Nevio Orlandi allenatore Barletta Calcio
Nevio Orlandi allenatore Barletta Calcio
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Barletta, Orlandi prigioniero di una rosa troppo corta e del 3-5-2

Il mister biancorosso tra paura di cambiare e mancanza di soluzioni

Tre giornate, zero vittorie e zero gol all'attivo (unica squadra del girone B di Prima Divisione), questi sono i primi, impietosi numeri del Barletta 2013-2014 e nel calcio si sa i numeri sono l'unica cosa che conta. Ma come si è arrivati a questo? Qualche spiegazione è sicuramente possibile.

Una rosa troppo corta, soluzioni ridotte al lumicino
Alla chiusura del calciomercato il giudizio di tutto l'ambiente biancorosso è stato unanime: questa rosa è incompleta e presenta limiti e carenze innegabili. All'indomani della trasferta milanese, il presidente Tatò ed il direttore Martino in conferenza stampa respinsero tale considerazione affermando di aver lavorato più sulla qualità che non sulla quantità, e rimarcando una volta di più la loro idea sulla bontà della rosa. Al momento però, i fatti e i numeri non sono assolutamente dalla loro parte.

Una rosa di 20 giocatori più 3 della Berretti (nella famosa conferenza stampa post mercato ne erano stati annunciati 5 ma sul sito ufficiale ci sono riportati solo Pellegrino, Ferreira e Mastroberti) difficilmente può affrontare un campionato di Lega Pro ed il campo lo sta dimostrando, perchè è difficilmente negabile che il mister sia costretto a mandare in campo calciatori non al meglio come Romeo e Di Bella per mancanza di alternative valide; è innegabile che non vi siano alternative concrete ad un ragazzo, Cicerelli, a cui dopo appena 7 presenze in Prima Divisione è stato affidato il ruolo di simbolo di una squadra che vorrebbe (almeno così continua a sostenere il direttore Martino) puntare ai play-off; è innegabile che per sostituire Allegretti sia ricorso ad un calciatore francese alle prime armi in Italia; è innegabile che a centrocampo non ci sia un calciatore di qualità a fare da raccordo con l'attacco, ed è innegabile che in rosa non ci sia un bomber di razza. Tutto ciò di certo non aiuta il mister nelle sue scelte ma anche lui probabilmente ha qualche responsabilità per quanto sta accadendo, come del resto ha ammesso egli stesso ieri pomeriggio nella conferenza post-partita.

3-5-2 un mantra che forse andrebbe cambiato
3-5-2 un modulo semplice, un modulo che dà equilibrio alla squadra e garantisce maggiore copertura. Con questa parola d'ordine mister Orlandi si presentò lo scorso anno sulla panchina di un Barletta appena uscito dalla suggestione del 4-3-3 targato Novelli e bisognoso di assestarsi per provare l'assalto alla salvezza. Ebbene, quella ventata di semplicità e di equilibrio risultò vincente e dopo qualche affanno iniziale il difficile obiettivo fu raggiunto. La nuova stagione ovviamente è iniziata nel segno del 3-5-2 ma i risultati non arrivano e qualche riflessione va fatta. In un campionato dove non ci sono retrocessioni e i rischi sono quindi azzerati, dopo tre gare senza mai andare a segno perchè non provare a rischiare qualcosa azzardando un modulo a tre punte? Tale soluzione permetterebbe a D'Errico di avanzare il suo raggio d'azione valorizzandone le qualità e magari darebbe la possibilità alla squadra di concretizzare maggiormente. In un campionato unico nel suo genere come è quello in corso, forse varrebbe la pena rischiare.

No al mercato degli svincolati, ma Allegretti lo scorso anno...
Nel post-partita Gabriele Martino ha ancora una volta, rispondendo ai cronisti, negato la possibilità di intervenire sul mercato degli svincolati. A tal proposito, sorge spontanea una riflessione, è davvero tanto inutile ricorrere al mercato degli svincolati? La risposta la affidiamo ad un dato: l'artefice massimo della miracolosa salvezza dello scorso anno è stato Riccardo Allegretti che arrivò proprio dal mercato degli svincolati. Ed allora, è vero che spesso la storia non si ripete ma è anche vero che la storia insegna qualcosa ed in questo caso la lezione non si vuol proprio recepire.

[Adriano Antonucci]
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