"Il mio ricordo di Francesco", in memoria di un grande uomo

Le parole commosse di Raffaella Porreca Salerno. "Barletta doveva rinascere"

lunedì 10 settembre 2012 12.56

Quando la brutalità del destino ha spento la vita di Francesco Salerno era settembre, mese di preparazione.

Si stava preparando, Francesco, ad affrontare, con determinazione, entusiasmo e passione, quello che lui stesso definiva "sfide e sogni". E, come sempre faceva, avrebbe dato tutto se stesso con generosità, serietà, lealtà e, forse, quel pizzico di ingenuità che arricchisce una mente intelligente abituata ad organizzare anche ciniche strategie.

Come marito non posso immaginare che lui e il suo amore intenso e profondo. Francesco ha dato all'amore tutto, senza fluttuazioni ed incertezze. Un amore che ancora oggi, nonostante tutto, mi dà forza e serenità.

Come amico è stato sensibile, attento e generoso. Mi ha spesso confidato che sarebbe potuto morire solo se fosse stato pugnalato alle spalle da una persona fidata, perché era tutto ciò che non si sarebbe mai aspettato. All'amicizia credeva e dava molto, pur nella consapevolezza che non sempre sarebbe stato ricambiato; continuava a crederci perché così era e così voleva essere.

Come politico amava la sua terra più di ogni cosa e, da vero barlettano, pur spesso amareggiato e deluso, non riusciva a smettere di credere che bisognava sempre impegnarsi per sviluppare un modello di città sana, moderna, efficiente e bella. Sotto la Sua guida Barletta era diventata prestigiosa e si preparava ad una virtuosa crescita. I Suoi sforzi e di coloro che lavoravano insieme a Lui erano premiati da evidenti risultati che riguardavano tutto il territorio. L'azzardo, l'orgoglio e la spregiudicatezza di dimettersi dalla carica di Sindaco, ben sapendo che il Suo partito non avrebbe sostenuto la Sua candidatura in Parlamento, fermò la Città che perse la sua bussola. A distanza di tempo, Francesco, amatissimo dai cittadini non solo barlettani, sentiva il dovere di rioccuparsene per darle una rotta con guida sicura.

Barletta doveva rinascere.

Il sogno si infranse con la fine della Sua vita, ma Francesco quel sogno ce l'ha consegnato. E questa volta non verrà tradito. Questo lo prometto con tutta la forza che ho.

Oggi mi chiedo qual è il tempo dell'attesa. Francesco bruciava il tempo e viveva con fretta e passione. Io ritengo che oggi ognuno di noi debba dire, a se stesso ed agli altri, che il tempo dell'attesa è finito.

Ricambiamo Francesco con quello che sarebbe stato per Lui il regalo più grande.

"Apriamo cuori e finestre, diamo voce alle coscienze" ed impegniamoci per "far vivere le nostre idee".

Vinciamo l'indifferenza, nostra e degli altri, perché il futuro della nostra stessa vita, dei nostri sentimenti e del bene del nostro Territorio è nelle nostre mani. Apriamole per stringere altre mani, perché questo è l'unico giusto senso da dare alla nostra esistenza.


Raffaella Porreca Salerno
ViviBarletta