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Politica

Nomine Bar.S.A. «come il "dito" e la "luna"»

Intervento di Franco Caputo sulla situazione politica locale

"Si susseguono, in questi giorni, con particolare intensità i commenti per le recenti nomine in Barsa S.p.A. - interviene Franco Caputo, già Vicesindaco in quota PD dell'Amministrazione Maffei, con una lucida riflessione sulle questioni dell'attualità politica cittadina - particolarmente quelli riguardanti la scelta dell'Amministratore Unico. Indubbiamente il passaggio da una struttura "collegiale", quale era il precedente CdA, a quella "monocratica" con l'Amministratore Unico non poteva non provocare forti ripercussioni e polemiche nell'ambito dei Partiti, ancor più perché costretti a forti rinunce di rappresentanza.

Nel dibattito di questi giorni, ovviamente, più che gli argomenti di sostanza, trovano spazio le critiche, spesso durissime, per il metodo adottato e l'approccio politico tenuto dal Sindaco. Riguardo al metodo in effetti il Sindaco avrebbe potuto quantomeno evitare la "farsa" delle "manifestazioni di interesse", potendo esercitare in completa autonomia le prerogative previste dall'art.51 del TU 267/2000, in qualità di Sindaco, unitamente a quelle di rappresentante del Comune di Barletta ormai unico azionista di Barsa SpA. Ai detrattori di oggi, è tuttavia utile rammentare che il Sindaco Cascella non è nuovo a questi "giochi di prestigio". Certi esponenti politici, che solo adesso ne contestano "metodo e mancanza di trasparenza" nelle scelte, dimenticano che qualcosa di analogo si era già verificato per la nomina degli Assessori della prima Giunta. In quella circostanza il Sindaco, per dare prova delle sue doti di grande "innovatore" disse ai Partiti che la scelta degli Assessori sarebbe avvenuta sulla base del curriculum, strumento necessario per valutarne esperienze e competenze professionali. Un metodo "tradito" sul nascere a causa delle immancabili deroghe in favore di amici e forestieri non sempre portatori di competenze. In quella fase, tra il PD messo all'angolo e l'opportunismo degli altri Partiti, non si udirono polemiche né censure. Forse perché vennero preservate postazioni di pregio nel CdA Barsa e venne altresì garantita, ai Partiti "minori", una sufficiente rappresentanza in Giunta. Fu quello il primo passo che fece intravedere le vere sembianze "politiche" del sindaco Cascella, conclamatesi definitivamente con il più recente "giochetto" delle dimissioni presentate e poi ritirate.

Ma, per stare all'attualità, è già un bene che rispetto alle scelte compiute per Barsa non vi siano rilievi di tipo etico o morale. Il che avvalora le competenze delle persone designate, in taluni casi anche di un certo rilievo. Ciò rende in parte pretestuose alcune polemiche che, travalicando gli aspetti politici, sembrano puntare spietatamente le persone non già per quello che sono, ma per ciò che "ipoteticamente" rappresentano. Invero nelle condizioni date qualunque altra scelta (da Marchionne in su) avrebbe provocato i medesimi problemi, a meno di poter disporre di un CdA molto al "plurale" che avrebbe assicurato "pace e serenità" al pur rissoso e inconcludente "condominio" del centrosinistra. Il dato che emerge, in modo lampante, è che i Partiti (o ciò che ne rimane) fanno in genere fatica a reggere progetti di cambiamento strutturale soprattutto se non accompagnati da una sufficiente quantità di posti di potere. A ben guardare i problemi sono sempre gli stessi, e come spesso accade la Politica continua a vivere di presente sottraendosi a ben altre responsabilità. Per Barsa quindi il "focus" non può essere la nomina di Tizio o Caio, né la relativa appartenenza, questioni di cui, con tutta probabilità, al cittadino interessano ben poco. Il nodo irrisolto, come tanti altri (PUG, politiche di sviluppo, tutela dell'ambiente, ecc.), riguarda la (in)capacità di definire e condividere scelte forti capaci di apportare tangibili vantaggi per la Città. Nel caso di Barsa: il famigerato "progetto industriale". Un insieme di piani e programmi con precisi obiettivi di medio-lungo periodo da affidare al management della Società, rispetto ai quali la Politica deve limitarsi ad uno stretto controllo, tenendosi tuttavia a debita distanza. Per queste ed altre ragioni più che sul "Chi" avrebbe più senso ragionare sul "cosa" e "come".

Né aiutano, sotto questo profilo, le tante mezze verità dette in questi giorni. Da ultimo certe dichiarazioni autocelebrative di chi, tracciando illusori bilanci delle attività di Barsa, vorrebbe far passare l'idea di una realtà di eccellenza con immancabile sventolio della bandierina della raccolta differenziata, tacendone limiti organizzativi e problematiche connesse. Personaggi che evidentemente, mostrando scarsa conoscenza del territorio, nulla sanno circa le gravi carenze di igiene in cui versano molte zone urbane ed extra-urbane della Città, già cronicamente sfavorite e private dei servizi essenziali. Le stesse che anche negli ultimi 3 anni, a parità di tassazione con altre zone, vengono private del servizio di spazzamento tutte le domeniche dell'anno. Qualcuno spieghi allora, al netto di facili e demagogiche narrazioni, se tali modalità sono in linea con gli standard di "eccellenza" e di "buone pratiche", o se invece non si debba parlare d'altro, magari di omesso servizio. Non rimane che augurarsi, come auspicato dall'amico Nicola Corvasce, che in attesa che la Politica metta giudizio la nuova Dirigenza di Barsa si faccia possibilmente apprezzare per i risultati e i servizi che potrà offrire, al di là delle polemiche, seppure legittime e solo in parte condivisibili.
  • Bar.S.A.
  • Franco Caputo
  • Amministrazione Cascella
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