Il disgelo della sinistra italiana

Le lotte di ieri e di oggi tra storia ed astensione dal lavoro. Riflessioni sul grande successo dello sciopero generale della CGIL

lunedì 9 maggio 2011
A cura di Pasquale Diroma
La lotta contro la disoccupazione, il precariato e per un fisco più equo oggi. Le lotte bracciantili per la redistribuzione delle terre e per migliori condizioni di vita ieri. La vera anima della sinistra del Belpaese ritorna ad emettere un flebile ma più che mai necessario grido di protesta e di rabbia contro il lungo immobilismo del governo Berlusconi sui problemi più sentiti dal popolo italiano. Dopo il sostanziale fallimento della giornata di mobilitazione dello scorso 9 aprile ("Il nostro tempo è adesso. La vita non aspetta"), il sindacato più grande d'Italia, la Confederazione Generale Italiana del Lavoro, è tornata in piazza rispolverando, grazie al primo segretario generale donna della sua storia, l'arma più efficace in mano ai lavoratori, quella dello sciopero generale – anche se solo in modo parziale – per richiamare il governo ad un maggiore senso di responsabilità nei riguardi del mondo del lavoro e per un deciso riequilibrio delle disparità sociali.

Quarantottore prima un'associazione politico-culturale, "Associazione Marx XXI", nei locali della sua sezione di Bari organizzava un interessantissimo convegno sui rapporti tra il PCI e i movimenti contadini e bracciantili in Puglia nel periodo compreso tra gli anni della piena affermazione del regime fascista e la metà degli Anni Cinquanta. Dunque, antifascismo e lotte per il pane, per la riforma agraria e per il miglioramento delle condizioni generali di vita in Puglia nel secondo dopoguerra. Ma anche lo scontro ideologico nell'Italia repubblicana in piena Guerra Fredda, divisa tra democristiani e blocco delle sinistre raccolte nel Fronte democratico popolare. Senza dimenticare la repressione poliziesca degli scioperi e del dissenso a cura dell'allora Ministro degli Interni Mario Scelba o eventi terribili come i fatti di Andria del 7 marzo 1946 o quelli di Barletta del 14 marzo 1956. E ancora l'indimenticata figura di Giuseppe Di Vittorio, le polemiche tra Antonio Gramsci e Tommaso Fiore, le memorie di Angelo Antonicelli, contadino antifascista e comunista sfruttato ma sempre in prima linea nelle lotte per migliorare le condizioni di vita di tutti.

Al convegno, coordinato da Andrea Catone, direttore della rivista L'Ernesto, sono intervenuti il senatore PCI, Onofrio Petrara; il prof. Pietro Mita, già deputato PCI alla Camera nell'XI legislatura; il prof. Gianni Sardaro; l'ex dipendente Italsider-Ilva nonché rappresentante dell'associazione Libera, Giancarlo Girardi; il professore e ricercatore Ferdinando Dubla. Presente all'incontro, il segretario CGIL della Provincia di Bari, Azmi Jarawi.

L'evento è rientrato nella serie di incontri dell'Associazione Marx XXI per celebrare i 90 anni della fondazione del Partito Comunista d'Italia e ha teso a sottolineare le peculiarità organizzative e rivendicative del movimento contadino pugliese, peculiarità che lo rendono unico nel Mezzogiorno d'Italia e comparabile con quello ben più studiato (e reclamizzato) delle valli padane.

Ancora una volta la storia può essere di insegnamento alle nuove generazioni nelle loro lotte contro sfruttamento e miseria.