Enzo Morelli, La malattia del tempo, la poetica della luce e la memoria vegetale
nota critica di Giuseppe Lagrasta, scrittore e saggista
domenica 5 luglio 2026
Le opere pittoriche di Enzo Morelli che scopriamo nel suo ultimo libro, "OFANTO, un fiume di storie, sogni e colori" descrivono nuovi orizzonti di senso e di significato: il paesaggio, la natura e la declinazione dell'invisibile generano una materia suggestiva che richiama nell'osservatore, lo spirito critico e la coscienza esistenziale, sospesi tra contesti lacerati e testimonianze cruciali. I segni, la cifra stilistica e le metafore critiche di Enzo Morelli, sottolineano il comportamento dell'uomo, che a tratti, è stato uno strenuo guerriero difensore della natura e a tratti, ha svolto il ruolo di selvaggio dissipatore di risorse naturali. Le opere di Enzo Morelli racchiuse in questo catalogo - sostiene il prof. Giuseppe Lagrasta - rappresentano una sfida al pensiero comune e una lotta contro gli stereotipi legati all'ambiente e all'educazione ambientale e fanno di Enzo Morelli, un alfiere della luce che sperimenta una nuova grammatica dei colori che la natura rende enigmatica.
L'artista Enzo Morelli, nella sua ultima opera, "OFANTO, un fiume di storie, sogni e colori", (testi di L. Anelli, M. Pagano, M. Sicolo) testimonia di essere un poeta del colore perché raccoglie la vita delle sue creature colorate, sin dalla nascita, sin dal primo vagito terreno. Così, l'acqua, il fiume, il mare, i fiori, le case turrite, i muretti a secco, il tappeto d'erba, gli alberi e la natura tutta, fanno la festa della luce, offrendo gli occhi all'accesa memoria vegetale. E sullo sfondo delle tele morelliane, la scomparsa dell'uomo e del mondo animale, che dispersi, segnano la cifra romantica e nostalgica per la sparizionedell'umanità e delle sue creature. E nel gioco dell'assenza, la natura, ferita e dimenticata, in attesa della cura e del germoglio dei semi abbandonati dall'uomo e dalla terra, urla con immagini drammatiche, la sua perenne intimità dolente. Lo sguardo dello spettatore, esplorando le opere di Enzo Morelli si anima di luce interiore, scoprendo, così, la tessitura fantastica e magico-realistica connaturata all'intreccio antropologico e culturale della sua tavolozza.
E il senso dell'umano, ci racconta l'artista, si è disperso, e questa dissipazione ha provocato una perdita e un dolore immani: ha piagato l'uomo e ha trafitto la natura, ma ha dato vita alla resilienza delle pietre abbandonate, al legno disfatto dei tronchi; ha dato peso, altresì, alle case turrite, alla poesia della memoria vegetale e all'autobiografia della natura, che nelle opere di Morelli assumono a tratti, sia una drammaticità silente che il disegno di una partitura espressione della poetica dell'istante. Le tele dedicate alla memoria ofantina di Enzo Morelli sono la testimonianza storica di un destino che tocca l'anima di un fiume, anima fiumana, sempre scorticata dall'umana indifferenza e in questa indolente circostanza, ecco che l'artista organizza la festa per l'Ofanto, una festa di resilienza dei colori per non dimenticarlo, e pone le basi per la costruzione di un nuovo alfabeto della memoria vegetale pugliese e adriatica, mediterranea e murgiana. Tra memoria vegetale e alfabeto dell'acqua, l'artista ci racconta la malattia del tempo, con una leggerezza autentica e una dinamica pensosa, sottolineando le vere radici della malattia del tempo assoluto che ha colpito la natura, e in questo caso, come precisa Enzo Morelli, il fiume Ofanto, la Murgia petrosa e i giardini, e le città e le case, e il cosmico uomo assurdo.
Malattia del tempo e memoria vegetale, poesia della natura e grammatica della polvere annunciano lo sbriciolarsi delle pietre: immagini, però, che abitano un orizzonte in cui vi è la speranza di ridare vita alle pietre, illuminando di meraviglia le onde onfantine e la luce, che, nella catarsi materica promossa da Enzo Morelli, si rinnova, offrendo la fusione degli orizzonti, per un sorriso di umanità, misterica, e tratti, smarrita. E cosi, si consolida il mistero morelliano intrecciato all'età dell'ansia, all'emozione di ricevere un nuovo bacio, dove un luogo segreto come l'aiuola in blu, rappresenta il posto in cui la memoria vegetale trova spazio, segnando i confini del respiro, i limiti della vita, le cicatrici macerate dell'anima dei tronchi d'albero. Ecco che la mappa della metafora-madre del deserto si fa viva e presente, e in contrapposizione, la testimonianza del ricordo del mare, dei profumi della terra, della Storia e delle sue archeologie segrete.
Così la memoria vegetale e le geografie interiori morelliane, s'accordano con la memoria dei colori dell'acqua e delle nervature della terra, recuperati attraverso la percezione emotiva della natura e alimentata dall'essenza dell'attività creativa dei cinque sensi. Così, lo sguardo dell'artista è sempre vigile e attento nel saper cogliere le sfumature dei colori dell'anima degli abitanti-parvenze-fantasmi che attraversano l'acqua, le strade, le case, le torri, i ponti, le pietre, il Fiume Ofanto e il Mare Adriatico, mai dimenticando di aver fede nella natura, nella Storia e nell'umano. Fiducia e fede nell'umanità dilaniata, che nonostante tutto, sopravvive alla follia dell'uomo contro l'altro uomo, dimenticando il tu e il noi, cifra valoriale dell'alterità e dell'appartenenza all'umano. Elementi che emergono dalla narrazione per figure raccontata dall'ottimo progetto grafico di Suor Anna Grazia Morelli, attraverso cui l'osservatore scorge, in profondità, con percezione visiva attenta, la vena poetica e umana dell'artista. Dalla luce all'ansia del vuoto dell'esistenza fino alle sorgenti della luce dell'acqua, indugiando all'ombra della natura in fiore, scopriamo l'humus della narrazione materica di Enzo Morelli, che si insinua nei lacerti degli orizzonti per denunciare il trauma sopportato dai frammenti del mondo e rilevando che l'anima dissipata della natura, sta annegando nelle fauci infernali della malattia del tempo, tra l'indifferenza di tutti. In attesa del battesimo dei dispersi umani frammenti.
L'opera di Enzo Morelli, "L'ansia del bacio", per esempio, racconta di un albero solitario immerso in un deserto di pietre assenti e nuvole pigre che dissetano svogliate il terreno arso dal sole, mentre una scissura, in primo piano, quasi la testimonianza della ferita fatta a un corpo umano, racconta che ancora la lacerazione-taglio-lesione, può essere curata e ritrovare il benessere per mezzo dell'acqua vitale, dell'aria fresca dell'alba e del giorno meridiano, tra il sole e il mare pugliesi che combattono, quotidianamente, contro le ossute derive del deserto mediterraneo che lentamente, inavvertitamente, avanza.
L'artista Enzo Morelli, nella sua ultima opera, "OFANTO, un fiume di storie, sogni e colori", (testi di L. Anelli, M. Pagano, M. Sicolo) testimonia di essere un poeta del colore perché raccoglie la vita delle sue creature colorate, sin dalla nascita, sin dal primo vagito terreno. Così, l'acqua, il fiume, il mare, i fiori, le case turrite, i muretti a secco, il tappeto d'erba, gli alberi e la natura tutta, fanno la festa della luce, offrendo gli occhi all'accesa memoria vegetale. E sullo sfondo delle tele morelliane, la scomparsa dell'uomo e del mondo animale, che dispersi, segnano la cifra romantica e nostalgica per la sparizionedell'umanità e delle sue creature. E nel gioco dell'assenza, la natura, ferita e dimenticata, in attesa della cura e del germoglio dei semi abbandonati dall'uomo e dalla terra, urla con immagini drammatiche, la sua perenne intimità dolente. Lo sguardo dello spettatore, esplorando le opere di Enzo Morelli si anima di luce interiore, scoprendo, così, la tessitura fantastica e magico-realistica connaturata all'intreccio antropologico e culturale della sua tavolozza.
E il senso dell'umano, ci racconta l'artista, si è disperso, e questa dissipazione ha provocato una perdita e un dolore immani: ha piagato l'uomo e ha trafitto la natura, ma ha dato vita alla resilienza delle pietre abbandonate, al legno disfatto dei tronchi; ha dato peso, altresì, alle case turrite, alla poesia della memoria vegetale e all'autobiografia della natura, che nelle opere di Morelli assumono a tratti, sia una drammaticità silente che il disegno di una partitura espressione della poetica dell'istante. Le tele dedicate alla memoria ofantina di Enzo Morelli sono la testimonianza storica di un destino che tocca l'anima di un fiume, anima fiumana, sempre scorticata dall'umana indifferenza e in questa indolente circostanza, ecco che l'artista organizza la festa per l'Ofanto, una festa di resilienza dei colori per non dimenticarlo, e pone le basi per la costruzione di un nuovo alfabeto della memoria vegetale pugliese e adriatica, mediterranea e murgiana. Tra memoria vegetale e alfabeto dell'acqua, l'artista ci racconta la malattia del tempo, con una leggerezza autentica e una dinamica pensosa, sottolineando le vere radici della malattia del tempo assoluto che ha colpito la natura, e in questo caso, come precisa Enzo Morelli, il fiume Ofanto, la Murgia petrosa e i giardini, e le città e le case, e il cosmico uomo assurdo.
Malattia del tempo e memoria vegetale, poesia della natura e grammatica della polvere annunciano lo sbriciolarsi delle pietre: immagini, però, che abitano un orizzonte in cui vi è la speranza di ridare vita alle pietre, illuminando di meraviglia le onde onfantine e la luce, che, nella catarsi materica promossa da Enzo Morelli, si rinnova, offrendo la fusione degli orizzonti, per un sorriso di umanità, misterica, e tratti, smarrita. E cosi, si consolida il mistero morelliano intrecciato all'età dell'ansia, all'emozione di ricevere un nuovo bacio, dove un luogo segreto come l'aiuola in blu, rappresenta il posto in cui la memoria vegetale trova spazio, segnando i confini del respiro, i limiti della vita, le cicatrici macerate dell'anima dei tronchi d'albero. Ecco che la mappa della metafora-madre del deserto si fa viva e presente, e in contrapposizione, la testimonianza del ricordo del mare, dei profumi della terra, della Storia e delle sue archeologie segrete.
Così la memoria vegetale e le geografie interiori morelliane, s'accordano con la memoria dei colori dell'acqua e delle nervature della terra, recuperati attraverso la percezione emotiva della natura e alimentata dall'essenza dell'attività creativa dei cinque sensi. Così, lo sguardo dell'artista è sempre vigile e attento nel saper cogliere le sfumature dei colori dell'anima degli abitanti-parvenze-fantasmi che attraversano l'acqua, le strade, le case, le torri, i ponti, le pietre, il Fiume Ofanto e il Mare Adriatico, mai dimenticando di aver fede nella natura, nella Storia e nell'umano. Fiducia e fede nell'umanità dilaniata, che nonostante tutto, sopravvive alla follia dell'uomo contro l'altro uomo, dimenticando il tu e il noi, cifra valoriale dell'alterità e dell'appartenenza all'umano. Elementi che emergono dalla narrazione per figure raccontata dall'ottimo progetto grafico di Suor Anna Grazia Morelli, attraverso cui l'osservatore scorge, in profondità, con percezione visiva attenta, la vena poetica e umana dell'artista. Dalla luce all'ansia del vuoto dell'esistenza fino alle sorgenti della luce dell'acqua, indugiando all'ombra della natura in fiore, scopriamo l'humus della narrazione materica di Enzo Morelli, che si insinua nei lacerti degli orizzonti per denunciare il trauma sopportato dai frammenti del mondo e rilevando che l'anima dissipata della natura, sta annegando nelle fauci infernali della malattia del tempo, tra l'indifferenza di tutti. In attesa del battesimo dei dispersi umani frammenti.
L'opera di Enzo Morelli, "L'ansia del bacio", per esempio, racconta di un albero solitario immerso in un deserto di pietre assenti e nuvole pigre che dissetano svogliate il terreno arso dal sole, mentre una scissura, in primo piano, quasi la testimonianza della ferita fatta a un corpo umano, racconta che ancora la lacerazione-taglio-lesione, può essere curata e ritrovare il benessere per mezzo dell'acqua vitale, dell'aria fresca dell'alba e del giorno meridiano, tra il sole e il mare pugliesi che combattono, quotidianamente, contro le ossute derive del deserto mediterraneo che lentamente, inavvertitamente, avanza.