Mafia in Puglia, l’allarme di Don Ciotti a Barletta: «Non tacere è un dovere»

“Fame di verità e giustizia”: l’incontro promosso da Libera Barletta per far luce sulla presenza della criminalità organizzata nel territorio della provincia BAT

sabato 14 marzo 2026 10.11
A cura di Marco Cassatella
A poche ore dall'inaugurazione presso la Procura di Trani dell'Angolo della Memoria –spazio dedicato ai volti delle vittime di mafia del territorio tranese - Don Luigi Ciotti ha preso parte, assieme al Procuratore Renato Nitti, all'evento organizzato da Libera Barletta nella Sala Rossa della Città di Barletta per sensibilizzare la cittadinanza sul tema delle mafie in Puglia.

Moderatore dell'evento è stato il referente barlettano del presidio di Libera, Giorgio Carpagnano, il quale ha messo in evidenza l'allarme criminalità di cui il territorio della nostra città soffre: «Il nostro presidio da sempre cerca di alzare la testa contro tutte quelle situazioni criminali in città ormai innegabilmente allarmanti: la cruenta morte di Claudio Lasala a pochi passi dal centro storico, la scomparsa di Michele Cilli, l'omicidio di Giuseppe Tupputi, la sparatoria al Molo di Levante, l'agguato a Giuseppe Dibari, la gambizzazione avvenuta in Corso Garibaldi e di recente l'incendio dell'automobile del giornalista Antonucci –in circostanze ancora poco chiare. Questa è una sequenza di episodi tangibili che hanno toccato tante figlie e figli di questa città».

Gli studenti e le studentesse del Liceo Scientifico "Carlo Cafiero", durante l'incontro, hanno potuto dialogare coi relatori presenti e porre loro domande, sviscerando i temi più caldi del dibattito pubblico nazionale.

Don Ciotti a Barletta © Marco Cassatella
Don Ciotti a Barletta © Marco Cassatella
Don Ciotti a Barletta © Marco Cassatella
Don Ciotti a Barletta © Marco Cassatella

«In Italia l'80% dei parenti delle vittime innocenti di mafia ancora non conosce la verità e dobbiamo lavorare duro affinché abbiano giustizia» afferma Don Ciotti - in risposta a due giovani studenti che si interrogavano su quale sia il vero senso della memoria - aggiungendo che «Libera è una rete di associazioni che quotidianamente si impegna nella difesa delle persone ultime. Abbiamo il dovere di non tacere dinanzi alle ingiustizie, perché la speranza è un dolore che non si arrende e noi abbiamo il dovere di mantenere la memoria viva senza mai dimenticarci che la liberà è il valore a cui più dobbiamo aggrapparci per vivere in una società più giusta ed eguale». Ciò è stato un monito rivolto principalmente ai giovani studenti e alle giovani studentesse presenti in sala, perché ciascuno si impegni quotidianamente, anche nel proprio piccolo, ad essere un cittadino responsabile e attento a non permettere mai a nessuno di calpestare tutti quei diritti di cui ognuno gode.

Importante è stata la testimonianza personale del delegato provinciale di Libera, Michele Gallo, che afferma: «Ho lavorato per anni al fianco del Generale Dalla Chiesa, che mi scelse personalmente per far parte del suo pool. Lui mi ha insegnato cos'è il senso di giustizia e di rispetto nei confronti delle cittadine e dei cittadini», ricordando che «nel lontano 1982 il Generale denunciava l'insufficienza dei mezzi messi a disposizione della Procura per affrontare questa lotta contro la criminalità organizzata, fatto ad oggi rimasto invariato: questo è un segnale che dovrebbe essere ascoltato dalla politica sia nazionale che locale e far riflette sul perché ancora si faccia fatica a sconfiggere questo fenomeno».

L'evento ha visto anche la partecipazione della co-referente regionale di Libera Federica Bianchi, la quale ha sottolineato l'importanza di non sminuire il fenomeno mafioso dei nostri territori: «Solo nel territorio del foggiano ci sono ben quattro organizzazioni mafiose operative e strutturante, così come anche avviene per il territorio BAT. È necessario dare una risposta concreta, ma prima di poterlo fare è fondamentale conoscere adeguatamente la criminalità locale, questo è il primo tangibile passo per risolvere il problema».

Il procuratore capo di Trani, Renato Nitti, ha inoltre precisato che «la procura sta portando avanti da anni un capillare lavoro affinché ci sia quanta più conoscenza possibile sullo stato della criminalità nel nostro territorio: la criminalità nella BAT – come si può leggere anche dalle relazioni della Commissione Antimafia - ha una spiccata vocazione nel tessere relazioni e accordi a lungo termine con il mondo dell'imprenditoria e della politica locale, i cosiddetti colletti bianchi, che volgono al proprio interesse la gestione della cosa pubblica».

Tema oggetto del dibattito è stato anche il referendum costituzionale che si terrà il 22-23 marzo: «Sandro Pertini affermava che il primo testo antimafia è proprio la Costituzione se venisse applicata fino in fondo» dice Don Ciotti, «più che riformare la Costituzione, sarebbe opportuno impegnarsi a rispettarla. È evidente che i cittadini chiedano da anni una riforma per rendere la giustizia più efficiente, non una per controllare il funzionamento della magistratura a colpi di maggioranza».

Nitti prosegue analizzando alcune lacune legislative e criticità che la riforma Nordio presenta, ponendo in evidenza l'aperta incostituzionalità della riforma con il principio della separazione dei poteri, infatti afferma che «la scelta dei componenti dell'Alta Corte Disciplinare dei magistrati avverrà con sorteggio tra una lista di nomi scelti solamente dal Governo, il cui numero resta peraltro indefinito all'interno testo della riforma. Non dimentichiamoci anche che questa legge non intacca in alcuna maniera la lunghezza dei tempi della giustizia –a differenza di ciò che la propaganda politica vorrebbe far credere- anzi, sarebbe un prezioso strumento concesso nelle mani della politica per scoraggiare i magistrati a condurre indagini nei confronti proprio di quegli amministratori collusi con il potere criminale. Per questo credo convintamente che sia fondamentale votare No a una riforma costituzionale che presenti tutte queste criticità».

L'evento si è concluso con l'appello di Carpagnano a sottoscrivere la raccolta firme avviata da Libera per destinare il 2% del Fondo Unico di Giustizia alla gestione sociale dei beni confiscati alle mafie, passo necessario a sostegno di tutte quelle associazioni che in prima linea riqualificano tra tante difficoltà economiche i patrimoni criminali sottratti alla malavita: «il Fondo Unico di Giustizia è un istituto pubblico che concentra le risorse economiche derivanti da sequestri e l'iniziativa di Libera vorrebbe che una parte di questi soldi possa essere destinata a tutti quegli enti del terzo settore che gestiscono beni confiscati alla criminalità. Questo è un modo concreto per sostenere la lotta alla mafia e chi ci mette la faccia in prima linea, facendo rifiorire luoghi che un tempo erano teatro di illegalità».