I residenti della 167 smontano il trionfalismo del comune: «Il TAR ha deciso solo su un cavillo processuale, nessun via libera all’opera»
La nota del comitato di quartiere
venerdì 22 maggio 2026
1.28
«In merito al comunicato diffuso dall'Amministrazione comunale relativo al ricorso al TAR concernente il Permesso di Costruire rilasciato per il lotto E33 tra via Palmitessa e via Leonardo da Vinci, appare necessario ristabilire alcuni elementi di verità che il Comune omette deliberatamente di evidenziare». Così i referenti del comitato di quartiere zona 167 Giuseppe Di Bari e Raffaele Patella.
«Il rigetto del ricorso non rappresenta affatto una "vittoria nel merito" dell'Amministrazione, come si tenta di far credere all'opinione pubblica. È opportuno chiarire un aspetto giuridico fondamentale che il comunicato comunale omette con evidente intento propagandistico.
Sia la sentenza del T.A.R. che la verificazione tecnica non dicono in alcun modo – neppure indirettamente o implicitamente – che i provvedimenti comunali sono legittimi o che i motivi di ricorso erano infondati.
La sentenza dice solo che, alla luce della verificazione (peraltro fatta senza contraddittorio), la ricorrente non abita abbastanza vicino ai nuovi fabbricati, e, quindi, non ha titolo per rivolgersi al giudice amministrativo. Tutto qui. Di conseguenza, se i provvedimenti comunali erano illegittimi, come alcuni sostengono, lo sono tuttora.
Giova ricordare che già il 18 novembre il Sindaco, attraverso la pagina Facebook istituzionale del Comune, aveva assunto toni particolarmente discutibili annunciando non solo la richiesta di condanna alle spese nei confronti dei ricorrenti, ma addirittura verifiche sulle eventuali difformità urbanistiche delle loro abitazioni. Una dichiarazione grave e istituzionalmente inopportuna nei confronti di cittadini che avevano semplicemente esercitato un diritto costituzionalmente garantito. Ancora più singolare appariva il riferimento all'invio della relazione tecnica al Questore, quasi a voler sovrapporre impropriamente un contenzioso amministrativo a questioni criminali, contribuendo ad alimentare un clima di forte tensione attorno ai residenti e ai comitati civici.
Resta infine intatto il tema politico e giuridico urbanistico posto dai cittadini: quello di un quartiere già fortemente compromesso dal sovraccarico edilizio, dalla carenza di servizi, di spazi pubblici e di una pianificazione realmente orientata alla qualità della vita dei residenti.
Colpisce pertanto il tono trionfalistico adottato dall'Amministrazione, che preferisce esultare per una vicenda giudiziaria piuttosto che interrogarsi sul profondo disagio urbano e sociale che continua ad attraversare la periferia cittadina e che ha portato tanti residenti ad esporsi personalmente in una battaglia civica lunga e difficile».
«Il rigetto del ricorso non rappresenta affatto una "vittoria nel merito" dell'Amministrazione, come si tenta di far credere all'opinione pubblica. È opportuno chiarire un aspetto giuridico fondamentale che il comunicato comunale omette con evidente intento propagandistico.
Sia la sentenza del T.A.R. che la verificazione tecnica non dicono in alcun modo – neppure indirettamente o implicitamente – che i provvedimenti comunali sono legittimi o che i motivi di ricorso erano infondati.
La sentenza dice solo che, alla luce della verificazione (peraltro fatta senza contraddittorio), la ricorrente non abita abbastanza vicino ai nuovi fabbricati, e, quindi, non ha titolo per rivolgersi al giudice amministrativo. Tutto qui. Di conseguenza, se i provvedimenti comunali erano illegittimi, come alcuni sostengono, lo sono tuttora.
Giova ricordare che già il 18 novembre il Sindaco, attraverso la pagina Facebook istituzionale del Comune, aveva assunto toni particolarmente discutibili annunciando non solo la richiesta di condanna alle spese nei confronti dei ricorrenti, ma addirittura verifiche sulle eventuali difformità urbanistiche delle loro abitazioni. Una dichiarazione grave e istituzionalmente inopportuna nei confronti di cittadini che avevano semplicemente esercitato un diritto costituzionalmente garantito. Ancora più singolare appariva il riferimento all'invio della relazione tecnica al Questore, quasi a voler sovrapporre impropriamente un contenzioso amministrativo a questioni criminali, contribuendo ad alimentare un clima di forte tensione attorno ai residenti e ai comitati civici.
Resta infine intatto il tema politico e giuridico urbanistico posto dai cittadini: quello di un quartiere già fortemente compromesso dal sovraccarico edilizio, dalla carenza di servizi, di spazi pubblici e di una pianificazione realmente orientata alla qualità della vita dei residenti.
Colpisce pertanto il tono trionfalistico adottato dall'Amministrazione, che preferisce esultare per una vicenda giudiziaria piuttosto che interrogarsi sul profondo disagio urbano e sociale che continua ad attraversare la periferia cittadina e che ha portato tanti residenti ad esporsi personalmente in una battaglia civica lunga e difficile».