Il racconto dei ristoratori di Barletta il giorno delle riaperture
Il racconto dei ristoratori di Barletta il giorno delle riaperture
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Il racconto dei ristoratori di Barletta: il giorno delle riaperture

Alcuni ristoratori ci hanno raccontato le prima impressioni in vista del giorno delle riaperture

Era il 15 marzo quando la Puglia, dopo diversi balzi di colore, rientrava in zona rossa. Da quel giorno, ne passeranno 56 di giorni, prima di poter vedere di nuovo la gente seduta ai tavoli con il sole tiepido di maggio.

Dopo 56 giorni, oggi 10 maggio, i ristoratori possono davvero riprendere il loro lavoro in modo continuativo e regolare, si spera.

Nonostante la Puglia sia passata il 26 aprile in zona arancione, questo cambio di colore non è granché servito ai ristoratori, che si sono ritrovati per un anno ad abbassare e alzare la propria saracinesca a tempi alterni, tra un decreto e l'altro.

Non sono mancate le proteste nella nostra città: quella di tutti gli esercenti commerciali e del mondo della cultura uniti in piazza il 13 aprile, quella di Angelo Batticore iniziata il 15 aprile, poi quella dei parrucchieri, centri estetici, tatuatori il 20 aprile e quella del mondo della cultura il 26 aprile.

Ad oggi potremmo dire che, il susseguirsi di queste proteste che hanno reso il clima fortemente teso, ha mosso qualcosa. Oggi inizia davvero la stagione della primavera, dopo un assopimento forzato contro cui i lavoratori non hanno mai spesso di alzare la voce.

Nella nostra città si respira una vivace allegria come reazione al silenzio fastidioso che ha echeggiato per quasi due mesi. Una cappa silenziosa aveva circondato la nostra città e ora finalmente, uno stralcio di surrogata normalità sembra intravedersi.

Ecco alcune delle testimonianze che abbiamo raccolto in questi giorni. I ristoratori ci raccontano le prime emozioni dopo 56 giorni in cui tutto o quasi era fermo.

Angelo Dipalma, ristorante Il Vecchio Forno:

"Finalmente si riparte. Un lunedì giallo e il settore della ristorazione (il più colpito dall' epidemia) sta ripartendo. Tante famiglie dalla cassa integrazione tornano a lavorare, insomma una boccata d' ossigeno dopo un' apnea di un anno. Mi chiedo però: e per il locale che non ha spazio all' aperto?
Sicuramente il comune si è prodigato per chiudere le strade del centro e dare la possibilità a tutti di lavorare, penserete.
Grazie amministrazione.
Invece no, mi sono sbagliato. A Bari per esempio, dove il traffico è sicuramente tra i più scorrevoli - ironizza - hanno chiuso le strade per far lavorare tutti, e invece a Barletta (dove il centro è punto nevralgico di scorrimento veloce) si deve lasciare le strade aperte per far parcheggiare i residenti sotto il balcone."

Domenico Pio Lemma, ristorante Canova:

Finalmente lunedì si riapre per il servizio al tavolo, ma sicuramente, non possiamo essere soddisfatti. Dopo un anno di pandemia abbiamo ancora la Nazione suddivisa in zone colorate e soprattutto abbiamo ancora il coprifuoco alle 22.00.
Ancora una volta, sia la politica nazionale che quella regionale hanno perso un'occasione per fare chiarezza.
Il nostro è un comparto che viene preso in giro e ridicolizzato da più di un anno da scelte al limite della follia, come ad esempio, quella di non poter fare accomodare i commensali all'interno della sala, cosa che invece, si è potuta fare nei mesi precedenti, proprio in zona gialla.
E se dovesse piovere nei prossimi giorni? Sarebbe meglio non aprire? Dopo un anno di chiusure, siamo ancora presi da questi interrogativi.
Un anno fa, in questi giorni, arrivava l'annuncio della riapertura del 18 Maggio, sì con distanziamento e tutte le precauzioni del caso, ma con nessun limite di orario e la possibilità di far accomodare i clienti all'interno. Oggi, dopo un anno, siamo messi addirittura molto peggio.
La mia solidarietà va a tutti quei colleghi che non hanno posto all'esterno che, di conseguenza, non potranno tornare a lavorare e a tutti coloro che hanno perso la propria attività in questo anno disgraziato.
Speranzoso di uscirne quanto prima.

Il problema, come possiamo leggere da queste testimonianze, non è ancora risolto. Rimane l'insoddisfazione, perché dobbiamo purtroppo, accontentarci del minimo. Rimangono i problemi relativi alle vaccinazioni, perché pur riaprendo in sicurezza, molti dei proprietari dei locali e il personale, non sono vaccinati. I ristoratori rimangono quindi, combattuti tra la voglia e la necessità impellente di lavorare, e il rischio legato al Covid-19, essendo un lavoro che esige ci siano molte persone: dai cuochi, i camerieri e ovviamente i commensali. Il problema delle aperture solo all'esterno e quindi, l'essere continuamente soggetti alle variazioni temporali. Il coprifuoco alle 22, che alcuni giudici hanno definito incostituzionale, e oltre a non risolvere il problema dei contagi, grava anche alle attività, in particolare quelle della ristorazione, american bar, mondo dello spettacolo.

Questo sprazzo improvviso di libertà ci disorienta, quasi ci commuove. Ad maiora, semper.
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