Libera Barletta: «La violenza mafiosa non guarda in faccia a nessuno e questa città lo sa bene»
Partecipato corteo in città in occasione della “XXXI giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti di mafia”
lunedì 23 marzo 2026
12.52
Sabato 21 marzo si è svolta a Barletta la manifestazione per la "XXXI giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti di mafia", promossa e organizzata dal presidio cittadino di Libera. Il corteo, che ha visto la partecipazione delle studentesse e degli studenti dell'Istituto "Musti-Dimiccoli" di Barletta, è stato un momento di coscienza collettiva, in cui le nuove generazioni si sono confrontate con le voci e le idee di tutte e tutti coloro i quali hanno pagato col prezzo della propria vita la lotta alla mafia.
«1117 sono i nomi delle vittime innocenti delle mafie in Italia che la nostra associazione ricorda ogni anno, un rito civile di lettura pubblica che restituisce identità e dignità a chi non può più parlare» afferma Giorgio Carpagnano, referente del presidio di Libera Barletta, ricordando che «durante il primo anniversario della strage di Capaci, la madre di Antonino Montinaro, caposcorta di Giovanni Falcone, chiese a Don Ciotti per quale motivo il nome di suo figlio non venisse mai ricordato: fu proprio da quel dolore che nacque l'idea di un impegno pubblico e collettivo per restituire dignità a tutte le vittime ingiustamente dimenticate».
Libera nasce per dare voce alle vittime innocenti delle mafie e trasformare la memoria in responsabilità attiva e collettiva. Questo appuntamento non è solo una commemorazione, ma è un invito a scegliere chiaramente da che parte stare: il 21 marzo è un giorno di speranza, rinascita culturale e sociale con il duplice obiettivo di contrastare l'oblio della violenza mafiosa e promuovere una cultura della legalità democratica, attraverso attività nelle scuole, presidi territoriali, beni confiscati, iniziative pubbliche e percorsi educativi.
Ed è proprio di beni confiscati che l'Amministrazione della città di Barletta ha parlato in occasione della ricorrenza citata: «Tre unità immobiliari, precedentemente confiscate ai clan della nostra città attualmente sono oggetto di lavori di manutenzione straordinaria per essere restituite a cittadine e citadini fragili» afferma il sindaco Cannito, precisando che «si tratta di due mini-appartamenti situati in via Regina Elena e di un appartamento in via Sant'Antonio».
I lavori, finanziati dal progetto "Percorsi di autonomia per persone con disabilità" del PNRR, hanno la finalità di rendere l'autonomia abitativa e lavorativa delle persone più fragili fatti concreti: gli appartamenti sono destinatari del servizio di co-housing, per cui un'equipe di esperte ed esperti coadiuverà le persone con disabilità nella gestione quotidiana della casa con l'obiettivo di condurle in maniera graduale verso un'autogestione parziale nello svolgimento delle necessità quotidiane.
La città di Barletta conta ad oggi innumerevoli episodi di violenza criminale mafiosa e mai quanto in quest'ultimo periodo è diventato vitale parlare nelle scuole e per le strade delle figlie e dei figli che Barletta negli anni ha perso: mantenere vivo il loro ricordo e custodirne la memoria è il primo fondamentale passo per non permettere alla criminalità di impadronirsi anche della memoria collettiva.
«La violenza della mafia non guarda in faccia a nessuno e questa città lo sa benissimo» sostiene giustamente Carpagnano, «dobbiamo impegnarci tutte e tutti per sconfiggere questo male e soprattutto responsabilizzarci. Parlate di mafia nelle scuole, nelle piazze, con gli amici la sera in giro o al bar, ma parlatene sempre, perché non esiste arma più potente delle idee e delle parole» conclude Carpagnano.
Un monito, quello del referente di Libera, che suona come un tuono a ricordarci che le nostre parole di cittadine e cittadini liberi hanno non solo un grande valore simbolico, ma anche un grande potere reale, cioè evitare che la cultura mafiosa continui a proliferare e a mietere vittime sotto gli occhi inerti di tutte e tutti.
Il giovane Peppino Impastato diceva sempre che mafia e silenzio uccidono alla stessa maniera; proprio per questo, prima che sia troppo tardi, è prezioso unire le nostre voci nella lotta contro l'omertà e le ingiustizie che quotidianamente colpiscono la nostra terra, senza dimenticare mai che la mafia teme solo ciò che non può controllare, perciò essere libere e liberi è l'azione più rumorosa che si possa fare contro il silenzio mafioso.
«1117 sono i nomi delle vittime innocenti delle mafie in Italia che la nostra associazione ricorda ogni anno, un rito civile di lettura pubblica che restituisce identità e dignità a chi non può più parlare» afferma Giorgio Carpagnano, referente del presidio di Libera Barletta, ricordando che «durante il primo anniversario della strage di Capaci, la madre di Antonino Montinaro, caposcorta di Giovanni Falcone, chiese a Don Ciotti per quale motivo il nome di suo figlio non venisse mai ricordato: fu proprio da quel dolore che nacque l'idea di un impegno pubblico e collettivo per restituire dignità a tutte le vittime ingiustamente dimenticate».
Libera nasce per dare voce alle vittime innocenti delle mafie e trasformare la memoria in responsabilità attiva e collettiva. Questo appuntamento non è solo una commemorazione, ma è un invito a scegliere chiaramente da che parte stare: il 21 marzo è un giorno di speranza, rinascita culturale e sociale con il duplice obiettivo di contrastare l'oblio della violenza mafiosa e promuovere una cultura della legalità democratica, attraverso attività nelle scuole, presidi territoriali, beni confiscati, iniziative pubbliche e percorsi educativi.
Ed è proprio di beni confiscati che l'Amministrazione della città di Barletta ha parlato in occasione della ricorrenza citata: «Tre unità immobiliari, precedentemente confiscate ai clan della nostra città attualmente sono oggetto di lavori di manutenzione straordinaria per essere restituite a cittadine e citadini fragili» afferma il sindaco Cannito, precisando che «si tratta di due mini-appartamenti situati in via Regina Elena e di un appartamento in via Sant'Antonio».
I lavori, finanziati dal progetto "Percorsi di autonomia per persone con disabilità" del PNRR, hanno la finalità di rendere l'autonomia abitativa e lavorativa delle persone più fragili fatti concreti: gli appartamenti sono destinatari del servizio di co-housing, per cui un'equipe di esperte ed esperti coadiuverà le persone con disabilità nella gestione quotidiana della casa con l'obiettivo di condurle in maniera graduale verso un'autogestione parziale nello svolgimento delle necessità quotidiane.
La città di Barletta conta ad oggi innumerevoli episodi di violenza criminale mafiosa e mai quanto in quest'ultimo periodo è diventato vitale parlare nelle scuole e per le strade delle figlie e dei figli che Barletta negli anni ha perso: mantenere vivo il loro ricordo e custodirne la memoria è il primo fondamentale passo per non permettere alla criminalità di impadronirsi anche della memoria collettiva.
«La violenza della mafia non guarda in faccia a nessuno e questa città lo sa benissimo» sostiene giustamente Carpagnano, «dobbiamo impegnarci tutte e tutti per sconfiggere questo male e soprattutto responsabilizzarci. Parlate di mafia nelle scuole, nelle piazze, con gli amici la sera in giro o al bar, ma parlatene sempre, perché non esiste arma più potente delle idee e delle parole» conclude Carpagnano.
Un monito, quello del referente di Libera, che suona come un tuono a ricordarci che le nostre parole di cittadine e cittadini liberi hanno non solo un grande valore simbolico, ma anche un grande potere reale, cioè evitare che la cultura mafiosa continui a proliferare e a mietere vittime sotto gli occhi inerti di tutte e tutti.
Il giovane Peppino Impastato diceva sempre che mafia e silenzio uccidono alla stessa maniera; proprio per questo, prima che sia troppo tardi, è prezioso unire le nostre voci nella lotta contro l'omertà e le ingiustizie che quotidianamente colpiscono la nostra terra, senza dimenticare mai che la mafia teme solo ciò che non può controllare, perciò essere libere e liberi è l'azione più rumorosa che si possa fare contro il silenzio mafioso.