Centenario biancorosso: arriva Franco Di Cosola - Quarta parte

1984-1986: dalla salvezza sofferta del Barletta di Mario Facco, all’embrione della squadra che conquisterà la Serie B

mercoledì 9 febbraio 2022 10.27
A cura di Cosimo Campanella
20 maggio 1984, battendo per 1-0 il Barletta al "Comunale" di Vittorio Veneto, la Salernitana ha da poco posto fine, dopo ben 71 partite di campionato senza sconfitte in casa, alla leggenda delle "furie rosse. In panchina ai granata campani siede quel Mario Facco che di lì a qualche mese sarà chiamato alla guida dei biancorossi.

Oltre ad affidare la guida del Barletta in campo all'ex riserva della grande Inter di Herrera, il presidente Roggio rivoluziona la squadra ingaggiando elementi di spessore come l'ex Verona e Palermo Mauro Marmaglio, l'ex bandiera storica del Campobasso Michele Scorrano, e soprattutto l'ex regista di Juventus e Lazio Fernando Viola, chiamato ad innescare il tandem di arieti formato da Marco Romiti e Giampiero Alivernini.

Arrivano inoltre a Barletta il terzino sinistro Claudio Cocco, lo stopper andriese Vito Petruzzelli, e ultimo, ma non certo per importanza, il mediano Renzo Castagnini.

Il problema però è che - fatta eccezione per Napoli e Avellino in Serie A, e per Bari, Lecce, Taranto e Catania in Serie B – ai nastri di partenza del campionato di Serie C1 girone B 1984/85 è presente in pratica tutta l'aristocrazia del calcio italiano dal Garigliano in giù.

Vi è il Catanzaro, che appena sedici mesi prima era in Serie A. Vi è il Palermo, alla prima retrocessione in Serie C dal dopoguerra. Vi è la Cavese, che neanche due anni prima stupiva l'Italia battendo il Milan a San Siro. Vi è il Messina di un giovanissimo Salvatore Schillaci. Vi sono squadre blasonate come Foggia, Cosenza, Ternana, Casertana, Benevento, Salernitana, Nocerina, Reggina, oltre a temibili outsider quali Campania, Casarano, Monopoli e Francavilla.

Quasi fisiologico quindi che con una tale concorrenza - e con una squadra del tutto nuova, quindi da amalgamare - il Barletta di mister Facco si ritrovi ben presto pericolosamente invischiato in una situazione di classifica che riporta alla memoria i fantasmi del 1979. Una palude dalla quale i biancorossi riusciranno a tirarsi fuori solo all'ultima giornata, battendo per 2-0 al "Comunale" un Messina senza più obbiettivi.

Nel frattempo al timone del Barletta è arrivato Franco Di Cosola, affermato imprenditore del ramo calzaturiero. Un settore che proprio in quegli anni vive a Barletta il suo momento di massimo splendore.

Per rendere un idea al lettore di ciò di cui stiamo parlando, siamo negli anni in cui per percorrere in auto, in orari da fine turno di lavoro, il tragitto che va da Piazza F.lli Cervi al Santuario della Madonna dello Sterpeto, ci si metteva più o meno mezz'ora (oggi lo si percorre si e no in cinque minuti, semafori compresi).

Il neo presidente Di Cosola parla subito chiaro: vuole la Serie B. E per raggiungere tale obbiettivo allarga decisamente i cordoni della borsa, mettendo a disposizione di mister Claudio Tobia per la stagione 1985/86, elementi di valore assoluto quali il portiere Renzi e il terzino Cazzani, il forte libero ex Cagliari Marino, i centrocampisti Doto e Sciannimanico, l'ala destra (nonché barlettano purosangue) Gaetano Paolillo, e il 22enne fantasista Gaetano Di Maria. In attacco è invece confermatissima la coppia tutta potenza e grinta Alivernini-Romiti.

L'inizio di torneo è del tutto incoraggiante, con il Barletta che fa subito la voce grossa in casa battendo il Brindisi, e soprattutto il blasonatissimo Taranto. Ma tuttavia l'inedito ruolo da favorito del campionato, cucito forse troppo frettolosamente addosso ai biancorossi, inizia a pesare sulla squadra, soprattutto quando si tratta di concretizzare l'enorme mole di gioco prodotto in ogni partita. Ed è così che il Barletta si impantana in una interminabile serie di pareggi, inframezzata per giunta dalla sconfitta in Sicilia contro il sorprendente Licata del giovane tecnico cecoslovacco Zdenek Zeman.

Il Barletta torna alla vittoria sul finire del girone di andata, in casa contro Livorno e Siena, per poi subire allo "Iacovone" di Taranto un brutale e forse decisivo 0-4 contro Maiellaro e compagni.

Il pesante rovescio incassato in riva allo Ionio, unito al fatto che il Taranto di mister Antonio Renna, e il Messina del professor Franco Scoglio e del futuro eroe di Italia '90 Totò Schillaci, sembrano ormai aver intrapreso la fuga decisiva verso la Serie B, paradossalmente fanno si che il Barletta di mister Tobia, una volta liberatosi dall'ingombrante fardello dei favori del pronostico, inizi a sciorinare un calcio bello e redditizio che lo porterà a concludere la stagione con un tutto sommato più che soddisfacente terzo posto in classifica, con in più la doppia ulteriore ciliegina sulla torta costituita da Marco Romiti capocannoniere del girone con 17 reti, e da Gaetano Di Maria eletto miglior giocatore dell'intera Serie C.

Un ottimo viatico per la stagione 1986/87 che a questo punto deve essere quella del gran salto in B.