Danni ambientali Jova Beach 2022, la posizione di Legambiente Barletta
La nota dell'associazione ambientalista
mercoledì 6 maggio 2026
«Vorremmo fare chiarezza in merito all'indagine della Procura sui presunti danni ambientali causati sul litorale di ponente, Pietro Paolo Mennea, in occasione del Jova Beach Party 2022. Ci preme sottolineare che confidiamo nella magistratura, nel lavoro che sta portando avanti per accertare eventuali responsabilità su quanto si è svolto nell'estate dell'anno in questione. Tuttavia va fatta una precisazione imprescindibile per amore della verità e per il rispetto del lavoro dei nostri volontari attivisti». Così il presidente di Legambiente Barletta, Raffaele Corvasce.
«Abbiamo letto su diverse testate giornalistiche che l'inchiesta sarebbe scaturita da una nostra formale denuncia, ma smentiamo categoricamente questa ricostruzione. Il Circolo Legambiente di Barletta non ha mai presentato in merito alcun esposto in Procura. Gli ultimi esposti da noi presentati fanno riferimento alle "polveri gialle su via Misericordia", depositato in Procura in data 09/01/2025, e per ultimo quello in merito all'autorizzazione della nuova "discarica Daisy", presentato con il comitato NoDiscarica. Le dinamiche di svolgimento dei fatti che hanno portato all'indagine sui lavori del Jova '22 sono altre e ben più complesse.
Il nostro approccio è stato, sin dal principio, di natura squisitamente preventiva e di tutela ambientale. Non abbiamo cercato lo scontro giudiziario a posteriori, ma abbiamo tentato in ogni modo di prevenire eventuali danni. Abbiamo chiesto a più riprese pubblicamente e nelle sedi istituzionali – rivolgendoci prima al Commissario Prefettizio e successivamente al Sindaco Cannito – di spostare l'evento in un luogo più idoneo. Le nostre segnalazioni erano chiare e documentate: quell'area non era un mero spiazzo sabbioso inerte, ma un ecosistema estremamente fragile, fatto di dune pioniere, vegetazione spontanea e habitat naturali che andavano rigorosamente protetti.
L'impegno del nostro circolo non si è esaurito negli appelli istituzionali, i nostri volontari hanno speso energie lavorando costantemente sul campo prima, durante e dopo il concerto di Jovanotti. Il nostro obiettivo principale è sempre stato quello di tutelare e monitorare fisicamente i siti di nidificazione del fratino sul litorale, un impegno che portiamo avanti da quasi un decennio. Favorire la ripresa della formazione delle dunecostiere, impedita dalle periodiche operazioni di pulizia meccanizzata che annualmente azzera il corso della Natura, come una novella tela di Penelope.
In virtù del lavoro fino ad oggi svolto ci sentiamo di affermare che tutta la nostra fatica non è stata vana. Il frutto del nostro lavoro di presidio e di sensibilizzazione è l'accordo che siamo riusciti a raggiungere successivamente. Infatti per l'edizione 2026 del JOVA l'Amministrazione comunale ha individuato, in accordo con gli organizzatori, un'area di proprietà privata lontano dai delicati equilibri dell'ecosistema costiero. Se c'è un messaggio che vogliamo emerga con forza da tutta questa vicenda, è la necessità di un cambio di paradigma culturale: le spiagge lungi dall'essere spazi destinati a una funzione esclusivamente antropica e ricreativa, presentano caratteristiche ecologiche uniche e impongono un utilizzo pienamente rispettoso degli habitat e delle innumerevoli specie che, insieme a noi esseri umani, le popolano. La ricchezza della nostra biodiversità non può e non deve essere spazzata via a cuor leggero, spianata da pesanti ruspe, per assecondare il divertimento di un giorno o due. Dobbiamo imparare a vivere il nostro litorale non come un palcoscenico vuoto da riempire e sfruttare, ma come un patrimonio vivo da custodire».
«Abbiamo letto su diverse testate giornalistiche che l'inchiesta sarebbe scaturita da una nostra formale denuncia, ma smentiamo categoricamente questa ricostruzione. Il Circolo Legambiente di Barletta non ha mai presentato in merito alcun esposto in Procura. Gli ultimi esposti da noi presentati fanno riferimento alle "polveri gialle su via Misericordia", depositato in Procura in data 09/01/2025, e per ultimo quello in merito all'autorizzazione della nuova "discarica Daisy", presentato con il comitato NoDiscarica. Le dinamiche di svolgimento dei fatti che hanno portato all'indagine sui lavori del Jova '22 sono altre e ben più complesse.
Il nostro approccio è stato, sin dal principio, di natura squisitamente preventiva e di tutela ambientale. Non abbiamo cercato lo scontro giudiziario a posteriori, ma abbiamo tentato in ogni modo di prevenire eventuali danni. Abbiamo chiesto a più riprese pubblicamente e nelle sedi istituzionali – rivolgendoci prima al Commissario Prefettizio e successivamente al Sindaco Cannito – di spostare l'evento in un luogo più idoneo. Le nostre segnalazioni erano chiare e documentate: quell'area non era un mero spiazzo sabbioso inerte, ma un ecosistema estremamente fragile, fatto di dune pioniere, vegetazione spontanea e habitat naturali che andavano rigorosamente protetti.
L'impegno del nostro circolo non si è esaurito negli appelli istituzionali, i nostri volontari hanno speso energie lavorando costantemente sul campo prima, durante e dopo il concerto di Jovanotti. Il nostro obiettivo principale è sempre stato quello di tutelare e monitorare fisicamente i siti di nidificazione del fratino sul litorale, un impegno che portiamo avanti da quasi un decennio. Favorire la ripresa della formazione delle dunecostiere, impedita dalle periodiche operazioni di pulizia meccanizzata che annualmente azzera il corso della Natura, come una novella tela di Penelope.
In virtù del lavoro fino ad oggi svolto ci sentiamo di affermare che tutta la nostra fatica non è stata vana. Il frutto del nostro lavoro di presidio e di sensibilizzazione è l'accordo che siamo riusciti a raggiungere successivamente. Infatti per l'edizione 2026 del JOVA l'Amministrazione comunale ha individuato, in accordo con gli organizzatori, un'area di proprietà privata lontano dai delicati equilibri dell'ecosistema costiero. Se c'è un messaggio che vogliamo emerga con forza da tutta questa vicenda, è la necessità di un cambio di paradigma culturale: le spiagge lungi dall'essere spazi destinati a una funzione esclusivamente antropica e ricreativa, presentano caratteristiche ecologiche uniche e impongono un utilizzo pienamente rispettoso degli habitat e delle innumerevoli specie che, insieme a noi esseri umani, le popolano. La ricchezza della nostra biodiversità non può e non deve essere spazzata via a cuor leggero, spianata da pesanti ruspe, per assecondare il divertimento di un giorno o due. Dobbiamo imparare a vivere il nostro litorale non come un palcoscenico vuoto da riempire e sfruttare, ma come un patrimonio vivo da custodire».