Barletta una città che sta degenerando

Sentiamoci tutti colpevoli. Un trentennio di inconsapevolezza

martedì 11 ottobre 2011
Tra le tante note di violento biasimo sulla conduzione amministrativa di Barletta e che segue alla vicenda crollo, commentiamo brevemente questa, sul cui prologo iniziale non siamo d'accordo. Non siamo d'accordo quando l'autore richiama una colpevolezza collettiva che comprenda anche cittadini comuni. Giammai neutralizzare la miglior fede civica dei cittadini di questa città penalizzata, come rimarca il nostro lettore-autore, da una illegalità cocente. Salviamo ogni ora di onesto e duro lavoro contadino o altro che sin dall'alba di ogni alba, il barlettano fa.

Sentiamoci colpevoli, indistintamente tutti: semplici cittadini, istituzioni, imprese, associazioni, autorità. Con l'ennesimo crollo in Barletta, viene fotografata una realtà amara dell'ultimo trentennio socio economico e politico di questa bella cittadina abbandonata a se stessa: edonismo, arrivismo, corruzione, individualismo, cattiva amministrazione, assenza di controlli e di programmazione, disperazione, lavoro nero, speculazione edilizia, devianza sociale ed altro ancora. In quello che è accaduto sono presenti tutti gli aspetti degenerativi di una società, quella contemporanea, che nella nostra realtà risultano amplificati dalla totale assenza di una classe dirigente capace di indirizzare, cambiare, modificare e incanalare in maniera virtuosa e legale, le tante risorse, capacità, pulsioni positive presenti in questo laborioso territorio.

La legalità a Barletta ha un confine mobile come quello che si può tracciare nel deserto del Sahara. Basta poco che si sposti e quando accade le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti e nelle coscienze di molti. Ci hanno insegnato il valore del "silenzio" definendolo d'oro, oggi quel silenzio è impregnato di sangue, di urla e di disperazione perché ha coperto crimini e misfatti, arroganze e incompetenze. La tragedia appena consumatasi contiene in se tutto il malaffare, le iniquità, le ingiustizie, le irregolarità di un "sistema" che indigna ma al quale ci si rassegna. Ma è dalla rassegnazione che deve partire la riscossa: non sarà facile avere risultati clamorosi , il vaso di Pandora è ormai scoperchiato e nulla e nessuno potrà fingere o dimenticare quanto accaduto, tanto meno sfilarsi dalle proprie responsabilità. Ed ora SILENZIO per favore, quello giusto, quello sacro, quello che meritano le vittime innocenti di questo dissesto morale e materiale nel quale, per loro sfortuna, sono finite quel tragico 3 Ottobre. Le parole e gli atti che seguiranno, esemplari ci auguriamo nella condanna, non potranno che superficialmente alleggerire il peso di un dolore che la società civile porta addosso.

Avversiamo il degrado, non si può morire perché si ha bisogno di un tetto sotto cui ripararsi e di un lavoro per sostenersi.! (Ma questa è tutta un'altra storia sulla quale bisognerà riflettere ed agire in questo angolo di Puglia che sogna la California pur risultando più vicina al terzo mondo!).

Distinti Saluti
Michele Dibenedetto