Venerdì Santo, la processione e il "Voto" di Barletta nel 1656

Il racconto storico di Michele Grimaldi: «Manifestazione di fede profonda»

lunedì 6 aprile 2020 12.42
Siamo nella Settimana Santa, periodo di riti sentiti e seguiti dalla popolazione barlettana, ma che quest'anno saranno insolitamente assenti, con la città chiusa in casa per l'emergenza Coronavirus. Il responsabile dell'Archivio di Stato di Barletta Michele Grimaldi ci propone un racconto storico che ci riporta indietro nel tempo sino al 1656.

«Non è mia intenzione - scrive Grimaldi - disquisire o ancor peggio, esprimere giudizi su ciò che succederà nell'Arcidiocesi di Trani, Barletta, Bisceglie e Nazareth durante la Settimana Santa ed ovviamente a Pasqua…niente di niente (come annunciato dal titolare della Diocesi Mons. D'Ascenzo) neanche la tanto attesa Processione del Venerdì Santo, ma permettetemi, soltanto, di riportarvi, come contr'altare, quanto santamente "gridava" il Curato d'Ars, Giovanni Maria Vianney, indicando il tabernacolo: "Egli è lì, è lì, bisogna tenere aperte le nostre chiese, accessibili ai fedeli e agli altri, perché è una grave ferita nel Corpo di Cristo che le chiese abbiano le porte chiuse, non lo comprendo, non è sopportabile! ". Che dire, hanno tutti pienamente ragione, ma tant'è.

Detto questo vi riporto, come sempre faccio da un po' di anni, un paragone con ciò che accadeva nel passato e più precisamente 364 anni fa, in una situazione molto, ma molto simile alla piaga che sta colpendo il mondo intero nei nostri giorni.

In questo contesto storico va inserita la Processione del Venerdì Santo a Barletta. Innanzitutto bisogna inquadrarla dal punto di vista religioso. Il tradizionale evento, una delle più antiche espressioni di fede e spiritualità della Comunità barlettana, è un momento particolarissimo per i credenti e questo significato centrale non va mai dimenticato, un momento di intensa emozione collettiva. In questa speciale occasione, in una giornata di profonda spiritualità, i barlettani riscoprono le loro radici cattoliche e la comunità si ritrova per celebrare forse la più grande testimonianza di fede che si vive nella nostra Città. Infatti sono tantissimi gli elementi unici che contraddistinguono l'evento: una delle ricorrenze più importanti nella vita dei fedeli e non, attraverso la quale la Città si ritrova, in tutte le sue componenti, a metter insieme spiritualità e partecipazione popolare, fede e devozione, mondo religioso e mondo laico, arte e cultura completando il mosaico di una Barletta dalla storia antica ma rivolta al futuro senza rinunciare alle proprie radici. Chiunque abbia avuto modo di assistere, negli anni, alla Processione, conserva dentro di sé la memoria di un'emozione fortissima, scandita dai ritmi dei portatori della splendida Urna. A questo punto è d'obbligo fare un passo indietro e spiegare la nemesi dell'evento. Il tutto risale al voto che la Città di Barletta pronunziò in occasione della cessazione della peste del 1656 allorquando i nostri progenitori, vista l'incredibile virulenza del contagio, ricorsero all'unico "Benefattore" ed alla sua divina misericordia, per far si che la peste fosse debellata.


Sfogliando le pagine ingiallite della Storia, si può notare come la Processione esisteva già dal 1504 ed anche in quella occasione si era ricorso alla fede per bloccare un'altra epidemia di peste.
I tempi e i modi dello svolgimento della prima processione sono soltanto immaginabili in quanto non è possibile accedere a fonti certe per il semplice motivo che non sono reperibili, ma si può immaginare che il tutto sia avvenuto nella notte tra il Giovedì e il Venerdì Santo nel momento in cui l'epidemia aveva raggiunto il punto più virulento e mortale.

In diversi documenti reperiti dal 1592 e sino al "famoso" 1656, si cita senza ombra di dubbio la Processione del Giovedì o del Venerdì Santo. Un cambiamento "epocale" si ebbe con una disposizione di Ferdinando IV del 24 marzo 1769, con la quale si ordinava, per motivi di sicurezza, che le processioni non fossero più effettuate durante la notte e di conseguenza quella della Settimana Santa venne spostata al pomeriggio del Venerdì.

Tra le processioni che si sono succedute attraverso i secoli, la lente di ingrandimento va indubbiamente posta su quella del 1656 e questo anche perché l'evento è stato immortalato e certificato da un rogito notarile che viene conservato dalla Sezione di Archivio di Stato di Trani.

Le "cronache" dell'epoca riportano l'inspiegabile e repentina cessazione della peste che non mieté più vittime (la peste investì Barletta tra il 28 luglio 1656 e il 22 giugno 1657 la malattia uccise tra le 8000 e le 13.000 persone) proprio nella notte tra il Giovedì Santo e il Venerdì 20 aprile 1656 allorquando sulla Città si abbatté una nevicata di incredibile intensità mentre il corteo transitava dalle parti dell'attuale via Romania.

In seguito alla fondamentale intercessione ricevuta, non soltanto il clero ma l'intera Città di Barletta "formalizzò" il Voto di ringraziamento.

Nel rogito notarile si legge:

"…Potendo dire con verità che nelle universali miserie che affliggono in questi tempi questo regno: manus Domini tetigit nos (la mano del Signore ci ha toccato)… che col flagello del contagio ha dato principio d'alcuni giorni in qua punire i nostri peccati e scelleragginiOnde noi Sindaco (Marco Antonio Bonelli), Eletti e Deputati in nome di tutto il Pubblico… facciamo voto e giuriamo, intendendo di obbligare a tal voto e giuramento le nostre vite e di tutti i nostri cittadini presenti e futuri, di far fabbricare un trofeo delle divine misericordie, acciò sia questa città libera dal contagio: una Cassa o una urna d'argento di valore di scudi duecento, nel quale si debba portare in processione per la città il Santissimo Sacramento il Venerdì Santo a sera".

Si potrebbe considerare questo un semplice atto di magnanimità da parte dell'amministrazione dell'epoca se la frase fosse letta estrapolandola dal contesto del "Voto" fatto dalla "Fedelissima Città di Barletta in occasione del contagio". Avete inteso bene perché quello di cui stiamo parlando ma che qualcuno vorrebbe stravolgere nel suo effettivo significato, è proprio un "Voto". In ambito religioso si definisce voto una promessa fatta a Dio. La promessa è obbligante, e quindi differisce dalla semplice risoluzione, che è un proposito presente di fare o di non fare delle determinate cose in futuro. E la scelta della forma "promessa obbligante" non è stata proferita da un cittadino qualsiasi ma, come si legge nell'atto notarile, dal Sindaco.

La promessa quindi è stata ed è ancor oggi vincolante, prova ne sia che la processione eucaristico - penitenziale del Venerdì Santo riveste anche nei nostri giorni un momento di profonda spiritualità. Ed un momento veramente toccante delle celebrazioni è l'esecuzione del "Christus", opera di intensa e sacra bellezza del maestro barlettano Giuseppe Curci che viene eseguita in piazza Plebiscito sul sagrato della chiesa di San Gaetano in conclusione del corteo sacro.

Il voto fatto rischiò di estinguersi nel 1799, quando i francesi rubarono l'antica urna d'argento realizzata nel 1656 a spese della città, costringendo immediatamente la Confraternita del Santissimo Sacramento, perché il voto non si interrompesse, a sostituirla con una nuova urna – la stessa ancora oggi utilizzata. La presenza "laica" della città, la partecipazione reale dei barlettani, è in alcuni segni: la chiave dell'urna consegnata ai sindaci, perché la custodiscano durante la cerimonia, garanti del voto. Un atto simbolico che sanciva una volta di più il legame dell'Amministrazione con il rituale. Segni, indubbiamente. Come un segno è nella presenza dello stemma della città di Barletta cucito sulle dalmatiche indossate dai quattro diaconi che portano, a piedi scalzi, l'urna stessa per le vie della città.

Insomma questa manifestazione di fede profonda non può e non deve essere considerata una semplice usanza popolare in quanto il suo vero significato è riconducibile al mistero stesso della Pasqua e della Resurrezione di nostro Signore Gesù Cristo in quanto il dono dell'Eucaristia, che viene portata, unico caso al mondo, in processione grazie alla Bolla di Leone X del 1517, si compirà proprio nella Passione, Morte e Resurrezione che si celebra ogni anno con il Triduo Pasquale».