Vannacci, la riflessione del raggruppamento delle associazioni di Barletta
Un appello condiviso da 19 realtà associative cittadine per riaffermare i valori della Costituzione, dell’antifascismo e della democrazia
venerdì 6 novembre 2026
14.57
Le associazioni Argomenti 2000 (Associazione di amicizia politica), Azione Cattolica Italiana (Coordinamento cittadino), UCID (Unione Cristiani Imprenditori Dirigenti), ACLI (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani), ANPI, U.N.I.T.A.L.S.I., A.M.C.I. (Associazione Medici Cattolici Italiani), Retake, Sala della Comunità Sant'Antonio APS, La Prima Radice, AGESCI Scout, Associazione Igino Giordani, Legambiente, SIGEA (Società Italiana di Geologia Ambientale), Insieme con la coppia (Centro di promozione familiare), Rns (Rinnovamento nello Spirito), A.D.G.I. (Associazione Donne Giuriste Italia), CARITAS, Barletta più, esprimono una ferma presa di posizione contro ogni forma di odio, discriminazione e intolleranza:
«Sconosciuto finora, è uscito insperatamente dall'ombra ed evidentemente si bea di sè stesso se è vero che, con cadenza quasi quotidiana, lancia anatemi contro chi egli sente e tratta come nemico e capro espiatorio solo perché è tra i poveri della terra e tanto più se migrante e di colore.
Dalle parti di Vannacci hanno capito bene che alla rabbia di un ceto medio sempre più povero, con poche possibilità di migliorare la propria condizione e sempre più preoccupato di difendere quel poco che gli resta, bisogna dare un bersaglio: qualcuno da incolpare e da considerare un nemico. Soprattutto in tempi difficili come questi, segnati da problemi, tragedie e guerre continue. È inutile però inseguire nelle loro ossessioni i fomentatori di odio.
Con gli stessi non può esserci dialogo, ma c'è il dovere di non tacere. Vannacci ed i suoi non nascondono ed anzi ostentano orgogliosamente il recupero di modelli, simboli e linguaggio del periodo più infausto e disonorevole nella nostra storia nazionale.
La Costituzione segna però valori che tracciano un confine insuperabile a delimitazione dell'area democratica e dello spazio politico praticabile.
Vannacci ed i suoi, ma anche altre formazioni politiche che adottano modi e segni inequivocabilmente distintivi del tragico ventennio, quei limiti li travalicano e, se ciò avviene, devono essere considerati come non legittimati ad abitare lo Stato costituzionale, a costruire consenso elettorale, ad aspirare al governo della Nazione.
Il pluralismo democratico, pur garantito dalla nostra Carta, non può consentire di portare dentro la competizione politica chi, rinnegandone i valori, se ne chiama fuori.
Di ciò sono fermamente convinti non pochi gius-costituzionalisti. Chi ha coscienza civile e democratica deve comunque ritenersi impegnato a farsi argine e barriera rispetto al "mondo al contrario" sognato da Vannacci, al suo post-neo-fascismo, all'arretramento della storia e delle conquiste civili cui egli ambisce, all'avversione per l'ordine democratico, al rifiuto di una società di uguali, libera e giusta, e di tutto ciò, in buona sostanza, che abbiamo inutilmente sperato fosse il naturale ed irreversibile approdo di pace, democrazia e giustizia sociale, dopo la terribile ferita inferta alla civiltà umana dal nazifascismo».
«Sconosciuto finora, è uscito insperatamente dall'ombra ed evidentemente si bea di sè stesso se è vero che, con cadenza quasi quotidiana, lancia anatemi contro chi egli sente e tratta come nemico e capro espiatorio solo perché è tra i poveri della terra e tanto più se migrante e di colore.
Dalle parti di Vannacci hanno capito bene che alla rabbia di un ceto medio sempre più povero, con poche possibilità di migliorare la propria condizione e sempre più preoccupato di difendere quel poco che gli resta, bisogna dare un bersaglio: qualcuno da incolpare e da considerare un nemico. Soprattutto in tempi difficili come questi, segnati da problemi, tragedie e guerre continue. È inutile però inseguire nelle loro ossessioni i fomentatori di odio.
Con gli stessi non può esserci dialogo, ma c'è il dovere di non tacere. Vannacci ed i suoi non nascondono ed anzi ostentano orgogliosamente il recupero di modelli, simboli e linguaggio del periodo più infausto e disonorevole nella nostra storia nazionale.
La Costituzione segna però valori che tracciano un confine insuperabile a delimitazione dell'area democratica e dello spazio politico praticabile.
Vannacci ed i suoi, ma anche altre formazioni politiche che adottano modi e segni inequivocabilmente distintivi del tragico ventennio, quei limiti li travalicano e, se ciò avviene, devono essere considerati come non legittimati ad abitare lo Stato costituzionale, a costruire consenso elettorale, ad aspirare al governo della Nazione.
Il pluralismo democratico, pur garantito dalla nostra Carta, non può consentire di portare dentro la competizione politica chi, rinnegandone i valori, se ne chiama fuori.
Di ciò sono fermamente convinti non pochi gius-costituzionalisti. Chi ha coscienza civile e democratica deve comunque ritenersi impegnato a farsi argine e barriera rispetto al "mondo al contrario" sognato da Vannacci, al suo post-neo-fascismo, all'arretramento della storia e delle conquiste civili cui egli ambisce, all'avversione per l'ordine democratico, al rifiuto di una società di uguali, libera e giusta, e di tutto ciò, in buona sostanza, che abbiamo inutilmente sperato fosse il naturale ed irreversibile approdo di pace, democrazia e giustizia sociale, dopo la terribile ferita inferta alla civiltà umana dal nazifascismo».