Cilli: «Barletta non è perfetta. Ma un'esperienza non può diventare sentenza su una città»
L'assessore alla cultura affida ai social una lettera alla giornalista di Linkiesta
Di seguito l'intervento completo.
Lettera aperta a Guia Soncini
«Cara signora Soncini,
ho letto il suo articolo su Barletta. E, da barlettano, non da assessore alla Cultura, mi sono chiesto quale fosse il vero oggetto del suo racconto: la città o la sua arrabbiatura.
Una delle prime cose che mi ha colpito è, ed è proprio lei a raccontarlo, il fatto che lei è già stata a Barletta. Anche quella volta per un concerto di Jovanotti. Sorge la domanda: perché non lo ha raccontato già allora che la città era "inesistente"? Perché oggi lei ha sentito il bisogno di definirla "altro che il Molise"?
Comprendo l'essere arrabbiati quando un programma salta. Faccio fatica a capire il perché trasformare un'esperienza personale negativa nella sentenza su una comunità di quasi centomila persone. Ma fossero anche 140, il discorso non lo comprenderei lo stesso.
Si può criticare un taxi. E su questo, sia chiaro, siamo i primi a riconoscere che il servizio debba essere migliorato soprattutto per una città che ha visto ad agosto l'87% di presenze nelle strutture ricettive!
Si può criticare chi amministra una città, un B&B, un ristorante, un marciapiede, un servizio pubblico. Si può persino dire che Barletta non piace. Le città, per fortuna, non sono obbligate a piacere a tutti e non sono neppure fidanzate da portare all'altare
Ma sostenere che a Barletta "non si poteva fare nulla" è un'affermazione che non corrisponde alla realtà dei fatti.
Sarebbe bastata una sommaria googlata, oppure semplicemente guardarsi intorno, per trovare, tra le altre cose, una mostra internazionale come quella di Warhol vs Banksy al Castello. E non credo che una città che "non esiste" possa essere sede di una mostra internazionale con cento opere originali di due dei maggiori protagonisti dell'arte contemporanea.
Sarebbe per me facile, ma i tanti turisti che vengono a Barletta lo sanno o glielo dicono oppure lo scoprono facilmente, che c'è la Pinacoteca De Nittis. Ci sono il Castello, il Colosso, la Cattedrale, il centro storico. C'è una città da conoscere, se si ha la curiosità di farlo.
Ed esiste soprattutto una comunità che la abita e che, al di là delle posizioni politico-ideologiche, la ama e la sente propria. Una comunità che il suo articolo finisce per trattare con la stessa leggerezza con cui si recensisce un hotel su internet.
Sorrido alla battuta sulla Disfida, secondo cui si sarebbe svolta a Trani. In realtà lì si tenne in quanto all'epoca sotto dominazione veneziana e quindi neutrale tra spagnoli e francesi. Ma è una di quelle trovate che funzionano molto bene sui social e molto meno bene quando incontrano la storia. La geografia dell'evento può essere discussa e precisata; il fatto che da cinque secoli si chiami "Disfida di Barletta" non è invece un'opinione locale.
E poi ci sono le sue osservazioni sull'Executive, dove il viaggio in prima classe diventa quasi un osservatorio antropologico sugli italiani e sui loro stipendi. È curioso che, una volta scesa dal treno, quell'osservatorio così sofisticato finisca poi in una cronaca che ha, suo malgrado, qualcosa della più schietta, e per me amatissima, commedia napoletana.
A proposito, ed è lei a raccontarlo, si aspettava che gli inquilini chiamassero la Polizia dopo averla sentita discutere animatamente al telefono con il gestore del B&B concludendo che "si vede che a Barletta si usa così". Mi spiace, ma nella Barletta che conosco non mi risulta che si usi chiamare la Polizia perché qualcuno discute animatamente al telefono con il gestore di un B&B. E forse proprio qui sta la differenza tra raccontare un episodio e trasformarlo in un costume cittadino.
Ma veniamo al punto.
Barletta non è perfetta. Non lo abbiamo mai detto.
Ha problemi, alcuni dei quali conosciamo bene e sui quali stiamo lavorando. Ha servizi da migliorare. Ha ancora molto da fare per essere all'altezza delle proprie ambizioni culturali e turistiche.
Ma non è corretto trasformare un'esperienza personale negativa nella sentenza su un'intera città.
Perché qui non si sta criticando un'Amministrazione. Si sta giudicando una comunità.
Una comunità che ha tra i suoi cittadini più illustri Giuseppe De Nittis e Pietro Mennea, che custodisce una storia che appartiene al patrimonio nazionale e che oggi offre cultura, musei, mostre e luoghi che meritano almeno la curiosità di essere guardati prima di essere derisi.
Lei è libera di non amare Barletta.
Ma la prossima volta, prima di decretare che una città "non esiste", provi almeno a chiederle se è d'accordo.
Temo che i centomila barlettani abbiano una risposta piuttosto chiara.
P.S.
Al di là delle polemiche, mi spiace sinceramente per l'esperienza che ha vissuto a Barletta. Se vorrà tornare, sarò lieto di ospitarla personalmente e di accompagnarla per la città. Potrà così scoprire, con un po' più di calma e magari con qualche taxi in meno, che Barletta esiste, è viva e ha ancora parecchie cose da raccontare».