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Politica

La caduta dell'impero (padano?)

Disfatta temporanea o definitiva del partito del Carroccio. Il leader Bossi si dimette

Ne era capo, fino a qualche giorno fa, il "duro" Umberto Bossi, padre-padrone della Lega Nord, sgretolatasi alla guisa dei vasi di terracotta, di memoria pirandelliana, per una faccenda di soldi pubblici, di cui si presume, da parte delle Procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria, un uso improprio. Sin dagli albori della nascita del movimento, Umberto Bossi, insieme ai sodali della prima ora, ha cercato di individuare, nella pianura padana, un'entità geografica e territoriale, accontentandosi, alla fine, di quella politica, non disdegnando, però, quella storica, tanto da scomodare l'uomo d'arme lombardo, Alberto da Giussano (sec. XII), valoroso difensore del Carroccio della Lega lombarda nella battaglia di Legnano (1176) contro il Barbarossa. Il Senatur, nell'atto costitutivo del suo movimento, inserisce la dicitura "Lega Lombarda" e "il Carroccio", facendo allestire, - nei raduni nella famosa piana o nei pressi del fiume Po, ritenuto una divinità -, scenografie, rievocanti quella battaglia con armigeri e guerrieri con elmi, arricchiti di lunghe corna. Il 22.11.1989, in quel di Bergamo, davanti a un notaio, si procede alla sottoscrizione dell'atto costitutivo e del testo dello "Statuto Lega Nord", nuovo soggetto politico confederale, che dovrà riunire la vecchia Lega Lombarda di Bossi con quella Veneta e dei movimenti autonomisti del Nord Italia. L'avventura politica dell'Umberto, all'inizio, è incentrata sulla tutela degli interessi di bottega, come quelli degli allevatori e produttori di latte; dei "privilegi dei lavoratori", numerosi al nord, ove non è mai mancato il lavoro, ma che ora sta venendo meno sotto la mannaia di una crisi economica, che non risparmia nessuno; poi, nel parlare alla pancia dei propri elettori, mettendo in campo argomenti, che non fanno parte della civiltà italica, in quanto sono tesi a ledere la dignità degli uomini, delle donne e dei bambini, che sbarcano sulle nostre spiagge in cerca di una vita migliore e per sottrarsi alla guerra o ai genocidi, che si consumano, barbaramente, a poche miglia marine da paesi europei, che si ritengono civiltà progredite. La Lega Nord vola, grazie ai numerosissimi consensi raccolti, alla volta della capitale d'Italia, e, su un'intuizione, Umberto Bossi ha ragione, allorquando afferma che l'acronimo SPQR è superato, per il fatto, che, ormai, sono Padani, questi Romani, e, non si sbaglia perché sempre più poltrone portano il vessillo del Sole delle Alpi. Il Senatur, comunque, ripete il solito ritornello di Roma ladrona; continua a sollevare il dito medio; etichetta come porci gli abitanti della Città eterna e, così, aumenta il peso politico del Carroccio. L'Umberto, come Cesare, oltrepassa il Rubicone e giunge fino al Tevere, iniziando e portando a compimento, in tempi rapidi, l'inserimento dei propri uomini nei posti chiave dell'apparato politico, amministrativo, bancario e assicurativo del sistema Italia, facendo impallidire, perfino, i maestri della vecchia Democrazia cristiana. La Lega invoca il federalismo, un passepartout per dividere il Paese e, non è un caso, che l'Umberto goda della fuoriuscita di Fini dal Pdl. E' una gioia, che dura sino al momento, in cui le agenzie di stampa fanno i primi lanci, riguardanti le dimissioni del Senatur, dettate dall'inchiesta "Roma ladrona" delle Procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria.

Ai forcaioli leghisti, non resta che mettere in soffitta gli ostentati cappi, in attesa di tempi migliori.
  • lega nord
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