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Come Giorgio Perlasca salvò 5.200 ebrei, a Barletta il racconto del figlio Franco

Il Rotary Club di Barletta ha organizzato l'evento dal titolo “Il silenzio del giusto”

Lo scorso giovedì 4 ottobre, il Rotary Club di Barletta, presieduto da Carmine Faggella, ha incontrato Franco Perlasca, figlio del grande Giorgio Perlasca presso il Brigantino 2 . "Il silenzio del giusto": questo il titolo dell'incontro, che ha appunto focalizzato sulla forza interiore che Giorgio Perlasca ha avuto nel tenere per sé, senza clamori mediatici, l'eroica vicenda personale.

Serata eccezionale e coinvolgente, aperta a tutta la cittadinanza, fortemente voluta dal Rotary Club di Barletta che ha affrontato e trattato da varie angolazioni, in una sala gremita di pubblico motivato ed interessato, un focus particolare sulla figura e il ruolo di Giorgio Perlasca, un uomo che, pressoché da solo, nell'inverno del 1944-1945 a Budapest riuscì a salvare dallo sterminio nazista migliaia di ungheresi di religione ebraica inventandosi un ruolo, quello di Console spagnolo, lui che non era né diplomatico né spagnolo, bensì un "magnifico impostore". Il Presidente del Rotary Club Carmine Faggella presenta il relatore , quindi saluta i soci e il pubblico intervenuto e ringrazia il dott. Nicola Barile per il collegamento prezioso con la famiglia Perlasca e la socia Nuccia Cafagna per il raccordo organizzativo finalizzato alla realizzazione dell'evento. Presenziano alla serata: Sabino Montenero, assistente del Governatore Rotary; il Consigliere della Corte d'Appello di Bari Luciano Guaglione; la viceconsole del Touring Club Luciana Doronzo; Anna Rizzi, Presidente Anteas.

Quindi il Presidente cede la parola alla socia Nuccia Cafagna, che introduce la serata analizzando il concetto di "GIUSTO FRA LE NAZIONI", ricordando come questo termine indica i non-ebrei che hanno agito in modo eroico a rischio della propria vita e senza interesse personale per salvare anche un solo ebreo dal genocidio nazista della Shoah, oltre ad essere una onorificenza conferita fin dal 1962 a tutti i non ebrei riconosciuti come "Giusti". Chi viene riconosciuto Giusto tra le nazioni viene insignito di una speciale medaglia con inciso il suo nome, riceve un certificato d'onore e il privilegio di vedere il proprio nome aggiunto agli altri presenti nel Giardino dei Giusti presso il museo Yad Vashem di Gerusalemme. Parallelamente, mentre vengono trasmesse alcune significative slides , evidenzia come al mondo ci siano ben 26.000 giusti e quasi settecento sono italiani. La parola al relatore Franco Perlasca e a sua moglie Luciana, che suscitano già immediata empatia , facendo visionare al pubblico un breve docu-film che orbita intorno a 3 punti: la testimonianza diretta del protagonista Giorgio Perlasca; le testimonianze dei sopravvissuti e la contestualizzazione dal punto di vista storico.

"Uomo giusto" semplicemente perché riteneva d'aver fatto il proprio dovere, nulla di più e nulla di meno. Il racconto del figlio Franco:…" Pochi sapevano di quell'uomo, nato a Como nel 1910, forte sostenitore del partito fascista fino al 1938, cioè fino alla promulgazione delle leggi razziali e all'alleanza con Hitler. Pochi sapevano di come questo sconosciuto si finse un diplomatico spagnolo e rilasciò salvacondotti falsi salvando la vita a 5.200 ebrei. Molti di più, forse, visto che ogni documento valeva per un intero nucleo famigliare. Il Talmud racconta di come ogni generazione abbia 36 giusti; uomini da cui dipende la salvezza dell'umanità, uomini umili chiamati all' azione e che, dopo aver svolto il proprio compito, tornano nell' ombra dell' anonimato. Mio padre era uno di questi, la mia famiglia, per quasi mezzo secolo, è rimasta all' oscuro di tutto. Mio Padre raccontava piccoli episodi dell'Ungheria, di quanto aveva visto. Ma non avremmo mai immaginato, io e mia madre, che fosse un protagonista della Storia».

Poi, nel 1988, l'arrivo dei coniugi Lang a casa nostra… Il racconto coinvolgente di Luciana "Già nel 1987 il muro di Berlino stava virtualmente cedendo e l'Ungheria sentiva arrivare la libertà. Il regime allentava la morsa e le persone tornarono a pensare all' occupazione, alla guerra, alla memoria. Così, queste donne ebree misero insieme i pezzi, si fecero aiutare dalle ambasciate israeliane e arrivarono a casa nostra. In realtà la sua storia non era così sconosciuta". Straordinaria narrazione dell'impresa di Giorgio Perlasca, con stimolanti interventi del pubblico presente visibilmente commosso dalla proiezione di uno spaccato di storia totalmente autentico in cui l'assassinio è legge di stato e il genocidio parte di un progetto politico. Al termine, il figlio Franco Perlasca e sua moglie Luciana hanno regalato una testimonianza non "istituzionale" ma profondamente VERA, aprendosi al racconto di particolari personali, aneddoti privati come solo le persone vere sanno fare.

A scaldare ulteriormente la platea, il video-saluto del Maestro Francesco Lotoro che, pur trovandosi fuori sede, teneva particolarmente a salutare Franco Perlasca e ad invitarlo a presenziare , unitamente al Rotary Club di Barletta, alla cerimonia di apertura dei lavori (primavera 2019) della Cittadella della Musica Concentrazionaria , che avrà sede a Barletta nell'area della ex-Distilleria. Interviene quindi Sabino Montenero, assistente del Governatore Rotary Donato Donnoli, per sottolineare l'importanza della testimonianza di Franco Perlasca e comunicare un'importante annuncio da parte del Sindaco Cannito, stasera impedito da incontri istituzionali. Il Sindaco si impegna ad intitolare una via della città a Giorgio Perlasca, rendendo operativa la richiesta già inoltrata lo scorso anno dal Rotary Club di Barletta.

Il Presidente Carmine Faggella, ad ultimazione lavori, ha ringraziato calorosamente Franco e Luciana Perlasca per la loro partecipazione, che oltre a fornire un contributo eccezionale ai lavori della memoria storica, ha illuminato la platea travolta dalla grandezza di questo straordinario personaggio.
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