Giuseppe Lagrasta
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La città

"Giuseppe De Nittis, il Taccuino 1870/1884 e il diario dello scrutatore d’anime"

Una riflessione dello scrittore e saggista Giuseppe Lagrasta

La pittura narrativa di Giuseppe De Nittis scaturisce sempre dal fiato della natura avvolta dal fiato umano, e dal fiato della vita: nasce, così, la luce interiore che penetra i colori dell'arcobaleno e tutti i colori, che d'un tratto, si incontrano, vivacemente, nel "punto luce Denittis", la magica palette che si manifesta con una spiritualità, intensamente viva e umana. Tale spiritualità vive nella leggerezza figurale che racconta la presenza del sacro tra noi. E De Nittis invita l'osservatore a scoprire la spiritualità umana attraverso gli occhi dei protagonisti delle sue opere: che vivono nella luce, bevono la luce, sognano la luce, divorano il benessere spirituale che la luce emana e comunica, in modo misterico.

È il creaturale che abita la Terra, che avvolge l'umanità tra luce e buio, nostalgie e dimenticanze, tra assenti e sopravvissuti che fa emergere la possanza riflessiva che nutre le tele denittisiane. La bellezza creaturale denittisiana si amplia di significati: dolci, eterei, universali, misteriosi, enigmatici e i colori esprimono l'intensità della loro anima segreta, tra indicibile e ineffabile, tra ricchezza e povertà, dolore e amore.
E l'alfabeto spirituale del De Nittis, lui scrutatore d'anime, rende omaggio, senso e significato alla vita umana e alla sua lotta contro l'entropia. Così il coinvolgimento del lettore del Taccuino, viaggia in un racconto interiore, con la pienezza totale, vissuto con profondo sentire, che agisce attraverso un nucleo di risonanze che stimolano emozioni forti sia sul piano dell'amore verso i colori che della gioia che esprime la natura verso l'umanità, tutta.
E in questo senso, la presenza dell'umanità, nell'opera del "Taccuino 1870/1884" di Denittis, consente di leggere una vera trama, un efficace racconto per immagini. Tale rete di significati, favorisce l'azione del narrare per figure, dove la figura stessa è presenza dell'umano in rapporto alla sacralità dell'umano, al suo dono di luce, alla sua improvvisa dedica, anche verso gli ultimi.

Pittore per figure, Giuseppe Denittis nel suo "Taccuino 1870/1884" ha costruito una rete di narrazioni sostenute da nodi di significati, emblemi, iconologie, composte da incroci di storie che rendono le figurazioni, seducenti e ammalianti. E aprono scenari nuovi sulla lettura critica dell'opera denittisiana. Narrazione per fare formazione, dunque, perché gli strati di prosa del Taccuino, si sostanziano di reti e nodi di umana avventura, e le opere del De Nittis costituiscono un racconto, tra autobiografia e racconto intimo, tra dolore e ragione, tra lucide opacità terrestri e malinconie adolescenti.

Racconto per figure, il Taccuino esalta il senso intimo di salvare l'uomo dalle derive di senso, perché coinvolto dalla bellezza ma anche destrutturato dalla realtà superficiale, e la narrazione richiama, con l'immensa luce spirituale che deflagra, l'importanza della grammatica interiore, umana luce per trovare le parole della luce quotidiana. Il punto luce spirituale del De Nittis apre il discorso sulle metafore implicite del naturale, umano e misterico, che si possono leggere tra le vene narrative denittisiane.
Luce spirituale, che, avvolge l'umanità fragile raccontata da Giuseppe De Nittis e che in molte opere, sia prima che dopo l'esperienza umana e artistica vissuta tra Napoli, Parigi e Londra, evidenziano una statura intellettuale che solo pochi artisti sono riusciti a raggiungere in quel periodo storico. Con il suo "Alfabeto della libertà", Giuseppe De Nittis ha saputo salvaguardare, combattendo, i luoghi comuni della vita sociale, sostenendo il valore dell'amicizia, dell'amore familiare, del lavoro intellettuale e della scoperta della natura come grande poema della vita, della sorte e del destino. Gli accordi narrativi, che alimentano il racconto di formazione denittisiano, tra pittura e scrittura, li ritroviamo nella possanza narrativa delle storie che si ricavano dalla lettura dei quadri di De Nittis, e sono le opere realizzate all'aria aperta, dove il realismo impressionista trova spazio enigmatico e misterico, in opere come, "Colazione in giardino", oppure "Autoritratto", o ancora "Appuntamento nel bosco di Portici", dove, rileviamo come l'immaginazione produttiva e lo scavo interiore denittisiani, si narrano, mediante il Metodo della pittura e dell'ecologia narrativa, intessute di energie di vita creativa vissuta en plein air.

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