Gli studenti del "Léontine e Giuseppe De Nittis" di Barletta incontrano l’artista Claudia Amatruda
Un dialogo profondo e stimolante su come raccontare la disabilità attraverso l’arte
venerdì 13 febbraio 2026
10.14
Un incontro profondo, emozionante e stimolante, che non capita tutti i giorni, quello avvenuto tra gli studenti dell'IISS "Léontine e Giuseppe De Nittis" di Barletta e l'artista Claudia Amatruda, che da anni, attraverso numerosi linguaggi visivi – fotografia, installazioni, video e performance – ha trovato la sua voce per elaborare in maniera inedita il tema della malattia, creando nuovi codici di comprensione e attivando col pubblico un dialogo prezioso.
L'invito a dialogare con i ragazzi è giunto da Raffaele Fiorella, suo ex professore presso l'Accademia delle Belle Arti di Foggia, e anche lui artista che nel corso della sua carriera si è sempre mosso con versatilità tra i diversi media, spaziando fra installazione, video e scultura.
Fiorella, con gli studenti dell'istituto barlettano, sta conducendo un laboratorio finalizzato alla realizzazione di un'opera collettiva che prevede l'utilizzo di tecniche eterogenee e la creazione di un "archivio intimo" di immagini capaci di raccontare la quotidianità dei ragazzi.
Un laboratorio che si inserisce nell'ampio e ambizioso progetto dell'associazione Canudo Ets, Avvistamenti, vincitore del bando "Il cinema e l'Audiovisivo a scuola – Progetti di rilevanza territoriale", promosso dal Ministero della Cultura e dal Ministero dell'Istruzione e del Merito, curato dalla responsabile scientifica Daniela Di Niso e da Antonio Musci, responsabile di progetto.
Agli studenti è stato chiesto di riflettere sul concetto di "cura", realizzando dei brevi video con il cellulare: a casa, a scuola o in qualsiasi altro luogo da associare all'idea di un posto nel quale rifugiarsi e nel quale sentirsi liberi di essere se stessi. Nel corso dei primi incontri, Fiorella ha mostrato agli alunni alcuni esempi da cui poter trarre ispirazione per poter declinare questo concetto attraverso vari linguaggi cinematografici: dall'animazione di Rybczyński ai video della stessa Amatruda.
Ed è quindi proprio dalla "cura" - nelle sue accezioni positive, ma anche quelle più ambigue, di una cura che crea dipendenza e solitudine - è cominciato il dialogo tra gli studenti e Amatruda, che ha ripercorso le tappe fondamentali della sua stratificata ricerca artistica.
Dai primi autoritratti, scattati cercando uno sguardo esterno a sé, qualcosa che le rivelasse quella malattia invisibile che le avevano da poco diagnosticato, che le dicesse come stava cambiando il suo corpo, al primo contatto con l'acqua durante le sessioni di fisioterapia in piscina necessarie a mantenere il tono muscolare.
Proprio l'acqua sarebbe diventato un elemento centrale nella sua indagine, in cui è sempre presente l'ibridazione con gli strumenti d'aiuto indispensabili nella sua quotidianità: non elementi sottrattivi, ma estensioni sintetiche che, facendo proprie le logiche rigenerative del mondo marino, restituiscono allo spettatore un'idea di corporeità futura e ibrida.
Ed è ancora l'acqua a rivelarsi centrale nell'esposizione "A body engineered by water", allestita proprio negli scorsi giorni alla Fondazione Gajani di Bologna per ArtCity 2026. Ultimo e più recente progetto espositivo di un'artista oggi ospitata nelle gallerie e nei musei di tutto il mondo.
Gli studenti dell'IISS "Léontine e Giuseppe De Nittis" hanno ascoltato con estrema attenzione il racconto dell'artista e, al termine della conversazione, hanno condiviso con lei una personale definizione di "cura", scritta anonimamente su dei foglietti. Proprio gli stimoli ricevuti durante questo incontro saranno preziosi in questi ultimi appuntamenti del loro laboratorio e nella finalizzazione della loro opera collettiva.
L'associazione Canudo Ets, promotrice del progetto, ringrazia Claudia Amatruda per l'estrema disponibilità nel dialogare con gli studenti, Raffaele Fiorella per aver organizzato l'incontro e coordinato il laboratorio, il docente tutor prof. Alessio Deluca, la figura strumentale FSL prof.ssa Silvia Sfregola e il dirigente scolastico prof. Antonio Francesco Diviccaro, che ha sposato appieno e permesso la realizzazione del progetto.
L'invito a dialogare con i ragazzi è giunto da Raffaele Fiorella, suo ex professore presso l'Accademia delle Belle Arti di Foggia, e anche lui artista che nel corso della sua carriera si è sempre mosso con versatilità tra i diversi media, spaziando fra installazione, video e scultura.
Fiorella, con gli studenti dell'istituto barlettano, sta conducendo un laboratorio finalizzato alla realizzazione di un'opera collettiva che prevede l'utilizzo di tecniche eterogenee e la creazione di un "archivio intimo" di immagini capaci di raccontare la quotidianità dei ragazzi.
Un laboratorio che si inserisce nell'ampio e ambizioso progetto dell'associazione Canudo Ets, Avvistamenti, vincitore del bando "Il cinema e l'Audiovisivo a scuola – Progetti di rilevanza territoriale", promosso dal Ministero della Cultura e dal Ministero dell'Istruzione e del Merito, curato dalla responsabile scientifica Daniela Di Niso e da Antonio Musci, responsabile di progetto.
Agli studenti è stato chiesto di riflettere sul concetto di "cura", realizzando dei brevi video con il cellulare: a casa, a scuola o in qualsiasi altro luogo da associare all'idea di un posto nel quale rifugiarsi e nel quale sentirsi liberi di essere se stessi. Nel corso dei primi incontri, Fiorella ha mostrato agli alunni alcuni esempi da cui poter trarre ispirazione per poter declinare questo concetto attraverso vari linguaggi cinematografici: dall'animazione di Rybczyński ai video della stessa Amatruda.
Ed è quindi proprio dalla "cura" - nelle sue accezioni positive, ma anche quelle più ambigue, di una cura che crea dipendenza e solitudine - è cominciato il dialogo tra gli studenti e Amatruda, che ha ripercorso le tappe fondamentali della sua stratificata ricerca artistica.
Dai primi autoritratti, scattati cercando uno sguardo esterno a sé, qualcosa che le rivelasse quella malattia invisibile che le avevano da poco diagnosticato, che le dicesse come stava cambiando il suo corpo, al primo contatto con l'acqua durante le sessioni di fisioterapia in piscina necessarie a mantenere il tono muscolare.
Proprio l'acqua sarebbe diventato un elemento centrale nella sua indagine, in cui è sempre presente l'ibridazione con gli strumenti d'aiuto indispensabili nella sua quotidianità: non elementi sottrattivi, ma estensioni sintetiche che, facendo proprie le logiche rigenerative del mondo marino, restituiscono allo spettatore un'idea di corporeità futura e ibrida.
Ed è ancora l'acqua a rivelarsi centrale nell'esposizione "A body engineered by water", allestita proprio negli scorsi giorni alla Fondazione Gajani di Bologna per ArtCity 2026. Ultimo e più recente progetto espositivo di un'artista oggi ospitata nelle gallerie e nei musei di tutto il mondo.
Gli studenti dell'IISS "Léontine e Giuseppe De Nittis" hanno ascoltato con estrema attenzione il racconto dell'artista e, al termine della conversazione, hanno condiviso con lei una personale definizione di "cura", scritta anonimamente su dei foglietti. Proprio gli stimoli ricevuti durante questo incontro saranno preziosi in questi ultimi appuntamenti del loro laboratorio e nella finalizzazione della loro opera collettiva.
L'associazione Canudo Ets, promotrice del progetto, ringrazia Claudia Amatruda per l'estrema disponibilità nel dialogare con gli studenti, Raffaele Fiorella per aver organizzato l'incontro e coordinato il laboratorio, il docente tutor prof. Alessio Deluca, la figura strumentale FSL prof.ssa Silvia Sfregola e il dirigente scolastico prof. Antonio Francesco Diviccaro, che ha sposato appieno e permesso la realizzazione del progetto.