Nicki e le torte di parole in faccia

di Giuseppe Lagrasta, scrittore e saggista

sabato 7 febbraio 2026
Il 7 febbraio 2026 è la Giornata Nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo e tale ricorrenza si presenta come occasione per far conoscere, riflettere e condividere su quali siano le buone pratiche e gli strumenti adatti per ridurre e arginare tale ferita sociale. I problemi provocati dalle azioni ai danni delle persone che subiscono tali violenze sono enormi e non sempre si intercettano i veri autori, soprattutto quando si muovono in gruppo. Il prof. Giuseppe Lagrasta, attraverso la narrazione di una storia, focalizza alcune derive di senso e di significato che si generano attraverso l'uso di parole, inappropriate e di gesti inopportuni e gravi. A livello di comunicazione interpersonale, quando si comunica, spesso accade, anche nella pratica comunicativa social, che l'uso di parole inadeguate, ferisca e incida negativamente sull'esistenza di chi subisce tali violenze. Il racconto "Nicki e le torte di parole in faccia" sottolinea, come, le parole usate in modo inappropriato, feriscano l'identità e l'intimità della persona umana, provocando una dolorosa condizione esistenziale precaria, provvisoria e insopportabile.

Il racconto
Rafè incontrava spesso il suo amico, Nicki. Ma, giocando a pallone, accadeva che i due litigassero a pugni e calci, mentre gli amici si guardavano lo spettacolo. Rafè, dopo tali accadimenti, informava puntualmente il fratello più grande, Frank, detto manolesta, che, presto interveniva per mettere le cose a posto, picchiando Nicki. Rafè faceva anche dispetti a Nicki e quando Nicki reagiva, strattonandolo e allontanandolo, Rafè presto informava il Frank Manolesta, che, non appena incontrava Nicki lo picchiava, solennemente. Altre volte Rafè inventava, informando Manolesta, di aver subito angherie da parte di Nicki e Manolesta, puntualmente interveniva, picchiando. Il tempo passava e il gruppo di amici si allargava: un pomeriggio erano in tanti, e c'era anche una ragazzina, un po' più grande degli altri, Alyssa, che dirigeva i giochi. Ormai le scuole erano chiuse e l'estate donava libertà ai ragazzi e alle ragazze, che, al mattino, trascorrevano il tempo al mare, e nel pomeriggio giocavano ai quattro cantoni oppure a moscacieca. Un bel pomeriggio d'estate, i ragazzi sedettero all'aria aperta e Alyssa, invitò i suoi amici a giocare a tirare torte di parole in faccia.

Così, Alyssa disse a Giorgio, il compagno più vicino: "Dai, comincia a dire il tuo nome mentre gli altri spareranno torte di parole in faccia.". E Giorgio, di colpo, disse, urlando: "Io sono Giorgio" e, al volo, gli altri risposero: "Bello, carino, simpatico, gioioso"; e poi Aurora, disse: "Ciao, ciao, birichini, ciao"; e a volo, gli amici e le amiche risposero: "Caruccia, simpatica, meravigliosa, strana, però…" e un altro, urlò: "Bellissima, dolce, dolcissima." E io sono Rafè e gli altri risposero: "Alèè Alèè, antipatico, borioso, presuntuoso, ehè ehè, marmellata, rafèmarmellata, Rafè Rafè Rafè…èèèè." E tutti a ridere contenti. E poi, Matilde disse: "Io, io sono Matilde, vi saluto!" E gli altri ridacchiarono, dicendo: "Simpatica, addormentata, silenziosa, divertente, noiosa. Di miele." e un altro, ancora, aggiunse, in modo sommesso: "Io sono Manu", e tutti gli altri a dire: "Vanitoso, permaloso, presuntuoso, buffonesco, spiritoso, indolente." E il gioco a sparare torte di parole in faccia, continuò, e Nicki disse: "Io sono Nicki". E giù presto Rafè, cominciò a dire: "Nulla, nulla, niente, tu sei nulla, tu sei nada, tu sei niente, tu sei nada"; e tutti a ripetere in coro: "Nulla, nulla nulla niente niente, tu sei nulla, tu sei niente, tu sei nada!" E un'altra ragazzina, urlò: "Tu sei niente" - e ancora, aggiunsero in coro – "Tu, tu sei nessuno"; e un'altra, ridacchiando, vibrò: "Tu sei nada, nada", - e tutti che si divertivano, schernendo il ragazzino - . Poi Alyssa intervenne dicendo che stavano esagerando e che Rafè, maleducato, avrebbe dovuto smetterla. E tentò, invano, di fermare quel gioco malefico che le era sfuggito di mano. Alyssa, non riuscì a frenare quel vortice di cattiveria e di malignità. E tutti gli altri, continuarono, indifferenti, a ripetere in coro, divertendosi molto: "Tu sei nulla, tu sei nada, tu sei nada, nada, nada". "Tu sei Nicki, detto il nada", - aggiunse un altro -, e tutti, giù a ridacchiare, beffando e schernendo Nicki che, ormai si sentiva distrutto. Da quel giorno, a Nicki fu affibbiato il nomignolo di Nada. Così, per Nicki cominciò un periodo oscuro e difficile, una vera tortura. In primo luogo, Nicki era stato picchiato nuovamente da Frank manolesta, perché Rafè s'era inventato una offesa ai suoi danni; in secondo luogo, perché ormai non riusciva a sopportare quegli insulti e quel richiamo continuo, al nulla, al niente. In terzo luogo, si sentiva confuso e gli veniva da piangere, così, per strada, senza un preciso motivo. Negli ultimi tempi, anche in palestra, tutti i cattivi compagni di classe insieme a Rafè riuscivano con pochi gesti e parole, a ferire Nicki, ad angosciarlo, e a disperarlo. Erano gli sguardi di derisione, spesso, a ferirlo, mentre, gli altri, con uno sgambetto, lo facevano cadere, all'improvviso, mettendolo alla berlina di fronte a un nugolo di ragazze. Quando Nicki incontrava, per caso, il gruppo di amici di scuola e gli sparavano torte di parole umilianti in faccia, c'era chi, tra gli adulti, osservava, sorrideva e cambiava strada. Dopo quel gioco violento che lo aveva ferito nel profondo, e del quale non riusciva a parlarne con nessuno, neanche con i suoi genitori, Nicki abbandonò quel gruppo di avvelenati. I giorni per Nicki ormai s'erano fatti grigi. Trascorreva ore e ore da solo, in casa, senza più uscire.

Tutto accadde durante i festeggiamenti del Santo patrono della città. I ragazzi si organizzarono per fare festa. E tutti aspettavano l'arrivo delle giostre e del Circo. Finalmente arrivarono i giostrai e tra quelli del circo, ci fu uno, che notò un ragazzino che mentre osservava gli animali, d'un tratto, piangeva. Fece di tutto di parlagli, per capire cosa fosse accaduto. Baley, il domatore di tre tigri, tre leoni e una leonessa aveva dato voce a Nicki ed era riuscito a fargli ritrovare la fiducia in sé stesso. E Nicki di primo mattino, mentre i genitori erano al lavoro, scappava al circo, dove incontrava Baley, e con lui chiacchierava, raccontando le situazioni più minacciose che gli era toccato di vivere nella gabbia dei leoni e delle leonesse. A Nicki interessavano le storie di coraggio perché lui di coraggio ne aveva ormai pochissimo, anzi, lo aveva totalmente perduto. Fu così che al termine della festa patronale, Nicki decise di allontanarsi dalla città, unendosi alla comunità circense, e di farsi insegnare da Baley, il mestiere di domatore. E Baley, disse: "Certo, Nicki, te lo insegnerò." Il ragazzo decise di scappare di casa, perché ormai per lui, in quella città, non c'era più posto. E di Nicki, si persero, per sempre, tutte le tracce.

Riproduzione Riservata.