Odori, polveri e AIA a Barletta. Chiariello: «Non è sufficiente dire “basta” per cancellare il problema»
La nota completa del Vice Presidente del Comitato Operazione Aria Pulita BAT
La nota completa:
Venerdì sera, quasi contestualmente alle dichiarazioni rese dal Sindaco Cannito in Consiglio Comunale — «Basta dire che Barletta è una città inquinata. Basta!!» — in diverse zone della città si avvertiva una puzza fortissima.
Non è sufficiente dire "basta" per cancellare un problema che i cittadini vivono, respirano, segnalano e subiscono da tempo.
Perché quando una comunità segnala odori molesti, polveri, criticità ambientali, episodi industriali, dubbi sulla qualità dell'aria e, la risposta non può essere l'insofferenza.
Parliamo di fatti concreti.
Ancora una volta, venerdì sera, il sistema di segnalazione ARPA— che prevede un numero minimo di messaggi validi per far scattare un report — dopo pochi minuti e dopo appena alcune segnalazioni, come già accaduto in passato, è risultato di fatto inutilizzabile, non consentendo ulteriori invii.
Questa non è una questione secondaria.
Se il sistema chiamato a raccogliere le segnalazioni dei cittadini si blocca proprio nel momento in cui i cittadini provano a segnalare, il problema non è soltanto ambientale.
Se il cittadino non riesce a segnalare, se la segnalazione non viene acquisita, se il numero minimo non viene raggiunto perché il sistema non funziona correttamente, allora anche il monitoraggio rischia di diventare monco.
E questa circostanza è nota da tempo.
È stata personalmente rappresentata al Sindaco, all'Assessore Albanese e anche a chi, in precedenza, ha rivestito analoghe responsabilità amministrative assessorili.
A questo punto, Sindaco, mi permetta qualche domanda.
Siamo ancora in attesa di comprendere, con chiarezza, diversi aspetti.
Anzitutto, cosa sia realmente accaduto nel luglio 2022 (quasi 4 anni fa!), all'indomani del suo secondo, ed attuale insediamento, allorquando si verificò lo spargimento di materiale industriale, indicato come "farina" (sic!), proveniente dallo stabilimento Buzzi e arrivato a ridosso delle abitazioni, lì vicine.
Vorremmo sapere se, dopo quell'episodio, vi siano state ispezioni, verifiche, controlli o iniziative da parte del Comune, anche alla luce del fatto che ARPA avrebbe (ha, meglio) valutato la struttura impiantistica della Buzzi come obsoleta. Una valutazione del genere, ove confermata nei suoi termini e nella sua portata tecnica, avrebbe dovuto imporre una riflessione seria anche in relazione alla procedura di rinnovo dell'AIA.
Vorremmo conoscere le motivazioni e le cause dell'incendio del maggio 2023 presso lo stabilimento Buzzi.
Si è trattato di un evento isolato?
Vi sono stati accertamenti tecnici?
Vi è un collegamento con la vetustà degli impianti?
Vorremmo conoscere lo stato delle contestate violazioni amministrative per presunti abusi edilizi a carico della Buzzi nel 2024.
Sono state definite? Sono ancora pendenti?
Quali conseguenze amministrative ne sono derivate?
Vorremmo sapere se ci sono stati controlli e/o ispezioni presso la Timac o presso altre industrie insalubri e i relativi risultati.
Vorremmo sapere cosa il Comune abbia programmato e posto in essere rispetto alle criticità ambientali indicate nell'ultimo Rapporto Ambiente e Salute ARPA–ASL BT–AReSS, nel quale emergerebbero diversi profili problematici, tra cui sforamenti di valori prescritti nelle autorizzazioni e ulteriori elementi meritevoli di approfondimento.
Vorremmo sapere, una volta per tutte, chi produce queste molestie olfattive!
E poi vi è il tema centrale: lo stato delle procedure di rinnovo AIA della Buzzi e della Timac.
Su questo punto la domanda è politica, amministrativa e giuridica insieme: se l'indirizzo dell'Amministrazione era davvero quello di esercitare una funzione incisiva di tutela ambientale, perché il Comune non ha agito preventivamente, prima delle richieste di rinnovo, chiedendo un riesame delle autorizzazioni integrate ambientali?
Quali iniziative concrete sono state intraprese?
Quali osservazioni sono state formulate?
Quali prescrizioni sono state richieste?
Quale posizione ha assunto il Comune nelle sedi competenti?
Ed ancora, come mai le procedure di rinnovo stanno andando ben oltre le tempistiche previste?
Perché la tutela dell'ambiente non può essere evocata solo dopo, con azioni, anche giudiziarie, successive, per placare gli animi.
Deve essere esercitata prima.
Senza dimenticare la questione delle polveri rossastre.
Anche su questo tema i cittadini attendono risposte chiare, comprensibili e verificabili.
Barletta non ha bisogno di sentirsi dire che va tutto bene.
Barletta ha diritto di sapere.
Nessuno vuole infangare Barletta, sarebbe come parlare male della propria Mamma, su questo può stare tranquillo.
Amiamo Barletta, per questo vorremmo "respirarla".