Trent’anni dalla legge sui beni confiscati: a Barletta focus sulle opportunità sociali
Un incontro promosso da Libera Barletta e Arci Cafiero per celebrare il trentennale della legge 109 del 1996
lunedì 9 marzo 2026
11.29
Trent'anni dopo l'approvazione della legge 109 del 7 marzo 1996, che per la prima volta in Italia ha istituito la confisca dei beni alle organizzazioni mafiose per destinarli a finalità sociali, a Barletta si è svolto un incontro pubblico di riflessione e approfondimento sul valore civile e sull'utilizzo di questi beni.
L'evento, promosso da Libera Barletta e Arci Cafiero, ha visto la partecipazione in collegamento online di Vincenzo Pugliese, referente della Cooperativa Sociale Altereco, impegnata nella gestione di più beni confiscati sul territorio di Cerignola.
La legge, considerata un pilastro nella lotta alla criminalità organizzata, ha portato nel tempo alla confisca di decine di migliaia di beni in tutta Italia.
Secondo l'ultimo report di Libera sono oltre 36.000 i beni immobili confiscati in Italia alla mafia, ma circa 5 su 10 rimangono ancora da destinare ad usi sociali o istituzionali, evidenziando la necessità di accelerare i processi di riuso concreto.
«In Puglia sono 1.532 i beni immobili confiscati alla criminalità del nostro territorio regionale ancora in attesa di una piena destinazione sociale» spiega Michele Gallo - delegato BAT Libera - «mentre oltre mille sono quelli gestiti già da associazioni, cooperative sociali ed enti del terzo settore, attivi in 45 comuni pugliesi».
Durante l'incontro, Giorgio Carpagnano, referente di Libera Barletta, ha insistito sull'importanza di trasformare i beni confiscati in spazi vivi per la collettività «non si tratta solo di applicare una legge» ha detto «ma di restituire dignità ai territori e costruire opportunità di crescita civile e sociale, sconfiggendo simbolicamente e materialmente il potere mafioso».
Un'esperienza concreta di riuso sociale è stata raccontata da Vincenzo Pugliese, presidente della Cooperativa Sociale Altereco, che gestisce dal 2011 il bene confiscato di "Terra Aut" nelle campagne di Cerignola: «questa cooperativa nasce con l'obiettivo di trasformare terre sottratte alla criminalità organizzata in opportunità di lavoro, inclusione e sviluppo per chi è in condizioni di fragilità sociale, promuovendo agricoltura sociale ed educazione alla legalità» afferma Pugliese, precisando che «sul bene di "Terra Aut" si svolgono molteplici attività, dalla coltivazione di olivi, viti e ortaggi alla produzione di vini e prodotti biologici come confetture, olio e altri derivati, favorendo l'inserimento lavorativo di persone svantaggiate, ex detenuti e migranti e contrastando il caporalato attraverso una filiera agricola etica. I prodotti sono in vendita presso i punti vendita Coop locali e per noi rappresentano un esempio concreto di economia sociale derivata dalla gestione di un bene confiscato».
L'attivista dell'ARCI Cafiero, Carmine Doronzo, ha poi richiamato l'attenzione sul fatto che, sebbene esistano nelle mani dei Comuni strumenti normativi per censire e utilizzare i beni confiscati «la nostra amministrazione non effettua controlli sistematici sullo stato dei beni confiscati, nonostante ne sia obbligata da un regolamento comunale, e ciò limita chiaramente l'efficacia delle politiche di riuso».
L'incontro ha messo in luce sia le potenzialità che le criticità legate alla legge 109, ribadendo che la collaborazione tra cittadini, associazioni e istituzioni resta un punto di partenza fondamentale per trasformare luoghi sottratti alla criminalità in presìdi di legalità, inclusione sociale e sviluppo locale, nella speranza di poter valutare in futuro la gestione di un bene confiscato anche qui a Barletta, come segno di cittadinanza attiva e lotta contro le mafie.
L'evento, promosso da Libera Barletta e Arci Cafiero, ha visto la partecipazione in collegamento online di Vincenzo Pugliese, referente della Cooperativa Sociale Altereco, impegnata nella gestione di più beni confiscati sul territorio di Cerignola.
La legge, considerata un pilastro nella lotta alla criminalità organizzata, ha portato nel tempo alla confisca di decine di migliaia di beni in tutta Italia.
Secondo l'ultimo report di Libera sono oltre 36.000 i beni immobili confiscati in Italia alla mafia, ma circa 5 su 10 rimangono ancora da destinare ad usi sociali o istituzionali, evidenziando la necessità di accelerare i processi di riuso concreto.
«In Puglia sono 1.532 i beni immobili confiscati alla criminalità del nostro territorio regionale ancora in attesa di una piena destinazione sociale» spiega Michele Gallo - delegato BAT Libera - «mentre oltre mille sono quelli gestiti già da associazioni, cooperative sociali ed enti del terzo settore, attivi in 45 comuni pugliesi».
Durante l'incontro, Giorgio Carpagnano, referente di Libera Barletta, ha insistito sull'importanza di trasformare i beni confiscati in spazi vivi per la collettività «non si tratta solo di applicare una legge» ha detto «ma di restituire dignità ai territori e costruire opportunità di crescita civile e sociale, sconfiggendo simbolicamente e materialmente il potere mafioso».
Un'esperienza concreta di riuso sociale è stata raccontata da Vincenzo Pugliese, presidente della Cooperativa Sociale Altereco, che gestisce dal 2011 il bene confiscato di "Terra Aut" nelle campagne di Cerignola: «questa cooperativa nasce con l'obiettivo di trasformare terre sottratte alla criminalità organizzata in opportunità di lavoro, inclusione e sviluppo per chi è in condizioni di fragilità sociale, promuovendo agricoltura sociale ed educazione alla legalità» afferma Pugliese, precisando che «sul bene di "Terra Aut" si svolgono molteplici attività, dalla coltivazione di olivi, viti e ortaggi alla produzione di vini e prodotti biologici come confetture, olio e altri derivati, favorendo l'inserimento lavorativo di persone svantaggiate, ex detenuti e migranti e contrastando il caporalato attraverso una filiera agricola etica. I prodotti sono in vendita presso i punti vendita Coop locali e per noi rappresentano un esempio concreto di economia sociale derivata dalla gestione di un bene confiscato».
L'attivista dell'ARCI Cafiero, Carmine Doronzo, ha poi richiamato l'attenzione sul fatto che, sebbene esistano nelle mani dei Comuni strumenti normativi per censire e utilizzare i beni confiscati «la nostra amministrazione non effettua controlli sistematici sullo stato dei beni confiscati, nonostante ne sia obbligata da un regolamento comunale, e ciò limita chiaramente l'efficacia delle politiche di riuso».
L'incontro ha messo in luce sia le potenzialità che le criticità legate alla legge 109, ribadendo che la collaborazione tra cittadini, associazioni e istituzioni resta un punto di partenza fondamentale per trasformare luoghi sottratti alla criminalità in presìdi di legalità, inclusione sociale e sviluppo locale, nella speranza di poter valutare in futuro la gestione di un bene confiscato anche qui a Barletta, come segno di cittadinanza attiva e lotta contro le mafie.