Niente più Mennea Day a Barletta. Le parole di Eusebio Haliti

Il presidente di FIDAL Puglia sfoga il suo rammarico con BarlettaViva

martedì 15 settembre 2026 12.44
A cura di Cosimo Campanella
È un Eusebio Haliti a trecentosessanta gradi, ma soprattutto un Eusebio Haliti molto deluso e rammaricato, quello intervistato per Barletta Viva a proposito del mancato svolgimento in questi ultimi anni del Mennea Day, la kermesse di atletica leggera svoltasi a Barletta negli anni 2020, 2021 e 2022, al tempo promossa ed organizzata dallo stesso attuale presidente di Federatletica Puglia.

In questa intervista Haliti pone l'accento su quello che è stato il Mennea Day in termini di coinvolgimento di giovani e giovanissimi, ma anche su di un interesse distorto creatosi intorno a una figura storica dello sport barlettano, italiano e mondiale come quella di Pietro Mennea.

Durissimo infine lo sfogo finale di Haliti, che ribatte ad alcune accuse piovutegli addosso in merito all'organizzazione di questo tipi di manifestazioni. Parole taglienti come lame che Barletta Viva riporta integralmente in questa intervista.

Eusebio Haliti, dal 2020 al 2022 tre edizioni del "Mennea Day", e poi?
"E poi il nulla, o, quantomeno, molto poco rispetto alle ambizioni e agli obiettivi con cui quel progetto era stato concepito.
Avevamo ideato e realizzato un format finalizzato alla promozione dell'atletica leggera all'interno della città, con l'obiettivo di avvicinare progressivamente l'iniziativa allo stadio e, soprattutto, di rendere la disciplina accessibile e partecipata da parte dell'intera comunità.
Si trattava di un progetto fondato innanzitutto sui valori dell'inclusione e della partecipazione: prevedeva il coinvolgimento di bambini a partire dai sei anni di età, di persone con disabilità e di atleti di assoluto livello, compresi alcuni dei più importanti protagonisti dell'atletica leggera italiana di quegli anni. L'intento era quello di creare un momento nel quale sport di vertice, attività giovanile e inclusione potessero convivere nello stesso contesto, restituendo alla città un evento capace di coinvolgere generazioni differenti.
A partire dal 2023, invece, si è progressivamente abbandonata quella impostazione, concentrando l'iniziativa sulle sole competizioni scolastiche. Ritengo che sia stata persa, in questo modo, una parte significativa della progettualità originaria e della capacità di coinvolgimento che il "Mennea Day" aveva dimostrato di possedere"
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Quale a suo giudizio la motivazione di tanto disinteresse? Eppure il nome di una figura come Pietro Mennea viene all'occorrenza nominato a ogni piè sospinto.
"Personalmente non parlerei di disinteresse. Al contrario, ritengo che vi sia stato, paradossalmente, un interesse eccessivo, ma orientato nella direzione sbagliata: quello di utilizzare il nome e la figura del Grande Campione Pietro Mennea prevalentemente per finalità di carattere politico o di visibilità personale.
È una dinamica che, a mio avviso, non rende giustizia né alla memoria di Pietro Mennea né ai valori che la sua figura ha rappresentato per lo sport e per la città di Barletta.
Né l'Avis Barletta né il sottoscritto, che abbiamo ideato e organizzato quelle iniziative dal 2020 al 2023, avevamo bisogno di utilizzare il nome di Pietro Mennea per ottenere una visibilità che era già intrinseca alla natura e alla qualità del progetto. Il nostro obiettivo era esclusivamente quello di costruire un'iniziativa sportiva capace di produrre partecipazione, inclusione, entusiasmo e opportunità concrete per i giovani.
Credo, inoltre, che i fatti parlino in maniera sufficientemente chiara. Nel 2024, nel 2025 e anche nel 2026 siamo andati avanti comunque, continuando a realizzare le nostre attività e ottenendo, a mio giudizio, una visibilità e risultati persino superiori. Abbiamo inoltre potuto disporre di qualche risorsa economica in più, elemento tutt'altro che secondario.
È infatti opportuno ricordare che iniziative di questo livello comportano costi significativi e che i contributi e le sponsorizzazioni raccolti non erano certamente sufficienti a sostenere integralmente un'organizzazione di tale complessità. Per questo motivo, dietro quegli eventi vi erano anche un considerevole impegno personale, organizzativo ed economico".


Eppure le immagini dei bambini che si fanno fotografare con il fresco campione olimpico Fausto Desalu ce le ricordiamo un po' tutti.
"Quelle immagini rappresentano, a mio avviso, la parte più autentica e significativa di quell'esperienza.
Erano immagini meravigliose, nelle quali si percepivano con immediatezza la gioia, l'entusiasmo e la passione che lo sport è in grado di generare, soprattutto quando riesce a mettere in relazione i più giovani con atleti che rappresentano per loro un modello e un esempio concreto.
Ancora oggi molti genitori mi inviano fotografie realizzate in quel periodo. È un aspetto che considero particolarmente significativo, perché dimostra come quelle giornate non siano rimaste semplicemente degli appuntamenti sportivi, ma abbiano lasciato un ricordo e, soprattutto, un'emozione duratura nelle famiglie e nei ragazzi che vi hanno partecipato".


Quanti di quei bambini si sono poi appassionati all'atletica?
"Soltanto all'interno dell'Avis Barletta, quell'esperienza ha prodotto almeno otto nuovi iscritti. Non sono invece in grado di quantificare con precisione l'impatto che quelle iniziative abbiano avuto sulle altre società sportive della città, anche se ritengo ragionevole ritenere che vi siano stati ulteriori riscontri positivi.
Ancora più importante, tuttavia, è ciò che è accaduto con i ragazzi che erano già tesserati. Molti di loro hanno continuato il proprio percorso con una motivazione, un entusiasmo e una passione ancora maggiori rispetto al passato.
Ricordo in particolare l'immaginario che quelle giornate avevano contribuito a costruire nei più giovani. Alcuni arrivavano a dire ai propri genitori: "Anch'io voglio vincere una medaglia come Desalu".
È proprio questo, secondo me, il valore più importante dello sport e di iniziative di questo genere: consentire a un bambino di vedere concretamente realizzato, davanti ai propri occhi, un obiettivo che fino a quel momento poteva sembrare lontano o irraggiungibile".



A suo giudizio, al netto di tutto, quanto la figura di Pietro Mennea è realmente sentita è realmente sentita in questa città?
"Ritengo che la figura di Pietro Mennea sia certamente sentita e profondamente radicata nella memoria collettiva della città. Tuttavia, credo che la tendenza a utilizzare la sua figura esclusivamente in funzione di interessi particolari abbia finito, paradossalmente, per produrre come risultato un sostanziale silenzio o, comunque, una valorizzazione molto inferiore rispetto a quella che la sua memoria meriterebbe.
Da parte mia continuerò a parlare di Pietro Mennea in ogni occasione, pubblica o privata, perché ritengo che il modo migliore per onorarne la memoria sia continuare a raccontarne la storia, i valori e soprattutto il messaggio che il suo percorso umano e sportivo ha lasciato alle nuove generazioni.
In tutte le mie interviste porto sempre lo stesso esempio: la Puglia ha avuto Pietro Mennea, un uomo capace di dimostrare concretamente che volere è potere. Ha dimostrato che è possibile vincere un'Olimpiade e stabilire un record mondiale sui 200 metri anche partendo da condizioni che, per molti, potrebbero rappresentare un limite.
La sua vicenda dimostra che nulla è necessariamente impossibile, purché si abbia la determinazione di perseguire il proprio obiettivo e la capacità di affrontare tutti i sacrifici necessari per raggiungerlo.
Questo è il messaggio di Pietro Mennea che, a mio avviso, dovrebbe essere trasmesso con maggiore forza ai giovani: non soltanto il ricordo del campione, ma l'esempio dell'uomo che ha saputo trasformare la volontà, il sacrificio e la perseveranza in risultati straordinari.
Mi auguro, pertanto, che siano sempre più numerosi i cittadini di Barletta e della Puglia capaci di raccontare Pietro Mennea per ciò che realmente ha rappresentato e sempre meno coloro che scelgono di parlare della sua figura esclusivamente in relazione a presunti rapporti di parentela, amicizia o vicinanza personale".


Durissimo infine lo sfogo di Eusebio Haliti, in merito ad alcune accuse piovutegli addosso:

"Personalmente, a Barletta non organizzerò più alcuna iniziativa. Sono stato definito "il Biscegliese che prende i soldi dei barlettani per avere visibilità". Ritengo che la storia recente dimostri, tuttavia, una realtà profondamente diversa.
Il mio contributo è stato quello di portare visibilità alla città e, soprattutto, di creare occasioni di partecipazione, emozione e confronto per bambini, ragazzi, persone con disabilità e adulti che hanno preso parte a quelle iniziative.
Non credo che si possa sostenere con altrettanta convinzione che lo stesso risultato sia stato raggiunto da chi ha organizzato le iniziative negli anni successivi o, ancor meno, da quanto avvenuto quest'anno, quando di fatto non se ne parla proprio.
Forse, sotto questo profilo, è persino meglio così: almeno quest'anno non vi sarà l'imbarazzo di dover giustificare la mancata partecipazione o il mancato invito di figure come Veronica Inglese, la cui eventuale presenza, mi è stato riferito in passato, avrebbe creato "problemi".
Ritengo che lo sport, e in particolare la memoria di Pietro Mennea, meritino un approccio differente: meno condizionato da logiche personali o politiche e maggiormente orientato alla costruzione di opportunità concrete per i giovani, alla promozione dell'atletica e alla valorizzazione autentica di una figura che appartiene alla storia di Barletta, della Puglia e dello sport italiano".