Il teatro che libera: De Nittis e il Minotauro parlano ai giovani del presente

Al Teatro Curci di Barletta uno spettacolo che trasforma l’arte in un esercizio di consapevolezza, educazione emotiva e responsabilità critica

mercoledì 22 aprile 2026 11.53
A cura di Marco Cassatella
Martedì 21 aprile il palcoscenico del Teatro Curci di Barletta ha accolto la presentazione di "Giuseppe De Nittis. Conversazione col Minotauro", lo spettacolo teatrale tratto dall'omonimo testo del professor Giuseppe Lagrasta e prodotto dalla compagnia "Il Carro dei Comici": i protagonisti in scena, Francesco Tammacco, Rosa Tarantino e Veronica Sforza, sono stati accompagnati dalle creazioni digitali di live painting a cura di Michele Albanese.

L'incontro ha messo al centro del dibattito non solo un'opera, ma un modo tutto nuovo di intendere il teatro come spazio di crescita e di immaginazione. Lagrasta ha raccontato la genesi del suo testo come un percorso di ricerca: un dialogo simbolico tra De Nittis e il Minotauro che diventa occasione per esplorare identità, scelte, dubbi, desideri. Non una biografia, non un semplice racconto, ma una conversazione interiore che attraversa epoche e sensibilità.

Il teatro, in questa prospettiva, diventa un luogo in cui la parola si fa strumento di conoscenza, invitando spettatori e lettori a guardare oltre la superficie conoscibile delle cose.
«Con questo spettacolo vogliamo consegnare ai giovani ragazzi e alle giovani ragazze gli strumenti pratici culturali di cui De Nittis si è avvalso per curare i propri dissidi interiori, trasformandoli e rendendoli performativi» afferma l'ex dirigente del Liceo Classico "A. Casardi", rivolgendosi alla platea gremita di studentesse e studenti del Liceo Classico e delle Scienze Umane, precisando che «le problematiche e i disagi giovanili allora quanto oggi colpiscono l'interiorità di ciascuno attraverso le proprie insicurezze, carenze affettive o sciarade familiari mai risolte: in questo senso, il pittore barlettano decise di mettersi a nudo dipingendo sulla tela e descrivendo sul proprio diario con minuziosa precisione quale fosse l'origine dei propri pensieri negativi» conclude Lagrasta.

«Dal "Taccuino 1870-1874" di Giuseppe De Nittis si possono evincere le dinamiche interne alla famiglia De Nittis e non solo: i nodi creativi attinenti all'infanzia del pittore, le prospettive future e i suoi valori morali all'interno del taccuino prendono vita sotto forma di parole e versi: per indicare la sua condizione di smarrimento familiare De Nittis scrive "sono cieco di madre e di padre", un'immagine a dir poco evocativa che lascia spazio a più interpretazioni simboliche» sostiene il regista Francesco Tammacco, aggiungendo che «inoltre, contrariamente a quanto si pensi, la figura della moglie di Giuseppe, Léontine Gruvelle, è fondamentale per la crescita dei pensieri e delle opere del pittore: lei rappresenta il porto sicuro per Giuseppe e, pur essendo anch'ella un'artista, una scrittrice di romanzi, decise di mettere a disposizione del marito ogni strumento culturale e sentimentale a sua disposizione per sconfiggere quel "mal d'inchiostro" che tanto affliggeva Giuseppe».

Dunque, uno dei temi più complessi emersi durante la presentazione è proprio il ruolo del teatro nella formazione dei più giovani, non come semplice attività scolastica, ma come esperienza capace di aprire ai dubbi, stimolare la sensibilità, allenare lo sguardo. Il teatro di formazione, in questa visione, non semplifica, ma educa alla complessità, invita a riconoscere le sfumature, a dare peso alle parole, a costruire un pensiero personale, che sia frutto delle proprie idee, paure, ansie e persino preoccupazioni, dando valore, rilievo e importanza a qualsiasi emozione percepita dentro di sé.

Pertanto, lo spettacolo dedicato a De Nittis e al suo immaginario diventa così un'occasione per avvicinare i ragazzi e le ragazze all'arte non come materia da studiare, ma come linguaggio vivo, capace di parlare al presente. La compagnia teatrale ha raccolto questa visione con un lavoro che intreccia recitazione, immagine e ritmo scenico.

Tammacco, Tarantino e Sforza costruiscono un tessuto narrativo che accompagna lo spettatore dentro un viaggio emotivo e intellettuale. Le illustrazioni digitali di Albanese — sospese tra mito, memoria e paesaggio — amplificano la dimensione evocativa del testo, creando un ponte tra il mondo reale e quello simbolico. La presentazione di ieri mattina ha mostrato quanto questo progetto sia un crocevia di linguaggi: letteratura, teatro, arti visive e soprattutto pedagogia. Ogni elemento dialoga con gli altri, creando un'opera che non vuole essere solo rappresentata, ma vissuta, un invito a entrare in un mondo dove mito e quotidiano si sfiorano, dove l'immaginazione diventa strumento di lettura del reale.

La mattinata al Curci ha reso evidente che questo progetto non è soltanto uno spettacolo, ma un atto culturale necessario: un invito a riconoscere nell'arte uno strumento di emancipazione, capace di formare sguardi critici e coscienze vigili.

In un tempo che tende a semplificare tutto, il teatro ci ricorda che la complessità è un diritto e allo stesso tempo un dovere. Ed è proprio lì, in quello spazio condiviso tra mito e presente, che si apre la possibilità di trasformare non solo ciò che vediamo, ma ciò che siamo e che dentro proviamo, perché quando l'arte è raccontata e condivisa con cura si trasforma in una delle forme più alte di educazione culturale, morale e affettiva.

De Nittis e il Minotauro
De Nittis e il Minotauro
De Nittis e il Minotauro
De Nittis e il Minotauro
De Nittis e il Minotauro
De Nittis e il Minotauro
De Nittis e il Minotauro