
La città
Giuseppe De Nittis. Parigi. Lettera al padre
Il racconto dello scrittore e saggista Giuseppe Lagrasta
Barletta - domenica 1 marzo 2026
Continua l'esplorazione del prof. Giuseppe Lagrasta sulle opere e sui temi tanto cari a Giuseppe De Nittis, attraverso cui l'autore, sottolinea i risvolti autobiografici, creativi e immaginativi del Nostro. Oggi pubblichiamo una lettera immaginaria inviata da Giuseppe De Nittis al padre. E in questa lettera, emergono le qualità umane e filiali del grande pittore con la testimonianza dell'essere un vero scrutatore d'anime, che, con grande maestria, trasforma le immagini interiori in opere dense di metafore e allegorie dalla forte connotazione pedagogica. Nella "Lettera al padre", si evidenziano le capacità di scandaglio interiore e di empatia creativa del pittore barlettano, esperite tra dolore e ragione, nostalgia e malinconia, parvenze e assenze, stupore e meraviglia. E le figure della narrazione autobiografica denittisiana espresse nella "Lettera al padre" spedita da Parigi, ci consentono di riflettere sulle emozioni, sugli eventi cruciali e le passioni già emerse nella forza narrativa del "Taccuino 1870/1884".
Giuseppe De Nittis. Lettera al padre
Parigi, senza data
Quando la memoria del cuore vaga tra le strade impervie dei ricordi, soltanto a tratti, il sole della vita congiunge le immagini dell'infanzia ai chiaroscuri della maturità. E per me, padre, che ti ho perduto quando avevo pochi anni, quei sogni di carezze e tenerezze ancora da ricevere da te, mi smarrirono. Non sapevo più dove fossi, mi sentivo perduto: perché sentivo attorno a me, una rete di solitudini che rendevano ancora più amaro il modo di vivere la mia solitudine. Spesso guardavo il sole, la natura, e rifiutavo di giocare con gli altri bambini, tant'era la mia amarezza nel non avervi con me, tu e la mamma. E quella smarrita condizione di disagio e anche di dolore, mi straniava, costringendomi, sempre più, a chiudermi in me stesso.
Padre, ancor più, in quella smarrita condizione d'infanzia, accusai un senso di vuoto che in seguito, mi avrebbe fatto perenne compagnia, alienandomi. E quando giovane, presi a viaggiare contro il volere dei miei fratelli, allora, sempre ho pensato a te, alle decisioni che avresti preso per me, a quello che tu e la mamma mi avreste consigliato in quel determinato periodo cruciale della vita.
E ancor di più, poco più maturo di un adolescente, ho sentito dentro di me, un crollo, un crollo totale che, via via, sono riuscito ad affrontare e a controllare. È stata dolorosa la tua perdita, è stata una vera tragedia, e ho sentito dentro di me tutto il peso di vivere, tutta la responsabilità di sopravvivere, lottando, contro l'asperità della vita quotidiana che le persone, a me più vicine, mi facevano sopportare. E fu allora che cominciai a sognare, ad organizzare il teatro delle mie visioni, a divinare i protagonisti che avrei desiderato incontrare sulla scena del mondo, le passioni che avrei dovuto sostenere per reagire al corso del tempo e al corso della vita. La tua scomparsa anticipava il malessere esistenziale, forse più marcato per la tua assenza, che mi avrebbe travolto, rendendomi ribelle, per poter vivere, in modo mediato, fuori dagli schemi sociali abitudinari in cui ero costretto a esistere. E sono stato un ribelle, per amore tuo e della mamma, per amore dei miei fratelli e per la dolcezza che ancora mi legava a tutti i familiari, in particolare, al nonno e alla nonna. Ma il tempo, ordisce i suoi tradimenti, con magia, parsimonia, nostalgia e malinconia. E io, travolto da quelle emozioni non ho saputo reggere l'urto della solitudine, l'isolamento emotivo, il conformismo sociale, la forza dei luoghi comuni, la banalità delle abitudini. E ho desiderato con ardore di dipingere, di costruirmi una zona di aiutoaiuto, una rete da cui potevo liberarmi da un momento all'altro, perché io sapevo dove si nascondeva lo strappo nella rete, che la rendeva fragile. E così, dopo Resìna, Portici e Napoli, scaturì, quasi inaspettatamente, il destino francese. E come una colomba di luce, il primo viaggio a Parigi mi offrì l'opportunità di esperire una seconda nascita. Ma ho portato sempre con me il tuo sguardo radioso, immagine di un immenso patrimonio di educazione, di responsabilità, di rispetto ed etica della relazione umana, che tu, sempre, con impegno cercasti di insegnarmi. Né ho mai dimenticato le osservazioni che dettavi quando il mio comportamento s'arrischiava a non rispettare le regole che, forse, forse non oltrepassai, credo mai.
Padre, tu mi parlasti di mia madre e io l'amai molto attraverso le tue parole, le tue emozioni e le immagini visive che dentro di me scaturivano. E quella energia interiore mi ha offerto gli stimoli per applicarmi all'apprendimento continuo e al riconoscimento della forza immaginativa che mi abitava. Pensare per immagini è stata una strategia che mi ha supportato nel cogliere e raccogliere le figure che scendevano dall'alto della fantasia. E pensare per immagini, che piovono dall'alta fantasia, avendo nel cuore la presenza tua e della mamma, mi ha condotto a Napoli e il pensiero che tu fossi stato incarcerato e la mamma, così presto, perduta, mi ha invogliato a trovare il senso della libertà, e pensando a voi, e in vostra compagnia, dipingevo all'aria aperta.
E io, padre, come Ulisse, ho viaggiato, mai immaginando che avrei trascorso tutta la vita a Parigi anche se immaginavo cosa avrei provato, approdando sulla mia Itaca, sconosciuta. Ma vivendo a Parigi, ho sentito la lontananza di Barletta, anzi, certi odori di primavera e certi profumi che sentivo sulla Senna, spesso, come d'incanto, mi donavano, tra riflessi interiori, e ricordi, la luce della mia infanzia e i profumi del Fiume Ofanto. E anche se tu e la mamma, non avete avuto l'opportunità di sostare sui miei quadri dedicati al Fiume Ofanto, lo stesso, dentro di me, sento la vostra presenza e la vostra appartenenza a quelle opere, che certo, non avranno avuto quel successo che meritavano, in specie a Parigi, ma vi assicuro che mi hanno fatto sentire con voi, vicino a voi, ma anche vicino al fuoco e alla cenere e ai colori del Vesuvio.
E a Parigi, vivo con Léontine e con il piccolo Jacques, e che mi chiedono spesso di tornare a Barletta e di sostare nei luoghi che ti videro protagonista della vita sociale e politica barlettana, mentre Jacques mi fa continue domande su di te, su come tu agivi, su com'era la nonna e sul carattere che aveva, e io confermo a mio figlio, che voi siete stati dei genitori che hanno sempre dato tutto ai figli per il loro bene e per il bene del loro futuro ma anche per il bene della famiglia, tutta. E ho aggiunto, che non hai perso tempo nel fare le cose necessarie utili e importanti, agendo per porre rimedio ai problemi che angustiavano, me e i miei fratelli.
E tutt'ora vi porto con me, padre e madre, nel mio cuore, non sempre forte, di fronte alla complessità del mondo in cui vivo, ma la forza che tu e la mamma, continuamente mi date, anche dopo tanto tempo, rappresenta il legame che mi stringe alla mia terra e né la nostalgia e né la malinconia, cancelleranno le visioni e i ricordi che ho di voi e del vostro fiato e del vostro cuore e della vostra bontà.
E spesso, ti confesso, che le forze mi mancano, ma la mia mente è vigile, rispetto agli accadimenti, alle scelte che devo intraprendere e agli impegni che dovrò assumere e anche se negli ultimi tempi, inaspettatamente, il successo mi ha arriso, io credo che gran parte di questo successo è dovuto alla vostra ferma volontà nel volermi bene e nel volermi impegnato e attento verso le cose della vita. E se, qualche volta, ho disobbedito, l'ho fatto perché era tanta la curiosità che mi divorava, erano oltremisura le esperienze che volevo condividere con i miei compagni d'avventura artistica e umana, erano tanti i sogni, eccessive le magiche illusioni, molteplici e seducenti le muse dell'arte.
E così, il mio tempo, stretto al tuo e a quello della mamma, è tempo di ragione ma anche di riflessione, è tempo anche, come ben sai, di dolore e di cattiverie gratuite. Ma i rituali sociali, di competizione e di corsa verso il successo, sono rituali, sì festosi, ma anche fragili e dannati, perché fanno emergere il male della vita e il disagio che spesso gli altri non riescono a gestire e che devono rovesciare sulla pelle degli altri. Né tanto mi meraviglia il fatto che ovunque mi volga, sento forze avverse che mi avvolgono, ma non ho paura e la paura per me è stata sempre controllata, ridotta e affrontata. E ricordo nei primi tempi, ero da poco arrivato a Parigi, quali difficoltà incontrai, ma non mi diedi per vinto, e la forza di volontà che da te appresi, mi è servita, come se a Parigi, mi ritrovassi in un labirinto e dovessi trovare una via d'uscita, a tutti i costi. E così ho fatto, così ho lottato e il mio angelo custode mi ha dato la possibilità di incontrare Léontine. E lei è stata l'artefice dei miei successi artistici e della felicità familiare.
Padre, ti ho scritto questa lettera, ben sapendo, che la mia lotta, qui a Parigi, sarà sempre dura ma è una lotta che mi pace, che riesco ad affrontare con spirito di sacrificio e spesso con ironia, e sappi, che ho imparato da te ad essere ironico con gli amici e con gli altri, rendendo più leggero il clima relazionale perché l'ironia, quando non sfocia nel sarcasmo, è unguento che sana tutte le ferite, nell'immediato. Ma ti ho nascosto una emozione, ed è stata quella di sentirmi un poeta dei colori e un pittore della vita, rifuggendo dagli stereotipi, e in quanto conoscitore di un dolore tragico, fin dalla giovane età, questa esperienza mi ha consentito di essere uno scrutatore d'anime e questa natura poetica e allo stesso tempo pittorica, la devo a te e ai tuoi discorsi e alle tue sagge parole sulla libertà e sulla giustizia. E solo con l'energia dei miei colori e la luce dei tuoi occhi, caro padre, sono riuscito a sopravvivere alle forze dei venti contrari.
Abbracci, e un bacio ancora a te, Peppino.
Riproduzione Riservata
Giuseppe De Nittis. Lettera al padre
Parigi, senza data
Quando la memoria del cuore vaga tra le strade impervie dei ricordi, soltanto a tratti, il sole della vita congiunge le immagini dell'infanzia ai chiaroscuri della maturità. E per me, padre, che ti ho perduto quando avevo pochi anni, quei sogni di carezze e tenerezze ancora da ricevere da te, mi smarrirono. Non sapevo più dove fossi, mi sentivo perduto: perché sentivo attorno a me, una rete di solitudini che rendevano ancora più amaro il modo di vivere la mia solitudine. Spesso guardavo il sole, la natura, e rifiutavo di giocare con gli altri bambini, tant'era la mia amarezza nel non avervi con me, tu e la mamma. E quella smarrita condizione di disagio e anche di dolore, mi straniava, costringendomi, sempre più, a chiudermi in me stesso.
Padre, ancor più, in quella smarrita condizione d'infanzia, accusai un senso di vuoto che in seguito, mi avrebbe fatto perenne compagnia, alienandomi. E quando giovane, presi a viaggiare contro il volere dei miei fratelli, allora, sempre ho pensato a te, alle decisioni che avresti preso per me, a quello che tu e la mamma mi avreste consigliato in quel determinato periodo cruciale della vita.
E ancor di più, poco più maturo di un adolescente, ho sentito dentro di me, un crollo, un crollo totale che, via via, sono riuscito ad affrontare e a controllare. È stata dolorosa la tua perdita, è stata una vera tragedia, e ho sentito dentro di me tutto il peso di vivere, tutta la responsabilità di sopravvivere, lottando, contro l'asperità della vita quotidiana che le persone, a me più vicine, mi facevano sopportare. E fu allora che cominciai a sognare, ad organizzare il teatro delle mie visioni, a divinare i protagonisti che avrei desiderato incontrare sulla scena del mondo, le passioni che avrei dovuto sostenere per reagire al corso del tempo e al corso della vita. La tua scomparsa anticipava il malessere esistenziale, forse più marcato per la tua assenza, che mi avrebbe travolto, rendendomi ribelle, per poter vivere, in modo mediato, fuori dagli schemi sociali abitudinari in cui ero costretto a esistere. E sono stato un ribelle, per amore tuo e della mamma, per amore dei miei fratelli e per la dolcezza che ancora mi legava a tutti i familiari, in particolare, al nonno e alla nonna. Ma il tempo, ordisce i suoi tradimenti, con magia, parsimonia, nostalgia e malinconia. E io, travolto da quelle emozioni non ho saputo reggere l'urto della solitudine, l'isolamento emotivo, il conformismo sociale, la forza dei luoghi comuni, la banalità delle abitudini. E ho desiderato con ardore di dipingere, di costruirmi una zona di aiutoaiuto, una rete da cui potevo liberarmi da un momento all'altro, perché io sapevo dove si nascondeva lo strappo nella rete, che la rendeva fragile. E così, dopo Resìna, Portici e Napoli, scaturì, quasi inaspettatamente, il destino francese. E come una colomba di luce, il primo viaggio a Parigi mi offrì l'opportunità di esperire una seconda nascita. Ma ho portato sempre con me il tuo sguardo radioso, immagine di un immenso patrimonio di educazione, di responsabilità, di rispetto ed etica della relazione umana, che tu, sempre, con impegno cercasti di insegnarmi. Né ho mai dimenticato le osservazioni che dettavi quando il mio comportamento s'arrischiava a non rispettare le regole che, forse, forse non oltrepassai, credo mai.
Padre, tu mi parlasti di mia madre e io l'amai molto attraverso le tue parole, le tue emozioni e le immagini visive che dentro di me scaturivano. E quella energia interiore mi ha offerto gli stimoli per applicarmi all'apprendimento continuo e al riconoscimento della forza immaginativa che mi abitava. Pensare per immagini è stata una strategia che mi ha supportato nel cogliere e raccogliere le figure che scendevano dall'alto della fantasia. E pensare per immagini, che piovono dall'alta fantasia, avendo nel cuore la presenza tua e della mamma, mi ha condotto a Napoli e il pensiero che tu fossi stato incarcerato e la mamma, così presto, perduta, mi ha invogliato a trovare il senso della libertà, e pensando a voi, e in vostra compagnia, dipingevo all'aria aperta.
E io, padre, come Ulisse, ho viaggiato, mai immaginando che avrei trascorso tutta la vita a Parigi anche se immaginavo cosa avrei provato, approdando sulla mia Itaca, sconosciuta. Ma vivendo a Parigi, ho sentito la lontananza di Barletta, anzi, certi odori di primavera e certi profumi che sentivo sulla Senna, spesso, come d'incanto, mi donavano, tra riflessi interiori, e ricordi, la luce della mia infanzia e i profumi del Fiume Ofanto. E anche se tu e la mamma, non avete avuto l'opportunità di sostare sui miei quadri dedicati al Fiume Ofanto, lo stesso, dentro di me, sento la vostra presenza e la vostra appartenenza a quelle opere, che certo, non avranno avuto quel successo che meritavano, in specie a Parigi, ma vi assicuro che mi hanno fatto sentire con voi, vicino a voi, ma anche vicino al fuoco e alla cenere e ai colori del Vesuvio.
E a Parigi, vivo con Léontine e con il piccolo Jacques, e che mi chiedono spesso di tornare a Barletta e di sostare nei luoghi che ti videro protagonista della vita sociale e politica barlettana, mentre Jacques mi fa continue domande su di te, su come tu agivi, su com'era la nonna e sul carattere che aveva, e io confermo a mio figlio, che voi siete stati dei genitori che hanno sempre dato tutto ai figli per il loro bene e per il bene del loro futuro ma anche per il bene della famiglia, tutta. E ho aggiunto, che non hai perso tempo nel fare le cose necessarie utili e importanti, agendo per porre rimedio ai problemi che angustiavano, me e i miei fratelli.
E tutt'ora vi porto con me, padre e madre, nel mio cuore, non sempre forte, di fronte alla complessità del mondo in cui vivo, ma la forza che tu e la mamma, continuamente mi date, anche dopo tanto tempo, rappresenta il legame che mi stringe alla mia terra e né la nostalgia e né la malinconia, cancelleranno le visioni e i ricordi che ho di voi e del vostro fiato e del vostro cuore e della vostra bontà.
E spesso, ti confesso, che le forze mi mancano, ma la mia mente è vigile, rispetto agli accadimenti, alle scelte che devo intraprendere e agli impegni che dovrò assumere e anche se negli ultimi tempi, inaspettatamente, il successo mi ha arriso, io credo che gran parte di questo successo è dovuto alla vostra ferma volontà nel volermi bene e nel volermi impegnato e attento verso le cose della vita. E se, qualche volta, ho disobbedito, l'ho fatto perché era tanta la curiosità che mi divorava, erano oltremisura le esperienze che volevo condividere con i miei compagni d'avventura artistica e umana, erano tanti i sogni, eccessive le magiche illusioni, molteplici e seducenti le muse dell'arte.
E così, il mio tempo, stretto al tuo e a quello della mamma, è tempo di ragione ma anche di riflessione, è tempo anche, come ben sai, di dolore e di cattiverie gratuite. Ma i rituali sociali, di competizione e di corsa verso il successo, sono rituali, sì festosi, ma anche fragili e dannati, perché fanno emergere il male della vita e il disagio che spesso gli altri non riescono a gestire e che devono rovesciare sulla pelle degli altri. Né tanto mi meraviglia il fatto che ovunque mi volga, sento forze avverse che mi avvolgono, ma non ho paura e la paura per me è stata sempre controllata, ridotta e affrontata. E ricordo nei primi tempi, ero da poco arrivato a Parigi, quali difficoltà incontrai, ma non mi diedi per vinto, e la forza di volontà che da te appresi, mi è servita, come se a Parigi, mi ritrovassi in un labirinto e dovessi trovare una via d'uscita, a tutti i costi. E così ho fatto, così ho lottato e il mio angelo custode mi ha dato la possibilità di incontrare Léontine. E lei è stata l'artefice dei miei successi artistici e della felicità familiare.
Padre, ti ho scritto questa lettera, ben sapendo, che la mia lotta, qui a Parigi, sarà sempre dura ma è una lotta che mi pace, che riesco ad affrontare con spirito di sacrificio e spesso con ironia, e sappi, che ho imparato da te ad essere ironico con gli amici e con gli altri, rendendo più leggero il clima relazionale perché l'ironia, quando non sfocia nel sarcasmo, è unguento che sana tutte le ferite, nell'immediato. Ma ti ho nascosto una emozione, ed è stata quella di sentirmi un poeta dei colori e un pittore della vita, rifuggendo dagli stereotipi, e in quanto conoscitore di un dolore tragico, fin dalla giovane età, questa esperienza mi ha consentito di essere uno scrutatore d'anime e questa natura poetica e allo stesso tempo pittorica, la devo a te e ai tuoi discorsi e alle tue sagge parole sulla libertà e sulla giustizia. E solo con l'energia dei miei colori e la luce dei tuoi occhi, caro padre, sono riuscito a sopravvivere alle forze dei venti contrari.
Abbracci, e un bacio ancora a te, Peppino.
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