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Cronaca

Barlettano positivo al Covid-19 da 40 giorni: «Io, tra i primi casi di ritorno dalla Sardegna»

Negativo al test sierologico, ma positivo al tampone: «Non sottovalutate il virus, state attenti e tutelate i vostri cari»

Niente sintomi, solo un po' di stanchezza e dolori articolari passati con qualche dose di tachipirina. Eppure, sembra una storia senza fine quella che un nostro lettore (che qui chiameremo Marco) ha deciso di raccontarci. Un modo per invitare alla prudenza, ma che accende i riflettori su qualche criticità del sistema. Una su tutte, l'assenza di strutture per la quarantena dei pazienti Covid su cui è a lavoro la Asl Bt.

Marco è positivo al Coronavirus da 40 giorni, gli stessi da cui è in isolamento, lontano da amici e familiari, in un rifugio di fortuna nel quale ha scelto di trascorrere la quarantena per tutelare i suoi affetti. A Barletta Marco è stato tra i primi casi positivi al Covid-19 a fare ritorno dalla Sardegna. «Quando sono partito – racconta – l'allerta sulla Sardegna non era ancora così alta. Mi sono reso conto di quello che stava succedendo in quelle ore soltanto durante il viaggio di ritorno».

Sierologico negativo, ma tampone positivo

Marco è arrivato in volo a Roma il 20 agosto, ma nell'aeroporto di Fiumicino non si eseguivano ancora tamponi per i turisti che facessero rientro dall'isola. «Ero in auto – prosegue Marco – quando ho deciso di rivolgermi privatamente ad un centro analisi di Roma per sottopormi al test sierologico che ha dato esito negativo».

L'euforia del momento però sarebbe durata poco, perché le notizie dei casi di rientro dalla Sardegna circolavano sempre più insistentemente. Così, proseguendo il viaggio in auto verso Barletta, a prevalere è stato il senso di responsabilità: «Nonostante mi dicessero che non sarebbe stato necessario sottopormi al tampone, vista la negatività del test sierologico e il fatto che non presentassi sintomi, ho comunque contattato un laboratorio per eseguire il test, anche questa volta privatamente». È giunto a distanza di 24 ore l'esito positivo del tampone e ha avuto inizio così la quarantena ancora in corso.

Mancano strutture per la quarantena dei pazienti Covid

«Sono in isolamento dal 24 agosto – racconta Marco – in un rifugio di fortuna lontano dal centro abitato per non esporre a rischio anche la mia famiglia. Qui ho solo un materasso e un tavolo. Niente Tv e niente connessione internet, manca anche l'acqua calda perché non c'è la caldaia».

Attualmente, infatti, non sono disponibili sul territorio strutture in cui i pazienti Covid possano trascorrere la quarantena. In caso di positività al virus, quindi, l'intero nucleo familiare verrà sottoposto ad isolamento se non si dispone di un alloggio in cui poter attendere il doppio tampone negativo. È ciò che Marco ha voluto evitare, mettendosi in autoisolamento sin dal suo rientro dalla Sardegna.

Ma qualcosa sta accadendo. A riguardo, comunicano dalla Asl Bt, si stanno definendo convenzioni con alcune strutture alberghiere. Un hotel di Bisceglie ha già dato disponibilità ad ospitare cittadini positivi al Covid-19. Si attende solo che la convenzione venga siglata.

«Spero manchi poco alla fine di quest'incubo»

Inevitabile lo stop alla propria vita privata e in molti casi anche lavorativa che talvolta, come è accaduto a Marco, potrebbe prolungarsi oltre le previsioni. I tempi di attesa tra un tampone di controllo e l'altro e quelli necessari alla loro refertazione non fanno che rendere ancor più estenuante i giorni di isolamento.

Ma l'aumento dei casi aggrava il carico di lavoro per le Aziende sanitarie e i 18 Point-of-care (Poct) acquistati dall'Asl Bt e capaci di processare i test in appena 12 minuti saranno utilizzati esclusivamente per studenti e operatori sanitari che fanno rientro a scuola o nelle strutture ospedaliere.

«Spero manchi poco alla fine di quest'incubo – conclude Marco, in attesa dell'esito dell'ennesimo tampone – ma spero soprattutto che la mia esperienza possa essere di aiuto a qualcun altro. Non sottovalutate il virus, state attenti e tutelate i vostri cari».
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