale

L'intervista con il delegato al welfare dell'ANCI Puglia Pasquale Chieco

La serrata prolungata delle attività commerciali e la sospensione forzata di molte attività lavorative sta trasformando l'emergenza sanitaria in emergenza sociale. La scarsità di risorse economiche legate al mancato guadagno delle attività, unito alla necessità di dover far fronte a spese indifferibili, sta mettendo in seria difficoltà anche la sopravvivenza di persone ritrovatesi improvvisamente prive di risorse. Il contributo per le spese alimentari, stanziato dal governo, è un riflettore sull'ampiezza di un fenomeno di grandissima portata, che rischia di travolgere la stabilità economica delle famiglie: sono a rischio centinaia di migliaia di posti di lavoro e l'emergenza improvvisa di oggi potrebbe avere gravi conseguenze sul futuro. Per ogni serranda che si chiude c'è un indotto che soffre.

Le risorse statali stanziate serviranno a mettere una "toppa" ad uno strappo destinato ad allargarsi. In questa fase rivestono un ruolo importantissimo i Comuni, enti di prossimità, autentico punto di riferimento per i cittadini. In questa ottica l'ANCI, che rappresenta tutti i comuni, ha intessuto un intenso rapporto con il governo. La stessa Anci Puglia, in un recente intervento, si è interrogata sulle necessità che si troverà ad affrontare nell'imminente futuro, chiedendo alla Regione dei provvedimenti mirati e a lungo termine per combattere le povertà improvvise. I fatti di Palermo sono lo specchio di una società che presto si troverà a fare i conti con problemi legati alla sopravvivenza che possono riflettersi anche sull'ordine pubblico.

Di questo abbiamo discusso con il sindaco di Ruvo di Puglia, giurista e responsabile welfare di Anci Puglia, Pasquale Chieco.

I Comuni presto si troveranno a fronteggiare una emergenza sociale legata alle improvvise povertà. Avete una stima dell'incidenza di questo fenomeno in Puglia?
«La premessa è d'obbligo: la situazione è senza precedenti e senza possibili paragoni. Fare stime ora è molto difficile, perché la platea dei soggetti travolti o semplicemente in grande affanno per la crisi economica da pandemia è ben lungi dall'essere definita. Ci sono i lavoratori flessibili, precari, in regola e no; le partite IVA e in generale il mondo del lavoro autonomo senza reti di protezione sociale; i piccoli imprenditori con commesse ferme o perdute e magari con scadenze che bussano alla porta; c'è ancora il vasto, drammatico problema delle collaborazioni familiari e tantissimo altro; potrebbe anche esserci chi, pur continuando a lavorare, vede il proprio reddito fortemente ridimensionato sino a finire sotto la soglia di autosufficienza. È presto anche per capire come cambierà il panorama produttivo e occupazionale pugliese e più in generale italiano ed europeo: il destino di molte aziende anche importanti è incerto, il nostro sistema economico è una sorta di catena che in questo momento è tirata da due parti, il primo anello che cede provoca conseguenze negative su tutta la filiera. Leggevo uno studio in cui si ipotizza che, alla fine di tutto questo 300.000 persone potrebbero non ritrovare il proprio posto di lavoro. Stiamo parlando di un numero più o meno pari all'intera popolazione del capoluogo della Regione».

Le attuali misure di sostegno al reddito e gli ammortizzatori sociali sembrano non essere più sufficienti a fronteggiare le difficoltà economiche di una platea che va sempre più allargandosi. In che modo le istituzioni centrali (Stato e Regioni) possono venire in soccorso dei Comuni per far fronte all'emergenza?
«Devo citare nuovamente la definizione dei sindaci come front-office dello Stato. Proprio perché siamo davanti a un evento eccezionale è facile prevedere che ci troveremo di fronte a problematiche nuove, tali da rendere poco o niente utilizzabili le categorie consolidate per combattere e uscire dalle crisi precedenti. Sarà necessario leggere e interpretare quotidianamente le esigenze dei territori e delle persone e imprese che li abitano. Le faccio un esempio che riguarda il mio territorio (Ruvo-Terlizzi): il comparto florovivaistico da noi molto importante è già in grave difficoltà, si tratta della necessità che proviene da un distretto produttivo ben localizzato che ha bisogno di una risposta dedicata in relazione a un mercato, diverso dai beni di prima necessità, che non sappiamo quando e come riprenderà; a pochi chilometri di distanza le necessità sono già completamente diverse. Ogni territorio ha la sua peculiarità e la sua tipicità, potrebbe essere difficile trovare al livello centrale l'abito giusto per tutti».

Quindi?
«Quindi, tralascio le strategie di politica industriale e, sullo sfondo, la grande sfida da cogliere (a mio parere) della economia circolare, per stare al qui e adesso dove emergono in particolare due temi: primo, è importante che i sindaci abbiano la possibilità di sospendere i tributi comunali senza che questo comporti l'interruzione dei servizi. Secondo: i servizi sociali dei Comuni devono avere la possibilità di contare su risorse aggiuntive e straordinarie da organizzare e utilizzare con una rapidità e autonomia per affrontare domande e bisogni sociali eccezionali. La faccio breve, mi auguro che dai livelli sovraordinati arrivino ai Comuni quattrini da impiegare secondo le esigenze specifiche delle comunità e i bisogni del momento».

La nuova ed improvvisa crisi rischia di avere effetti a lungo termine. C'è il timore che i contributi cosiddetti di dignità possano trasformarsi in contributi per la sopravvivenza?
«Sicuramente la situazione richiederà a breve un ragionamento complessivo e, se così posso dire, culturale. RdC e RED, pur con qualche problema organizzativo nel primo caso, hanno rappresentato certamente una iniezione di serenità nella vita delle comunità locali. Ora potrebbe accadere che la platea di chi avrà bisogno di sostegno si allarghi improvvisamente di molto senza che ci siano ancora strumenti efficaci per dare risposte adeguate, anche in ragione della necessità di definire nuovi requisiti per identificare i soggetti e famiglie bisognosi. Nel complesso, parliamo di persone non abituate a vivere la povertà: una bomba sociale. Ricevo quotidianamente lettere di cittadini che già chiedono aiuto o che sono preoccupati perché potrebbero trovarsi in condizioni di grave disagio».

Ritiene siano sufficienti le risorse messe in campo dal Governo?
«Lo sapremo quando, attivate le misure di sostegno alimentare, vedremo quali saranno le richieste dei cittadini, possiamo dire che si tratta di risorse significative messe a disposizione in modo tempestivo e rese immediatamente disponibili ai comuni per affrontare il primo impatto, quello delle prime 2/3 settimane, sulle persone in maggiore difficoltà. Di sicuro però serviranno presto risorse aggiuntive e la situazione richiederà a breve un ragionamento complessivo e strutturale».

Quali iniziative possono partire dai comuni per evitare le eventuali proteste sociali paventate dal Viminale in particolare nel Sud Italia?
«I Comuni hanno un'importanza strategica in questo momento, perché sono in grado di monitorare quotidianamente tutte le criticità sociali che via via emergono. Dunque, siamo quelli in grado di prevedere e - si spera – di prevenire o almeno contenere le situazioni di tensione, anche contando sulla rete di solidarietà delle associazioni del volontariato e del terzo settore che collaborano stabilmente e concretamente con i servizi sociali comunali. Tuttavia, centrale come dicevo è il tema delle risorse. Rispetto a questo noi sindaci pugliesi, abbiamo avviato una interlocuzione con la Regione, a cui spetta il compito di programmare le politiche sociali. Abbiamo bisogno di interventi rapidi e straordinari che traguardino le prossime settimane e mesi. In proposito, oltre a nuovi strumenti generali di sostegno capaci di individuare e aiutare in questa prima fase la platea dei soggetti di cui ho detto, riteniamo necessario disporre subito di adeguate risorse: certamente per affrontare e soddisfare i bisogni basilari che stanno emergendo dal primo impatto della crisi; ma anche per attivare una misura di ultima istanza che ci consenta di intervenire lì dove gli strumenti di sostegno generali, in atto e futuri, risultino inefficaci o insufficienti. Ci siederemo al tavolo con proposte per cercare soluzioni condivise in grado di vincere questa battaglia».
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