Giuseppe De Nittis. Ritratto di un artista in forma di parole: il libro dedicato al pittore barlettano
Giuseppe Lagrasta racconta De Nittis tramite pittura narrativa, ecologia figurativa e dialoghi immaginari con la poetica della ‘Seconda Luce’
domenica 24 maggio 2026
Il libro "Giuseppe De Nittis, Ritratto di un artista in forma di parole" (OltreVento Edizioni, 2026) è un saggio narrativo dedicato all'artista barlettano Giuseppe De Nittis. Il suo autore, scrittore, professore e pedagogo Giuseppe Lagrasta, ci ha lavorato per anni, in un percorso di ricerca in autonomia e studiando ed analizzando per lungo tempo la figura di Giuseppe de Nittis a 360°, all'interno del movimento impressionista francese, ma anche negli ambienti familiari e sociali del De Nittis, non dimenticando che la figura della moglie, Lèontine Lucile Gruvelle, che ha svolto un ruolo cruciale nella vita artistica ed esistenziale dell'artista.
Le opere e gli scritti di De Nittis ripercorrono lo stile della sua arte pittorica, mettendo in evidenza la spiccata poetica della "seconda luce": una visione interiore che illumina il mondo e lo restituisce come racconto ricco di emozione e conoscenza. Tra paesaggi, figure e scene di vita quotidiana, la pittura si trasforma in narrazione e strumento di formazione, rivelando il legame profondo tra arte, memoria e identità. Ne nasce il ritratto di un artista inquieto e visionario, che utilizza il mezzo dell'arte per rappresentare la bellezza e la natura, nelle quali vede una forma di resistenza e salvezza personale.
Lagrasta descrive De Nittis non solo come artista, ma soprattutto come uomo: un ragazzo segnato fin da piccolo da dolore, solitudine e perdite familiari, che riesce però a trasformare la sofferenza in creatività e bellezza.
"Leggere, studiare ed analizzare un artista con una visione così profonda e innovativa come quella testimoniata dal De Nittis, vuol dire, in primo luogo, essere affascinati dal suo carisma creativo, e in secondo luogo, significa, come a me è accaduto, di sentire e vivere in parte una specie di Sindrome di Stendhal, provando le sue intime percezioni, con le dovute distanze, ma anche con le dovute manomissioni poetiche. Come persona mi sono sentito sempre in sintonia con il pittore, apprendendo dalla sua arte e dalla sua estetica, i suoi segreti creativi e motivazionali. Durante la stesura del libro mi sono immedesimato più che mai nelle sue emozioni e nella sua immaginazione e percezione visiva." spiega Lagrasta.
Giuseppe De Nittis, Ritratto di un artista in forma di parole riporta un album narrativo-pittorico che si intreccia con ecologia figurativa e la luce. L'ecologia figurativa denittisiana si concreta con le sue tele illuminate di natura e di cultura, sovrastate da una luce sacra che è luce del creato. La pittura narrativa è sistema di trasfigurazione di immagini e di emozioni che raccontano l'esperienza esistenziale e spirituale, la quale può portare ad una rivoluzione artistica per immagini ed emozioni che ha bisogno di essere apprezzata e testimoniata, per la sua funzione storico-sociale ed intellettuale.
Il libro presenta anche una parte di dialoghi immaginari, attraverso i quali Lagrasta, come Umberto Eco, immagina discorsi dell'autore con sé stesso. Mediante il suo ruolo da pedagogo e professore, in merito a questo Lagrasta espone un tema sempre attuale: "Il mio libro su Giuseppe De Nittis vuol essere innanzitutto un invito al dialogo, è un testo letterario dialogico, e il dialogico in arte è sempre espressione di grammatica della formazione e alfabeto per l'educazione interiore. Le conversazioni immaginarie, strettamente dialogiche, sono la testimonianza di come attraverso l'arte e l'autobiografia esperienziale di Giuseppe De Nittis si possa comunicare e condividere con le giovani generazioni l'arte dialogica e l'arte della creatività. L'educazione al dialogo si può vivere come educazione alla creatività e al rispetto nel gruppo dei pari, in quanto, condividere nella discussione, il punto di vista degli altri, vuol dire sviluppare l'intelligenza emotiva attraverso la filosofia dell'educazione e le scienze letterarie."
Abbiamo chiesto all'autore un ulteriore sforzo di immaginazione: "Se De Nittis vivesse durante i nostri anni, cosa metterebbero in luce le sue opere, grazie alla sua intelligenza e straordinaria capacità di percezione, di comprensione visiva...?"
Giuseppe Lagrasta ha prontamente risposto: "Possiamo immaginare che potesse continuare a occuparsi di natura e cultura, di spazi della riflessione e spazi dell'azione sociale. E secondo me si sarebbe occupato di scandagliare gli orizzonti e le nuove fonti di luce che ora sono inquinate. Avrebbe descritto città spoglie e disadorne, città infernali distrutte nella loro intimità più segreta. Sì, questo, sì, questo indirizzo di ricerca sicuramente lo avrebbe affrontato, e avrebbe descritto i giovani nella loro bellezza postmoderna e post umana e inoltre, avrebbe deriso i livelli raggiunti dell'intelligenza artificiale, lui che in pochi anni aveva interiorizzato gli assiomi fondamentali dell'estetica impressionista, rinnovandoli e superando, in alcune opere, gli stessi amici e maestri impressionisti francesi, Edgar Degas, Edouard Manet, Gustave Caillebotte, Morisot e Renoir."
Le opere e gli scritti di De Nittis ripercorrono lo stile della sua arte pittorica, mettendo in evidenza la spiccata poetica della "seconda luce": una visione interiore che illumina il mondo e lo restituisce come racconto ricco di emozione e conoscenza. Tra paesaggi, figure e scene di vita quotidiana, la pittura si trasforma in narrazione e strumento di formazione, rivelando il legame profondo tra arte, memoria e identità. Ne nasce il ritratto di un artista inquieto e visionario, che utilizza il mezzo dell'arte per rappresentare la bellezza e la natura, nelle quali vede una forma di resistenza e salvezza personale.
Lagrasta descrive De Nittis non solo come artista, ma soprattutto come uomo: un ragazzo segnato fin da piccolo da dolore, solitudine e perdite familiari, che riesce però a trasformare la sofferenza in creatività e bellezza.
"Leggere, studiare ed analizzare un artista con una visione così profonda e innovativa come quella testimoniata dal De Nittis, vuol dire, in primo luogo, essere affascinati dal suo carisma creativo, e in secondo luogo, significa, come a me è accaduto, di sentire e vivere in parte una specie di Sindrome di Stendhal, provando le sue intime percezioni, con le dovute distanze, ma anche con le dovute manomissioni poetiche. Come persona mi sono sentito sempre in sintonia con il pittore, apprendendo dalla sua arte e dalla sua estetica, i suoi segreti creativi e motivazionali. Durante la stesura del libro mi sono immedesimato più che mai nelle sue emozioni e nella sua immaginazione e percezione visiva." spiega Lagrasta.
Giuseppe De Nittis, Ritratto di un artista in forma di parole riporta un album narrativo-pittorico che si intreccia con ecologia figurativa e la luce. L'ecologia figurativa denittisiana si concreta con le sue tele illuminate di natura e di cultura, sovrastate da una luce sacra che è luce del creato. La pittura narrativa è sistema di trasfigurazione di immagini e di emozioni che raccontano l'esperienza esistenziale e spirituale, la quale può portare ad una rivoluzione artistica per immagini ed emozioni che ha bisogno di essere apprezzata e testimoniata, per la sua funzione storico-sociale ed intellettuale.
Il libro presenta anche una parte di dialoghi immaginari, attraverso i quali Lagrasta, come Umberto Eco, immagina discorsi dell'autore con sé stesso. Mediante il suo ruolo da pedagogo e professore, in merito a questo Lagrasta espone un tema sempre attuale: "Il mio libro su Giuseppe De Nittis vuol essere innanzitutto un invito al dialogo, è un testo letterario dialogico, e il dialogico in arte è sempre espressione di grammatica della formazione e alfabeto per l'educazione interiore. Le conversazioni immaginarie, strettamente dialogiche, sono la testimonianza di come attraverso l'arte e l'autobiografia esperienziale di Giuseppe De Nittis si possa comunicare e condividere con le giovani generazioni l'arte dialogica e l'arte della creatività. L'educazione al dialogo si può vivere come educazione alla creatività e al rispetto nel gruppo dei pari, in quanto, condividere nella discussione, il punto di vista degli altri, vuol dire sviluppare l'intelligenza emotiva attraverso la filosofia dell'educazione e le scienze letterarie."
Abbiamo chiesto all'autore un ulteriore sforzo di immaginazione: "Se De Nittis vivesse durante i nostri anni, cosa metterebbero in luce le sue opere, grazie alla sua intelligenza e straordinaria capacità di percezione, di comprensione visiva...?"
Giuseppe Lagrasta ha prontamente risposto: "Possiamo immaginare che potesse continuare a occuparsi di natura e cultura, di spazi della riflessione e spazi dell'azione sociale. E secondo me si sarebbe occupato di scandagliare gli orizzonti e le nuove fonti di luce che ora sono inquinate. Avrebbe descritto città spoglie e disadorne, città infernali distrutte nella loro intimità più segreta. Sì, questo, sì, questo indirizzo di ricerca sicuramente lo avrebbe affrontato, e avrebbe descritto i giovani nella loro bellezza postmoderna e post umana e inoltre, avrebbe deriso i livelli raggiunti dell'intelligenza artificiale, lui che in pochi anni aveva interiorizzato gli assiomi fondamentali dell'estetica impressionista, rinnovandoli e superando, in alcune opere, gli stessi amici e maestri impressionisti francesi, Edgar Degas, Edouard Manet, Gustave Caillebotte, Morisot e Renoir."