«Oltre il veliero: Barletta ha il coraggio di progettare il proprio futuro?»
La nota dell'imprenditore Aldo Musti
mercoledì 10 giugno 2026
1.19
«Leggendo le polemiche nate attorno all'arrivo del veliero Star Clipper nel porto di Barletta, mi sono trovato a riflettere su una questione che considero ancora più importante. Al di là delle opinioni sul bus navetta, sulla banda musicale o sulle iniziative di accoglienza, il vero interrogativo riguarda la capacità della nostra città di guardare avanti. Barletta vuole limitarsi ad amministrare il presente oppure intende finalmente progettare il proprio futuro? Da imprenditore ho imparato che le scelte più importanti non sono quasi mai quelle che producono risultati immediati. Partecipare a una fiera internazionale, aprire un nuovo mercato, investire in promozione o sviluppare un nuovo prodotto significa sostenere costi oggi senza avere alcuna certezza di raccogliere domani». Così l'imprenditore, Aldo Musti.
«Eppure è proprio questo che distingue chi gestisce l'esistente da chi costruisce il futuro. Lo stesso principio dovrebbe valere per una città. Asfaltare una strada, riparare un marciapiede o sostituire una lampadina sono attività necessarie. Ma nessuna di queste, da sola, è in grado di cambiare il destino di una comunità. Per scrivere il futuro servono visione, programmazione e coraggio. Per questo motivo continuo a chiedermi perché Barletta, dopo oltre dieci anni di discussioni, studi, incontri pubblici, consulenze e percorsi partecipativi, non sia ancora riuscita a dotarsi del proprio Piano Urbanistico Generale. Nel corso degli anni cittadini, associazioni, professionisti e imprenditori sono stati chiamati a partecipare a numerosi incontri pubblici, molti dei quali svolti proprio presso la sede di Viale Marconi. Sono state raccolte idee, proposte e contributi. È stato investito tempo da parte dei cittadini e sono state impiegate risorse pubbliche per costruire una visione condivisa della città. È quindi legittimo chiedersi quale sia oggi lo stato di quel lavoro e quando Barletta potrà finalmente disporre dello strumento più importante per programmare il proprio sviluppo. Il P.U.G. non è un semplice documento tecnico.
È la risposta a domande fondamentali. Che città vogliamo essere tra trent'anni? Quale ruolo devono avere il porto, il turismo e il mare? Come valorizzare le nostre spiagge, il Castello, il patrimonio storico e culturale? Come attrarre investimenti e creare nuove opportunità per i giovani? Nel frattempo altre città hanno avuto il coraggio di guardare avanti. Penso a realtà come Monopoli, Savelletri o Molfetta, che negli ultimi decenni hanno saputo valorizzare il proprio territorio trasformando risorse spesso sottovalutate in opportunità di crescita economica e occupazionale. Barletta non ha nulla da invidiare a queste città. Possiede un patrimonio storico straordinario, un litorale di grande valore, un porto, una posizione strategica e un tessuto imprenditoriale dinamico. Forse è arrivato il momento di discutere meno delle singole occasioni e di confrontarci di più sulla direzione che vogliamo dare alla città. Perché il vero tema non è il veliero arrivato oggi. Il vero tema è se Barletta abbia ancora il coraggio di immaginare il proprio futuro. E il futuro di una città non si costruisce con interventi occasionali o guardando soltanto alle esigenze del presente. Si costruisce attraverso una visione condivisa, una programmazione seria e uno strumento fondamentale che da troppo tempo attende di vedere la luce: il Piano Urbanistico Generale (P.U.G.). È nel P.U.G. che si decide quale sarà la Barletta dei prossimi decenni. È nel P.U.G. che si immagina il rapporto tra porto, mare, turismo, attività produttive, ambiente, mobilità e qualità della vita. È nel P.U.G. che una comunità sceglie se limitarsi ad amministrare il presente o se avere il coraggio di progettare il proprio domani.
Per questo motivo il dibattito sul futuro di Barletta dovrebbe ripartire proprio da lì. Non dal prossimo evento. Non dalla prossima polemica. Ma dalla visione della città che vogliamo consegnare ai nostri figli e ai nostri nipoti. Perché il futuro di Barletta ha già un nome. Si chiama Piano Urbanistico Generale».
«Eppure è proprio questo che distingue chi gestisce l'esistente da chi costruisce il futuro. Lo stesso principio dovrebbe valere per una città. Asfaltare una strada, riparare un marciapiede o sostituire una lampadina sono attività necessarie. Ma nessuna di queste, da sola, è in grado di cambiare il destino di una comunità. Per scrivere il futuro servono visione, programmazione e coraggio. Per questo motivo continuo a chiedermi perché Barletta, dopo oltre dieci anni di discussioni, studi, incontri pubblici, consulenze e percorsi partecipativi, non sia ancora riuscita a dotarsi del proprio Piano Urbanistico Generale. Nel corso degli anni cittadini, associazioni, professionisti e imprenditori sono stati chiamati a partecipare a numerosi incontri pubblici, molti dei quali svolti proprio presso la sede di Viale Marconi. Sono state raccolte idee, proposte e contributi. È stato investito tempo da parte dei cittadini e sono state impiegate risorse pubbliche per costruire una visione condivisa della città. È quindi legittimo chiedersi quale sia oggi lo stato di quel lavoro e quando Barletta potrà finalmente disporre dello strumento più importante per programmare il proprio sviluppo. Il P.U.G. non è un semplice documento tecnico.
È la risposta a domande fondamentali. Che città vogliamo essere tra trent'anni? Quale ruolo devono avere il porto, il turismo e il mare? Come valorizzare le nostre spiagge, il Castello, il patrimonio storico e culturale? Come attrarre investimenti e creare nuove opportunità per i giovani? Nel frattempo altre città hanno avuto il coraggio di guardare avanti. Penso a realtà come Monopoli, Savelletri o Molfetta, che negli ultimi decenni hanno saputo valorizzare il proprio territorio trasformando risorse spesso sottovalutate in opportunità di crescita economica e occupazionale. Barletta non ha nulla da invidiare a queste città. Possiede un patrimonio storico straordinario, un litorale di grande valore, un porto, una posizione strategica e un tessuto imprenditoriale dinamico. Forse è arrivato il momento di discutere meno delle singole occasioni e di confrontarci di più sulla direzione che vogliamo dare alla città. Perché il vero tema non è il veliero arrivato oggi. Il vero tema è se Barletta abbia ancora il coraggio di immaginare il proprio futuro. E il futuro di una città non si costruisce con interventi occasionali o guardando soltanto alle esigenze del presente. Si costruisce attraverso una visione condivisa, una programmazione seria e uno strumento fondamentale che da troppo tempo attende di vedere la luce: il Piano Urbanistico Generale (P.U.G.). È nel P.U.G. che si decide quale sarà la Barletta dei prossimi decenni. È nel P.U.G. che si immagina il rapporto tra porto, mare, turismo, attività produttive, ambiente, mobilità e qualità della vita. È nel P.U.G. che una comunità sceglie se limitarsi ad amministrare il presente o se avere il coraggio di progettare il proprio domani.
Per questo motivo il dibattito sul futuro di Barletta dovrebbe ripartire proprio da lì. Non dal prossimo evento. Non dalla prossima polemica. Ma dalla visione della città che vogliamo consegnare ai nostri figli e ai nostri nipoti. Perché il futuro di Barletta ha già un nome. Si chiama Piano Urbanistico Generale».