
La città
Rissa con coltelli in piazza Plebiscito, la nota dell'Ambulatorio Popolare
«Un episodio di violenza, per quanto grave, non può inficiare tutto ciò che abbiamo costruito attraverso l'impegno quotidiano»
Barletta - giovedì 8 ottobre 2026
12.09 Comunicato Stampa
«Ieri sera Piazza Plebiscito è stata teatro di un grave episodio di violenza, accaduto davanti ai nostri occhi, proprio nel luogo di cui ogni giorno ci prendiamo cura. Una discussione tra alcune persone migranti, di nazionalità algerina e marocchina, è degenerata in una violenta rissa che ha provocato due feriti: una persona ferita alla mano con un coltello e un'altra colpita alla testa con delle pietre.
Il presidente dell'Ambulatorio Popolare, Cosimo D. Matteucci, insieme ad altri volontari, è intervenuto immediatamente nel tentativo di calmare gli animi ed evitare che la discussione degenerasse. Purtroppo, nonostante gli sforzi, non è stato possibile impedire che la situazione precipitasse. È stato lo stesso presidente Matteucci, mentre cercava di separare i contendenti, a chiamare i Carabinieri e a contattare il 118, prestando successivamente i primi soccorsi alle due persone ferite.
I Carabinieri, giunti sul posto, hanno identificato le persone coinvolte e, successivamente, ci hanno contattato per visionare e acquisire i filmati delle nostre telecamere. Il presidente Matteucci si è quindi recato in caserma, dove è tornato anche alle tre di notte per completare le procedure di identificazione.
Siamo molto amareggiati per quanto accaduto. Riteniamo, tuttavia, necessario chiarire alcune cose. Innanzitutto, l'ordine pubblico è di competenza delle autorità preposte, in particolare delle forze dell'ordine e della Prefettura. Noi non abbiamo alcun potere in materia.
Questo, naturalmente, non significa sottrarci alle nostre responsabilità civiche. Al contrario, abbiamo sempre fatto la nostra parte. Siamo particolarmente rammaricati per non essere riusciti, questa volta, a impedire la violenza. In altre occasioni, infatti, il nostro intervento ha permesso di fermare sul nascere situazioni di conflitto, calmando gli animi e riportando la pace. È anche per questo che riteniamo che la presenza quotidiana dell'Ambulatorio Popolare, in Piazza Plebiscito come negli altri luoghi della città in cui operiamo, costituisca un importante argine alla violenza, attraverso il dialogo, la mediazione e la conoscenza delle persone.
Quello di ieri sera, purtroppo, non è stato l'unico episodio di violenza al quale abbiamo assistito. In alcune occasioni, a subirne le conseguenze sono state proprio alcune nostre volontarie e alcuni nostri volontari. Anche in queste circostanze abbiamo denunciato quanto accaduto alle forze dell'ordine, senza mai voltarci dall'altra parte. Perché la solidarietà non significa tollerare la violenza e l'inclusione non può prescindere dal rispetto delle persone e della loro sicurezza.
Siamo certi che le forze dell'ordine e la magistratura, anche per i fatti di ieri sera, faranno il loro lavoro e cogliamo l'occasione per ringraziare i Carabinieri per la professionalità, la tempestività e la disponibilità dimostrate durante l'intervento e nelle ore successive.
Ma vogliamo essere altrettanto chiari su un altro punto. Quanto accaduto non può e non deve mettere in discussione il lavoro di integrazione, inclusione e solidarietà che da tempo portiamo avanti qui a Barletta.
Un episodio di violenza, per quanto grave, non può inficiare tutto ciò che abbiamo costruito attraverso l'impegno quotidiano nelle relazioni umane e il sostegno alle persone più fragili, più deboli ed emarginate, di qualsiasi nazionalità esse siano.
Chi ha commesso reati dovrà risponderne. Ma soltanto chi li ha commessi. Non un popolo. Non una comunità. Non una categoria indistinta chiamata "i migranti".
Fra le persone migranti ci sono delinquenti, persone violente, persone che spacciano, che fanno uso di droghe e persone che abusano di alcol, esattamente come fra gli italiani. È una realtà che non abbiamo alcuna intenzione di nascondere.
Così come abbiamo segnalato ai Carabinieri quello che, sulla base della nostra esperienza quotidiana, appare come un aumento dell'uso improprio di alcuni medicinali, soprattutto tra persone migranti di origine nordafricana. Si tratta, in particolare, di Lyrica e Rivotril, farmaci che, quando assunti al di fuori delle indicazioni terapeutiche, possono essere utilizzati per i loro effetti psicoattivi.
Anche Barletta conosce bene la criminalità, anche organizzata, e ha conosciuto fatti di sangue gravissimi, compresi omicidi commessi da barlettani contro altri barlettani. Eppure, nessuno ha mai pensato che, per questo, tutti i barlettani fossero delinquenti.
Perché allora, quando a commettere un reato è una persona straniera, la responsabilità individuale deve trasformarsi in una colpa collettiva? Dopo episodi come quello di ieri sera, il fatto concreto rischia di scomparire, sostituito da una generalizzazione tanto semplice quanto ingiusta: "i migranti sono pericolosi". È un meccanismo antico: trasformare alcuni responsabili in un intero popolo colpevole, dando alla paura un volto facile da odiare.
Noi a questa operazione ci opporremo. E ci opporremo sempre. Non per negare la violenza, che abbiamo visto con i nostri occhi, né per giustificare chi l'ha commessa.
Siamo stati noi a chiamare le forze dell'ordine e continueremo a collaborare affinché chi delinque, aggredisce o mette in pericolo la sicurezza delle persone risponda delle proprie azioni. Ma non accetteremo mai che la responsabilità di alcuni diventi la condanna di tutti gli altri.
Conosciamo uomini e donne stranieri che vivono in condizioni di sfruttamento, che lavorano qui a Barletta, spesso in nero e per salari irrisori. Persone che dormono accampate nelle tende, quando va bene, senza servizi igienici, senza alcunché.
Conosciamo anche uomini e donne stranieri ai quali alcuni proprietari barlettani affittano immobili dichiarando canoni bassissimi, mentre riscuotono in nero somme ben più elevate. Persone costrette a condividere in molti sottani angusti e sovraffollati, spesso in condizioni igienico-sanitarie indegne. Persone che, nonostante tutto, cercano di risparmiare ogni euro possibile soprattutto per mandare qualche soldo alle proprie famiglie rimaste nei Paesi d'origine.
Queste persone rappresentano l'assoluta maggioranza. Non hanno mai fatto male a nessuno e rischiano di ritrovarsi sul banco degli imputati soltanto per il colore della pelle, per un accento diverso o per la loro povertà. Ed è qui che il discorso diventa anche politico. Quando mancano reddito, lavoro dignitoso, sanità, istruzione e servizi, diventa più semplice indicare come nemico chi sta ancora più in basso.
Mettere gli ultimi contro gli ultimissimi significa distogliere lo sguardo dalle disuguaglianze e dalle loro cause, colpendo proprio chi ha meno strumenti per difendersi.
Noi continueremo a stare dalla stessa parte:
- contro i delinquenti, chiunque essi siano;
- accanto agli innocenti, chiunque essi siano.
La responsabilità penale è personale. Non appartiene a una nazionalità, a un colore della pelle o a una comunità. Non è soltanto una nostra convinzione: è un principio sancito dalla Costituzione della Repubblica Italiana.
E continueremo a stare accanto anche a chi, agli occhi di qualcuno, sembra avere una sola colpa: essere nato povero e dalla parte sbagliata del mondo».
Il presidente dell'Ambulatorio Popolare, Cosimo D. Matteucci, insieme ad altri volontari, è intervenuto immediatamente nel tentativo di calmare gli animi ed evitare che la discussione degenerasse. Purtroppo, nonostante gli sforzi, non è stato possibile impedire che la situazione precipitasse. È stato lo stesso presidente Matteucci, mentre cercava di separare i contendenti, a chiamare i Carabinieri e a contattare il 118, prestando successivamente i primi soccorsi alle due persone ferite.
I Carabinieri, giunti sul posto, hanno identificato le persone coinvolte e, successivamente, ci hanno contattato per visionare e acquisire i filmati delle nostre telecamere. Il presidente Matteucci si è quindi recato in caserma, dove è tornato anche alle tre di notte per completare le procedure di identificazione.
Siamo molto amareggiati per quanto accaduto. Riteniamo, tuttavia, necessario chiarire alcune cose. Innanzitutto, l'ordine pubblico è di competenza delle autorità preposte, in particolare delle forze dell'ordine e della Prefettura. Noi non abbiamo alcun potere in materia.
Questo, naturalmente, non significa sottrarci alle nostre responsabilità civiche. Al contrario, abbiamo sempre fatto la nostra parte. Siamo particolarmente rammaricati per non essere riusciti, questa volta, a impedire la violenza. In altre occasioni, infatti, il nostro intervento ha permesso di fermare sul nascere situazioni di conflitto, calmando gli animi e riportando la pace. È anche per questo che riteniamo che la presenza quotidiana dell'Ambulatorio Popolare, in Piazza Plebiscito come negli altri luoghi della città in cui operiamo, costituisca un importante argine alla violenza, attraverso il dialogo, la mediazione e la conoscenza delle persone.
Quello di ieri sera, purtroppo, non è stato l'unico episodio di violenza al quale abbiamo assistito. In alcune occasioni, a subirne le conseguenze sono state proprio alcune nostre volontarie e alcuni nostri volontari. Anche in queste circostanze abbiamo denunciato quanto accaduto alle forze dell'ordine, senza mai voltarci dall'altra parte. Perché la solidarietà non significa tollerare la violenza e l'inclusione non può prescindere dal rispetto delle persone e della loro sicurezza.
Siamo certi che le forze dell'ordine e la magistratura, anche per i fatti di ieri sera, faranno il loro lavoro e cogliamo l'occasione per ringraziare i Carabinieri per la professionalità, la tempestività e la disponibilità dimostrate durante l'intervento e nelle ore successive.
Ma vogliamo essere altrettanto chiari su un altro punto. Quanto accaduto non può e non deve mettere in discussione il lavoro di integrazione, inclusione e solidarietà che da tempo portiamo avanti qui a Barletta.
Un episodio di violenza, per quanto grave, non può inficiare tutto ciò che abbiamo costruito attraverso l'impegno quotidiano nelle relazioni umane e il sostegno alle persone più fragili, più deboli ed emarginate, di qualsiasi nazionalità esse siano.
Chi ha commesso reati dovrà risponderne. Ma soltanto chi li ha commessi. Non un popolo. Non una comunità. Non una categoria indistinta chiamata "i migranti".
Fra le persone migranti ci sono delinquenti, persone violente, persone che spacciano, che fanno uso di droghe e persone che abusano di alcol, esattamente come fra gli italiani. È una realtà che non abbiamo alcuna intenzione di nascondere.
Così come abbiamo segnalato ai Carabinieri quello che, sulla base della nostra esperienza quotidiana, appare come un aumento dell'uso improprio di alcuni medicinali, soprattutto tra persone migranti di origine nordafricana. Si tratta, in particolare, di Lyrica e Rivotril, farmaci che, quando assunti al di fuori delle indicazioni terapeutiche, possono essere utilizzati per i loro effetti psicoattivi.
Anche Barletta conosce bene la criminalità, anche organizzata, e ha conosciuto fatti di sangue gravissimi, compresi omicidi commessi da barlettani contro altri barlettani. Eppure, nessuno ha mai pensato che, per questo, tutti i barlettani fossero delinquenti.
Perché allora, quando a commettere un reato è una persona straniera, la responsabilità individuale deve trasformarsi in una colpa collettiva? Dopo episodi come quello di ieri sera, il fatto concreto rischia di scomparire, sostituito da una generalizzazione tanto semplice quanto ingiusta: "i migranti sono pericolosi". È un meccanismo antico: trasformare alcuni responsabili in un intero popolo colpevole, dando alla paura un volto facile da odiare.
Noi a questa operazione ci opporremo. E ci opporremo sempre. Non per negare la violenza, che abbiamo visto con i nostri occhi, né per giustificare chi l'ha commessa.
Siamo stati noi a chiamare le forze dell'ordine e continueremo a collaborare affinché chi delinque, aggredisce o mette in pericolo la sicurezza delle persone risponda delle proprie azioni. Ma non accetteremo mai che la responsabilità di alcuni diventi la condanna di tutti gli altri.
Conosciamo uomini e donne stranieri che vivono in condizioni di sfruttamento, che lavorano qui a Barletta, spesso in nero e per salari irrisori. Persone che dormono accampate nelle tende, quando va bene, senza servizi igienici, senza alcunché.
Conosciamo anche uomini e donne stranieri ai quali alcuni proprietari barlettani affittano immobili dichiarando canoni bassissimi, mentre riscuotono in nero somme ben più elevate. Persone costrette a condividere in molti sottani angusti e sovraffollati, spesso in condizioni igienico-sanitarie indegne. Persone che, nonostante tutto, cercano di risparmiare ogni euro possibile soprattutto per mandare qualche soldo alle proprie famiglie rimaste nei Paesi d'origine.
Queste persone rappresentano l'assoluta maggioranza. Non hanno mai fatto male a nessuno e rischiano di ritrovarsi sul banco degli imputati soltanto per il colore della pelle, per un accento diverso o per la loro povertà. Ed è qui che il discorso diventa anche politico. Quando mancano reddito, lavoro dignitoso, sanità, istruzione e servizi, diventa più semplice indicare come nemico chi sta ancora più in basso.
Mettere gli ultimi contro gli ultimissimi significa distogliere lo sguardo dalle disuguaglianze e dalle loro cause, colpendo proprio chi ha meno strumenti per difendersi.
Noi continueremo a stare dalla stessa parte:
- contro i delinquenti, chiunque essi siano;
- accanto agli innocenti, chiunque essi siano.
La responsabilità penale è personale. Non appartiene a una nazionalità, a un colore della pelle o a una comunità. Non è soltanto una nostra convinzione: è un principio sancito dalla Costituzione della Repubblica Italiana.
E continueremo a stare accanto anche a chi, agli occhi di qualcuno, sembra avere una sola colpa: essere nato povero e dalla parte sbagliata del mondo».
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