Carne di cavallo sì o no? Presentato disegno di legge al Senato
La legge, se approvata, vieterebbe la macellazione e il consumo di carne equina. Previste pesanti sanzioni
lunedì 16 febbraio 2026
17.37
Stecche o involtini che siano, quanto noi barlettani saremmo pronti a rinunciare al nostro tradizionale "ragù" di puledro della domenica? E a quelle belle grigliate a base di costatine, "rasciale" e salsiccia "a punta di coltello" tipiche dei mesi più caldi? Non è un'ipotesi, ma un disegno di legge bipartisan presentato al Senato da Michela Vittoria Brambilla (Noi Moderati), Luana Zanella (AVS) e Susanna Cherci (Movimento Cinque Stelle), volto a riconoscere per legge come NDPA (non destinati a uso alimentare) e come "animali da affezione", cavalli, asini, muli, pony e bardotti.
È la quarta volta (l'ultima nel 2013) che viene presentata una proposta di legge volta a vietare in Italia la carne di cavallo: provvedimento che non ha però mai passato l'esame del Parlamento.
La proposta di legge attuale prevede la reclusione da 3 mesi a 3 anni, e una multa da 30mila a 100mila Euro, con inasprimento della pena e della sanzione di un terzo nel caso le carni vengano messe in commercio (fonte "Il Sole 24 Ore").
La norma prevederebbe inoltre, entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge, l'obbligo da parte degli allevatori dell'iscrizione degli animali in un registro anagrafico, pena sanzioni da 20mila a 50mila euro, oltre all'istituzione di un fondo di riconversione per le annualità 2025, 2026 e 2027, volti a incentivare la riconversione degli allevamenti.
La carne di cavallo è già stata un tabù in un passato che si perde nella notte dei tempi, con Papa Gregorio III che nell'anno 732 ne sconsigliava il consumo perché associato a pratiche pagane.
Il consumo della carne equina in Italia è usanza vecchia di secoli, e risale a tempi nei quali guerre e carestie riducevano alla fame le popolazioni, e dove spesso le carcasse dei cavalli usati in battaglia costituivano l'unica fonte di cibo.
Non è un caso, infatti, che prima assurgere a pietanza tra le più rinomate in Puglia (ma non solo), la carne di cavallo è stata per centinaia di anni definita come una sorta di cibo per poveri.
Carne di cavallo le cui proprietà nutrizionali sono abbastanza note, essendo tra le cosiddette "carni rosse", note per essere fonte di proteine e con bassissimo contenuto di grassi.
Come facilmente intuibile, un 'indagine risalente al dicembre scorso, attribuisce alla Puglia il primato nella macellazione equina con il 34,32%, seguita dall'Emilia Romagna con il 20,30%, e dal Veneto con il 13,67% (dati "Il Sole 24 Ore"), con un consumo che è diffuso inoltre anche in Sicilia e Lombardia.
Solo il tempo, e naturalmente il voto in Parlamento, ci dirà come andrà a finire, e se un giorno più o meno lontano, dovremo dire addio a una delle nostre tradizioni culinarie più radicate e caratteristiche.
È la quarta volta (l'ultima nel 2013) che viene presentata una proposta di legge volta a vietare in Italia la carne di cavallo: provvedimento che non ha però mai passato l'esame del Parlamento.
La proposta di legge attuale prevede la reclusione da 3 mesi a 3 anni, e una multa da 30mila a 100mila Euro, con inasprimento della pena e della sanzione di un terzo nel caso le carni vengano messe in commercio (fonte "Il Sole 24 Ore").
La norma prevederebbe inoltre, entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge, l'obbligo da parte degli allevatori dell'iscrizione degli animali in un registro anagrafico, pena sanzioni da 20mila a 50mila euro, oltre all'istituzione di un fondo di riconversione per le annualità 2025, 2026 e 2027, volti a incentivare la riconversione degli allevamenti.
La carne di cavallo è già stata un tabù in un passato che si perde nella notte dei tempi, con Papa Gregorio III che nell'anno 732 ne sconsigliava il consumo perché associato a pratiche pagane.
Il consumo della carne equina in Italia è usanza vecchia di secoli, e risale a tempi nei quali guerre e carestie riducevano alla fame le popolazioni, e dove spesso le carcasse dei cavalli usati in battaglia costituivano l'unica fonte di cibo.
Non è un caso, infatti, che prima assurgere a pietanza tra le più rinomate in Puglia (ma non solo), la carne di cavallo è stata per centinaia di anni definita come una sorta di cibo per poveri.
Carne di cavallo le cui proprietà nutrizionali sono abbastanza note, essendo tra le cosiddette "carni rosse", note per essere fonte di proteine e con bassissimo contenuto di grassi.
Come facilmente intuibile, un 'indagine risalente al dicembre scorso, attribuisce alla Puglia il primato nella macellazione equina con il 34,32%, seguita dall'Emilia Romagna con il 20,30%, e dal Veneto con il 13,67% (dati "Il Sole 24 Ore"), con un consumo che è diffuso inoltre anche in Sicilia e Lombardia.
Solo il tempo, e naturalmente il voto in Parlamento, ci dirà come andrà a finire, e se un giorno più o meno lontano, dovremo dire addio a una delle nostre tradizioni culinarie più radicate e caratteristiche.