«Il costo del tempo nella pubblica amministrazione»
La nota di Aldo Musti
mercoledì 8 luglio 2026
«Il 2 luglio il Consiglio di Stato ha trattenuto in decisione una vicenda che riguarda l'esecuzione di una sentenza amministrativa. La decisione arriverà nei prossimi giorni e sarà naturalmente rispettata qualunque ne sia l'esito. Proprio l'attesa della sentenza offre però l'occasione per una riflessione che supera il singolo procedimento». Così l'imprenditore Aldo Musti.
«Può una progettazione avviata nel 2004 – via dei Muratori – attraversare oltre vent'anni, due indirizzi politici del Consiglio comunale, una sentenza del TAR nel 2024, un giudizio di ottemperanza nel 2025 e arrivare fino al Consiglio di Stato a seguito dell'appello presentato dal Comune contro quella decisione? La domanda non riguarda soltanto una strada. Riguarda il rapporto tra tempo, responsabilità amministrativa e utilizzo delle risorse pubbliche. Ogni procedimento amministrativo richiede lavoro. Ogni contenzioso comporta costi. Ogni ulteriore grado di giudizio impegna risorse pubbliche, attività degli uffici e tempo della giustizia amministrativa.
A questi si aggiunge un costo meno visibile: quello sostenuto dal cittadino che, per ottenere l'attuazione di atti amministrativi e decisioni giudiziarie, è costretto ad affrontare personalmente il peso economico e umano di un lungo percorso processuale. Naturalmente ogni amministrazione ha il diritto di difendere le proprie ragioni nelle sedi giudiziarie. Ma ogni cittadino ha anche il diritto di chiedersi se, quando esistono indirizzi politici e decisioni dei giudici, l'interesse pubblico sia meglio tutelato proseguendo il contenzioso oppure dando tempestiva attuazione agli atti. Non è una riflessione contro qualcuno. È una riflessione a favore della buona amministrazione. Perché il bene comune non si misura soltanto nelle opere inaugurate. Si misura anche nella capacità di evitare ritardi inutili, contenere i costi pubblici e rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. La sentenza del Consiglio di Stato chiarirà il profilo giuridico della vicenda. Ma una domanda può essere posta già oggi. Quanto costa, davvero, il tempo nella Pubblica Amministrazione?».
«Può una progettazione avviata nel 2004 – via dei Muratori – attraversare oltre vent'anni, due indirizzi politici del Consiglio comunale, una sentenza del TAR nel 2024, un giudizio di ottemperanza nel 2025 e arrivare fino al Consiglio di Stato a seguito dell'appello presentato dal Comune contro quella decisione? La domanda non riguarda soltanto una strada. Riguarda il rapporto tra tempo, responsabilità amministrativa e utilizzo delle risorse pubbliche. Ogni procedimento amministrativo richiede lavoro. Ogni contenzioso comporta costi. Ogni ulteriore grado di giudizio impegna risorse pubbliche, attività degli uffici e tempo della giustizia amministrativa.
A questi si aggiunge un costo meno visibile: quello sostenuto dal cittadino che, per ottenere l'attuazione di atti amministrativi e decisioni giudiziarie, è costretto ad affrontare personalmente il peso economico e umano di un lungo percorso processuale. Naturalmente ogni amministrazione ha il diritto di difendere le proprie ragioni nelle sedi giudiziarie. Ma ogni cittadino ha anche il diritto di chiedersi se, quando esistono indirizzi politici e decisioni dei giudici, l'interesse pubblico sia meglio tutelato proseguendo il contenzioso oppure dando tempestiva attuazione agli atti. Non è una riflessione contro qualcuno. È una riflessione a favore della buona amministrazione. Perché il bene comune non si misura soltanto nelle opere inaugurate. Si misura anche nella capacità di evitare ritardi inutili, contenere i costi pubblici e rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. La sentenza del Consiglio di Stato chiarirà il profilo giuridico della vicenda. Ma una domanda può essere posta già oggi. Quanto costa, davvero, il tempo nella Pubblica Amministrazione?».