“Giuseppe De Nittis. Parigi. Lettera sul Teatro del mondo”
Il racconto dello scrittore e saggista Giuseppe Lagrasta
domenica 15 marzo 2026
Con la "Lettera sul teatro del mondo" di Giuseppe De Nittis, scritta a Parigi e inviata al Minotauro, il "Giuseppe De Nittis. Romanzo Epistolare" del prof. Giuseppe Lagrasta, incrementa il suo mosaico narrativo, sempre più misterioso e intrigante. L'emblema chiave a cui il pittore barlettano si riferisce è il Minotauro, provocatoria figura mitologica, selvaggia ed enigmatica. Infatti, il cavaliere oscuro e lunatico che attraversa la vita interiore del Nostro, è il custode del labirinto (metafora della lotta per la sopravvivenza), e come giocatore d'azzardo e sabotatore della vita altrui, semina panico e disagio. La lettera immaginaria scritta dal prof. Giuseppe Lagrasta, sottolinea l'importanza di vivere con il duende e nel duende, forza misteriosa, interiore e alchemica, che si sprigiona dallo spirito terrestre e che si sente nell'anima ma che non si può esprimere con le parole. E' una forza generativa e creativa – ha sostenuto Federico Garcia Lorca - che ogni artista, vorrebbe tutta per sé, e che i pittori, i musicisti, i poeti e i teatranti scoprono, facendo un pesante lavoro sulla propria vita e sulla propria condizione esistenziale. E così, nella lettera che oggi pubblichiamo, si nota, come la forza creatrice di un artista con la vocazione dell'osservazione diretta ma profonda, si trasformi in teatro del mondo, quella drammaturgia che Giuseppe De Nittis ha costruito, attraverso la sua natura fantastica, densa di realismo magico, e comunicata dalla sua arte con personalità e solarità.
Parigi, Saint-Germain-en-Laye, 1884
Caro Minotauro, anima stregata e solitaria, ti scrivo perché ho bisogno di confrontarmi con te, sulla pittura e sulla poesia, sulla vena materica delle mie opere e sul mio e tuo teatro del mondo. Ti scrivo per esaminare con te la natura dei colori che caratterizzano la mia immaginazione cromatica e il mio universo spirituale. Certo, ci sono giorni in cui i colori appaiono distanti e vaghi; ci sono ore in cui gli stessi appaiono più plastici, più legati alla spiritualità delle immagini, e forse, sono maggiormente incarnati agli occhi e più solidali con i pensieri interiori. Ci sono giorni in cui tutto appare certo e senza dubbi, ma, al contrario, non ci sono movimenti magmatici, intrusivi oggetti di richiamo, almeno, io non ne vedo, e così, non so proprio da dove cominciare a osservare, e rigenerare per dipingere. La felicità o solarità interiore, è una scheggia d'attimi, che quando si chiude, morde il freno per tornare libera; e i miei sogni sopravvivono, come se fossero imprigionati in una gabbia d'argilla, quasi arresi ad un estraneo gioco di nomi e parole incomprensibili, cose e significati adombrati, colori e figure, sottratte al gioco dei valori plastici.
E cosa dire della parola-immagine, che ritorna e non si dimentica, cosa descrivere del cuore giovane del vento che profuma l'aria della Senna? Tu, cavaliere oscuro, che alimenti la mia malinconia, non scordare la mia avventura umana, i lasciti che mi facesti in tenera età, quando i desideri erano vivi ma sempre inascoltati e la vita sembrava un corteo tutto rose e fiori. Non è semplice gestire le difficoltà quotidiane, quando ti ritrovi a scegliere tra due sentieri che si biforcano. Perché, la magia della vita, da giovane, ti fa scordare il salto dei fossi, le assenze, le sabbie mobili provocate da tragici eventi, subendo le metamorfosi degli dèi opulenti e le loro scelte, inconsulte.
Lo sai, che tentai di dimenticare la vita labirintica e di sopperire alla malinconia costruendo una stanza delle meraviglie, sede del teatro delle mie ore, anime d'ansia per la mia clessidra. E così, accadde che cominciai a riflettere sui sentimenti che mi bruciavano l'anima, occupandomi della vita degli occhi, del respiro dell'acqua, dei suoni dei venti contrari, ma anche della forza oscura che sorregge le mie mani e le mie braccia.
Caro Minotauro, raccogliendo la tua sfida, racchiusi nel canestro dei giorni, i colori e i miei sogni adulti, le figure evanescenti della mia infanzia barlettana e mi ritrovai, così, a ricostruire il teatro del mondo, fatto d'ombre e magie, di caduchi sentimenti e inafferrabili universi. Ma ricordo che tu, fantasma segreto, eri già d'allora, mio compagno di viaggio, e felice protagonista del mio teatro del mondo. Così, inseguendo le tue tracce fantastiche, trasformai la mia disperazione in malinconia attiva, accettando di viaggiare tra paesaggi d'inquietudini che mi avrebbero, forse, salvato dal desiderio di soccombere. Ma dopo aver vissuto questa dimensione interiore, per una ricerca di perfezione creativa, desiderai di addormentarmi, in un cielo stellato, tra le braccia della luna. E con i colori, tra ombre e luci, vi riuscii.
Sai, trascorro i miei giorni tra gente che è costretta a vivere, giorno dopo giorno, sulla scena del teatro del mondo, combattendo, in luoghi infidi e traditori, tra forze oscure e stregate, che all'improvviso, divorano i semi buoni che, un tempo, furono seminati nel giardino. Spesso mi chiedo, chi si nasconde dietro le tue maschere ansiose. Forse, potresti essere uno scrittore, un poeta, un alchimista, un mago, un diavolo, un pericoloso imbonitore, ma io ti stimo lo stesso, perché so, che qualcuno ti ha inviato per comunicarmi che cos'è la modernità alimentata tra Parigi e Londra, che cos'è la pittura en plein air, che significato possiede la vita che mi consuma, e con quale pittore o pittrice risuonano le affinità elettive. Vediamo, provo a risponderti, stillante maschera d'interrogazioni! Forse, Claude Monet, per esempio, oppure Edgar Degas e Edouard Manet, ma anche Berthe Morisot, e che dire di August Renoir, Paul Cezanne e Gustave Caillebotte? Sono tentativi, supposizioni, non tutto è definito in quel che appare, determinato. Proverò a riflettermi e a conoscermi. Ma non posso distrarmi, perché sei anche un giocatore d'azzardo e che non perdi mai una partita, così, non posso sempre accettare le tue scelte ardite, in quanto, alcune, si ritorcono contro di me e mi fanno male, come per esempio, il fatto che ti impegni a rubare i processi creativi e la mia percezione visiva. Ma, devo dirti che imprimendo forza all'azione che sostiene la mia malinconia attiva, sono riuscito a superare i momenti in cui ti rendevi crudele e la tua crudeltà, e ciò non mi meraviglia, ha dato vita alle maschere nude del mio teatro del mondo.
E sapendo che, per tuo interesse, vivo momenti di malinconia attiva, tenterò di raccontarti il teatro del mio mondo. Le mie stanze cromatiche, sono meravigliose, e in queste stanze che il Conte Cagliostro avrebbe sicuramente amato, ho ricavato un posto, per te, per quando verrai a trovarmi. Un luogo dove potrai sostare per farmi compagnia, viaggiare nelle mie tele, sfumare i pastelli, scrutare nelle vene dei miei colori contaminati, giocare con i miei gatti, conoscere l'anima segreta della mia palette prima delle avvisaglie della crisi, quando mi vien voglia di entrare nei miei quadri e attraversarli.
E così, ti chiedo di essermi compagno di strada, tu stregone o mago: fammi compagnia durante questo viaggio, in modo che io possa continuare ad accertare la misura della mia passione per l'arte e dominare la rabbia, che spesso, mi scuote, sin dalle radici. Ti chiedo, comunque, in questo agosto di fuoco, di aiutarmi a scavare tra le nature morte della vita e delle città, per consolidare gli oggetti e i soggetti che fanno parte dei miei orizzonti, i ribelli e i conformisti che vivono nelle mie opere, che attraverso le loro maschere nude e i profumi dei fiori del male, allestiscono il mio teatro del mondo. Il tempo è stretto, lo so, e so anche che i fiori del male non crescono in tutti i giardini del mondo, però, basta saperli individuare e saper gestire il loro avvelenato profumo. Ma sai, come posso chiamarti, mio fantasma, or ora che dovrò, da te accomiatarmi? Ti chiamerò, fiore del male, oppure poeta introverso, ma anche spiga di grano, o ancora, meraviglioso clown eterno? Oppure Tiresia o Sisifo? Scherzavo! Scherzavo! So che ci tieni al tuo rango mitologico! Ma io dovrò fare attenzione perché so che tu sei un pericoloso fiore lunatico, senza cognizione del dolore e senza cognizione per la malattia mortale.
Caro Minotauro, a quanto mi dicono, pare che tu sia anche un seminatore e un guastatore, ma stai sicuro, che i giorni saranno sempre troppo brevi, per me che ho deciso di giocare con la natura e con il fuoco dei colori. E a te, non basterà il tempo, per spegnere il fuoco del mio destino. Ricordo, mentre l'altra notte, mi salutavi, di risentire la tua voce, che diceva: "Sì, sì. Sono d'accordo, ma sarà difficile, mio caro Joseph, pittore dei fiumi e dei mari, delle piazze e delle bellezze virtuose, sarà difficile, liberarti dai fiori del male, perché, tu sai bene che sarà sempre dall'effluvio di quei profumi poetici che nasceranno le tue storie pittoriche. E' dalla poesia dei colori e della luce che nascono i tuoi viaggi interiori, e non il contrario. Ti saluto, mon frére, mon amis, mon coeur "– dicesti –, e io, commosso, risposi: "Ti saluto, caro fantasma dei fiumi e dei mari, fratello d'avventura. Conta pure sul mio destino,
l'amico sempre a te devoto, Joseph."
Riproduzione Riservata. "Giuseppe De Nittis. Romanzo epistolare", di Giuseppe Lagrasta, Copyright, marzo 2026.
Parigi, Saint-Germain-en-Laye, 1884
Caro Minotauro, anima stregata e solitaria, ti scrivo perché ho bisogno di confrontarmi con te, sulla pittura e sulla poesia, sulla vena materica delle mie opere e sul mio e tuo teatro del mondo. Ti scrivo per esaminare con te la natura dei colori che caratterizzano la mia immaginazione cromatica e il mio universo spirituale. Certo, ci sono giorni in cui i colori appaiono distanti e vaghi; ci sono ore in cui gli stessi appaiono più plastici, più legati alla spiritualità delle immagini, e forse, sono maggiormente incarnati agli occhi e più solidali con i pensieri interiori. Ci sono giorni in cui tutto appare certo e senza dubbi, ma, al contrario, non ci sono movimenti magmatici, intrusivi oggetti di richiamo, almeno, io non ne vedo, e così, non so proprio da dove cominciare a osservare, e rigenerare per dipingere. La felicità o solarità interiore, è una scheggia d'attimi, che quando si chiude, morde il freno per tornare libera; e i miei sogni sopravvivono, come se fossero imprigionati in una gabbia d'argilla, quasi arresi ad un estraneo gioco di nomi e parole incomprensibili, cose e significati adombrati, colori e figure, sottratte al gioco dei valori plastici.
E cosa dire della parola-immagine, che ritorna e non si dimentica, cosa descrivere del cuore giovane del vento che profuma l'aria della Senna? Tu, cavaliere oscuro, che alimenti la mia malinconia, non scordare la mia avventura umana, i lasciti che mi facesti in tenera età, quando i desideri erano vivi ma sempre inascoltati e la vita sembrava un corteo tutto rose e fiori. Non è semplice gestire le difficoltà quotidiane, quando ti ritrovi a scegliere tra due sentieri che si biforcano. Perché, la magia della vita, da giovane, ti fa scordare il salto dei fossi, le assenze, le sabbie mobili provocate da tragici eventi, subendo le metamorfosi degli dèi opulenti e le loro scelte, inconsulte.
Lo sai, che tentai di dimenticare la vita labirintica e di sopperire alla malinconia costruendo una stanza delle meraviglie, sede del teatro delle mie ore, anime d'ansia per la mia clessidra. E così, accadde che cominciai a riflettere sui sentimenti che mi bruciavano l'anima, occupandomi della vita degli occhi, del respiro dell'acqua, dei suoni dei venti contrari, ma anche della forza oscura che sorregge le mie mani e le mie braccia.
Caro Minotauro, raccogliendo la tua sfida, racchiusi nel canestro dei giorni, i colori e i miei sogni adulti, le figure evanescenti della mia infanzia barlettana e mi ritrovai, così, a ricostruire il teatro del mondo, fatto d'ombre e magie, di caduchi sentimenti e inafferrabili universi. Ma ricordo che tu, fantasma segreto, eri già d'allora, mio compagno di viaggio, e felice protagonista del mio teatro del mondo. Così, inseguendo le tue tracce fantastiche, trasformai la mia disperazione in malinconia attiva, accettando di viaggiare tra paesaggi d'inquietudini che mi avrebbero, forse, salvato dal desiderio di soccombere. Ma dopo aver vissuto questa dimensione interiore, per una ricerca di perfezione creativa, desiderai di addormentarmi, in un cielo stellato, tra le braccia della luna. E con i colori, tra ombre e luci, vi riuscii.
Sai, trascorro i miei giorni tra gente che è costretta a vivere, giorno dopo giorno, sulla scena del teatro del mondo, combattendo, in luoghi infidi e traditori, tra forze oscure e stregate, che all'improvviso, divorano i semi buoni che, un tempo, furono seminati nel giardino. Spesso mi chiedo, chi si nasconde dietro le tue maschere ansiose. Forse, potresti essere uno scrittore, un poeta, un alchimista, un mago, un diavolo, un pericoloso imbonitore, ma io ti stimo lo stesso, perché so, che qualcuno ti ha inviato per comunicarmi che cos'è la modernità alimentata tra Parigi e Londra, che cos'è la pittura en plein air, che significato possiede la vita che mi consuma, e con quale pittore o pittrice risuonano le affinità elettive. Vediamo, provo a risponderti, stillante maschera d'interrogazioni! Forse, Claude Monet, per esempio, oppure Edgar Degas e Edouard Manet, ma anche Berthe Morisot, e che dire di August Renoir, Paul Cezanne e Gustave Caillebotte? Sono tentativi, supposizioni, non tutto è definito in quel che appare, determinato. Proverò a riflettermi e a conoscermi. Ma non posso distrarmi, perché sei anche un giocatore d'azzardo e che non perdi mai una partita, così, non posso sempre accettare le tue scelte ardite, in quanto, alcune, si ritorcono contro di me e mi fanno male, come per esempio, il fatto che ti impegni a rubare i processi creativi e la mia percezione visiva. Ma, devo dirti che imprimendo forza all'azione che sostiene la mia malinconia attiva, sono riuscito a superare i momenti in cui ti rendevi crudele e la tua crudeltà, e ciò non mi meraviglia, ha dato vita alle maschere nude del mio teatro del mondo.
E sapendo che, per tuo interesse, vivo momenti di malinconia attiva, tenterò di raccontarti il teatro del mio mondo. Le mie stanze cromatiche, sono meravigliose, e in queste stanze che il Conte Cagliostro avrebbe sicuramente amato, ho ricavato un posto, per te, per quando verrai a trovarmi. Un luogo dove potrai sostare per farmi compagnia, viaggiare nelle mie tele, sfumare i pastelli, scrutare nelle vene dei miei colori contaminati, giocare con i miei gatti, conoscere l'anima segreta della mia palette prima delle avvisaglie della crisi, quando mi vien voglia di entrare nei miei quadri e attraversarli.
E così, ti chiedo di essermi compagno di strada, tu stregone o mago: fammi compagnia durante questo viaggio, in modo che io possa continuare ad accertare la misura della mia passione per l'arte e dominare la rabbia, che spesso, mi scuote, sin dalle radici. Ti chiedo, comunque, in questo agosto di fuoco, di aiutarmi a scavare tra le nature morte della vita e delle città, per consolidare gli oggetti e i soggetti che fanno parte dei miei orizzonti, i ribelli e i conformisti che vivono nelle mie opere, che attraverso le loro maschere nude e i profumi dei fiori del male, allestiscono il mio teatro del mondo. Il tempo è stretto, lo so, e so anche che i fiori del male non crescono in tutti i giardini del mondo, però, basta saperli individuare e saper gestire il loro avvelenato profumo. Ma sai, come posso chiamarti, mio fantasma, or ora che dovrò, da te accomiatarmi? Ti chiamerò, fiore del male, oppure poeta introverso, ma anche spiga di grano, o ancora, meraviglioso clown eterno? Oppure Tiresia o Sisifo? Scherzavo! Scherzavo! So che ci tieni al tuo rango mitologico! Ma io dovrò fare attenzione perché so che tu sei un pericoloso fiore lunatico, senza cognizione del dolore e senza cognizione per la malattia mortale.
Caro Minotauro, a quanto mi dicono, pare che tu sia anche un seminatore e un guastatore, ma stai sicuro, che i giorni saranno sempre troppo brevi, per me che ho deciso di giocare con la natura e con il fuoco dei colori. E a te, non basterà il tempo, per spegnere il fuoco del mio destino. Ricordo, mentre l'altra notte, mi salutavi, di risentire la tua voce, che diceva: "Sì, sì. Sono d'accordo, ma sarà difficile, mio caro Joseph, pittore dei fiumi e dei mari, delle piazze e delle bellezze virtuose, sarà difficile, liberarti dai fiori del male, perché, tu sai bene che sarà sempre dall'effluvio di quei profumi poetici che nasceranno le tue storie pittoriche. E' dalla poesia dei colori e della luce che nascono i tuoi viaggi interiori, e non il contrario. Ti saluto, mon frére, mon amis, mon coeur "– dicesti –, e io, commosso, risposi: "Ti saluto, caro fantasma dei fiumi e dei mari, fratello d'avventura. Conta pure sul mio destino,
l'amico sempre a te devoto, Joseph."
Riproduzione Riservata. "Giuseppe De Nittis. Romanzo epistolare", di Giuseppe Lagrasta, Copyright, marzo 2026.