Referendum: vince il voto libero, vince la prova di popolo

La riflessione del presidente del gruppo consiliare regionale Per la Puglia, Ruggiero Passero

domenica 29 marzo 2026 9.27
Riceviamo e pubblichiamo la riflessione di Ruggiero Passero (presidente del gruppo consiliare regionale Per la Puglia) sul referendum.


Il cittadino torna alle urne quando è in discussione la democrazia. In questi casi, la partecipazione lo coinvolge in modo molto più forte di quanto ormai riescano a fare la politica nelle sue forme classiche e si nota una partecipazione maggiore anche delle consultazioni di elezioni politiche.

Il cittadino si reca con maggiore convinzione alle urne quando percepisce che il proprio voto conta davvero, quando sceglie direttamente anziché delegare e quando non resta a casa a guardare.

La partecipazione e il coinvolgimento rappresentano gli elementi cardine per l'esercizio del diritto di voto. Su questi due aspetti fondamentali della democrazia, oggi sono evidenti le carenze dell'offerta politica nel suo complesso. Il voto referendariodimostra che l'astensionismo è crescente quando il cittadino non individua nel voto uno strumento per sentirsi rappresentato. I fatti dimostrano che quando pensa il voto viene vissuto come un modo per far sentire la propria voce, i cittadini partecipano alle elezioni.

La vittoria del referendum appartiene esclusivamente ai cittadini, i quali hanno dimostrato una maturità decisamente maggiore rispetto ai toni a tratti utilizzata nel corso della campagna referendaria. Un messaggio particolare è arrivato dai giovani del Paese. I giovani, dipinti spesso erroneamente come indifferenti, hanno partecipato in massa alle urne. I giovani, mostrando attenzione e voglia di partecipare, si sono dimostrati sensibili ed interessati al futuro del Paese. Perciò il risultato del referendum richiama una riflessione che riguarda l'incapacità della politica italiana di trovare in Parlamento una sintesi sulle grandi riforme di carattere istituzionale. Si spera che l'impulso dell'ultimo voto referendario possa spingere le forze politiche in questa direzione.

Il referendum, su una materia di cruciale importanza come la riforma della giustizia, è stata a tratti eccessivamente polarizzata intorno agli schieramenti politici, talvolta questo è andato a discapito del merito dei temi affrontati e, in ultima analisi, della stessa politica.

In un momento di crisi globale e di preoccupazione finanziaria senza precedenti, è necessario che la politica tutta prenda coscienza del fatto che il Parlamento è, di per sé, l'espressione della voce del Paese. È lì che gli interessi più alti devono essere tutelati, in nome dell'unità nazionale, da tutte le forze politiche.

Per il centrosinistra, tutto questo rappresenta senza dubbio un'importante iniezione di fiducia per il futuro. Resta la speranza che, in un'epoca di grande volatilità, in cui è difficile persino prevedere ciò che accadrà il mese successivo, ci si possa organizzare al meglio attorno ai partiti, ma soprattutto attorno ai principi della partecipazione e del coinvolgimento.
Sono le scelte dei cittadini che contano: essi non devono essere chiamati soltanto a ratificare decisioni assunte a Roma o nelle segrete stanze di pochi, altrimenti, quella fiducia rischia di trasformarsi nell'ennesimo fallimento della politica.

Auspico, infine, che anche sui territori il centrosinistra ritrovi la volontà di tornare a dare speranza, invece di relegare le decisioni a pochi. La partecipazione ed il coinvolgimento dei giovani e chi negli ultimi 20 anni si è sentito sempre meno rappresentato sono i binari giusti da cui ripartire. E su cui fondare la base delle decisioni da assumere.