Articolo di Guia Soncini su Barletta, il Touring club: «Non viene resa giustizia a questo territorio»
La nota della coordinatrice regionale Luciana Doronzo
venerdì 21 agosto 2026
0.26
«In qualità di Coordinatrice regionale del Touring Club Italiano e Coordinatrice del Club di Territorio Bari-BAT, sento il dovere di intervenire pubblicamente con questa lettera aperta in merito alle recenti dichiarazioni sulla città di Barletta, fatte dalla giornalista de Linkiesta Guia Soncini; affermazioni che considero ingenerose e profondamente riduttive». Così Luciana Doronzo.
«Tutti, più o meno, conosciamo le criticità di Barletta, ma definirla una città «brutta e inospitale», cancellando dalla mente — e quindi dal racconto — tutto ciò che di bello, importante e significativo possiede, mi sembra un giudizio che non rende giustizia alla complessità e alla ricchezza di questo territorio. Capisco che la giornalista fosse arrabbiata per l'annullamento del concerto di Jovanotti e per alcuni disguidi personali, peraltro non infrequenti in qualunque latitudine del mondo, ma arrivare a gettare fango su un'intera città, sostenendo persino che la celebre Disfida, narrata da Massimo d'Azeglio, sia avvenuta a Trani, quasi a voler far passare il messaggio che Barletta non esistesse, è davvero paradossale.
Sarebbe bastato informarsi un po' meglio: la Disfida di Barletta del 1503 ebbe origine proprio a Barletta, all'epoca sotto il dominio spagnolo, nella celebre cantina dove, dopo aver offeso gli italiani definendoli codardi, il francese Guy de La Motte lanciò la sfida. Lo scontro si svolse poi in territorio neutro, nella zona di Sant'Elia, tra i territori di Trani e Corato. Non fu quindi «fatta a Trani», come se Barletta non c'entrasse nulla. La città è indissolubilmente legata a quell'episodio storico, che ancora oggi rappresenta uno dei simboli della sua identità.
E, se vogliamo parlare di storia, Barletta non è certo una città priva di qualcosa da raccontare. Basterebbe ricordare la Pinacoteca De Nittis, che custodisce le splendide opere di Giuseppe De Nittis, uno dei più importanti pittori italiani dell'Ottocento; la Cattedrale, che vanta legami storici con i Templari e i pellegrinaggi in Terra Santa, e le numerose chiese che conservano opere di grande valore; oppure il Castello di Barletta, una delle strutture fortificate più grandi e imponenti d'Italia, un monumento che ha attraversato secoli e dinastie e che rappresenta uno dei simboli più riconoscibili della città. E proprio il Castello è legato alla figura di Federico II di Svevia, che da Barletta partì per la Terra Santa nell'ambito della sesta crociata e che, al suo ritorno, vi soggiornò per alcuni mesi. Federico II non era certo un uomo abituato ad accontentarsi: amava il bello, il comfort e tutto ciò che poteva garantire il suo benessere fisico e intellettuale. Se scelse di fermarsi qui, forse qualcosa Barletta doveva pur offrirgli.
Ma mi fermo con la storia e torno ai giorni nostri. Posso capire che una persona possa vivere qualche disavventura durante un soggiorno. Posso comprendere la delusione, la rabbia e persino il risentimento per un concerto annullato. Ma trasformare quelle esperienze in un giudizio negativo assoluto su un'intera città, significa ignorare deliberatamente tutto il resto. Barletta ha certamente i suoi problemi. Noi barlettani siamo i primi a conoscerli e a denunciarli. Sappiamo bene che ci sono servizi che andrebbero migliorati — basti pensare al fatto che in città c'è un solo taxi — e sappiamo che c'è ancora molto da fare per renderla più accogliente, efficiente e vivibile. Ma una cosa è criticare i problemi di una città, altra cosa è negare il valore di un luogo che ha una storia straordinaria, monumenti, arte, cultura e persone che meritano rispetto. Ha bellezze e contraddizioni, limiti e potenzialità. Come qualsiasi città. Criticare è legittimo, ma prima di condannare un'intera città con un giudizio senza appello, sarebbe forse opportuno conoscerla davvero: nella sua storia, nelle sue bellezze, nei suoi problemi e, soprattutto, nelle sue contraddizioni. Voglio concludere stigmatizzando l'altrettanto offensivo e superficiale riferimento al Molise che in confronto a Barletta, a dire della Soncini, sarebbe "la California", come se il Molise non avesse risorse naturali e culturali da vendere (evidentemente ignote alla Soncini) e la California fosse il migliore dei mondi possibili (mentre invece presenta altissimi tassi di criminalità urbana e problemi sociali superiori alla media statunitense)».
«Tutti, più o meno, conosciamo le criticità di Barletta, ma definirla una città «brutta e inospitale», cancellando dalla mente — e quindi dal racconto — tutto ciò che di bello, importante e significativo possiede, mi sembra un giudizio che non rende giustizia alla complessità e alla ricchezza di questo territorio. Capisco che la giornalista fosse arrabbiata per l'annullamento del concerto di Jovanotti e per alcuni disguidi personali, peraltro non infrequenti in qualunque latitudine del mondo, ma arrivare a gettare fango su un'intera città, sostenendo persino che la celebre Disfida, narrata da Massimo d'Azeglio, sia avvenuta a Trani, quasi a voler far passare il messaggio che Barletta non esistesse, è davvero paradossale.
Sarebbe bastato informarsi un po' meglio: la Disfida di Barletta del 1503 ebbe origine proprio a Barletta, all'epoca sotto il dominio spagnolo, nella celebre cantina dove, dopo aver offeso gli italiani definendoli codardi, il francese Guy de La Motte lanciò la sfida. Lo scontro si svolse poi in territorio neutro, nella zona di Sant'Elia, tra i territori di Trani e Corato. Non fu quindi «fatta a Trani», come se Barletta non c'entrasse nulla. La città è indissolubilmente legata a quell'episodio storico, che ancora oggi rappresenta uno dei simboli della sua identità.
E, se vogliamo parlare di storia, Barletta non è certo una città priva di qualcosa da raccontare. Basterebbe ricordare la Pinacoteca De Nittis, che custodisce le splendide opere di Giuseppe De Nittis, uno dei più importanti pittori italiani dell'Ottocento; la Cattedrale, che vanta legami storici con i Templari e i pellegrinaggi in Terra Santa, e le numerose chiese che conservano opere di grande valore; oppure il Castello di Barletta, una delle strutture fortificate più grandi e imponenti d'Italia, un monumento che ha attraversato secoli e dinastie e che rappresenta uno dei simboli più riconoscibili della città. E proprio il Castello è legato alla figura di Federico II di Svevia, che da Barletta partì per la Terra Santa nell'ambito della sesta crociata e che, al suo ritorno, vi soggiornò per alcuni mesi. Federico II non era certo un uomo abituato ad accontentarsi: amava il bello, il comfort e tutto ciò che poteva garantire il suo benessere fisico e intellettuale. Se scelse di fermarsi qui, forse qualcosa Barletta doveva pur offrirgli.
Ma mi fermo con la storia e torno ai giorni nostri. Posso capire che una persona possa vivere qualche disavventura durante un soggiorno. Posso comprendere la delusione, la rabbia e persino il risentimento per un concerto annullato. Ma trasformare quelle esperienze in un giudizio negativo assoluto su un'intera città, significa ignorare deliberatamente tutto il resto. Barletta ha certamente i suoi problemi. Noi barlettani siamo i primi a conoscerli e a denunciarli. Sappiamo bene che ci sono servizi che andrebbero migliorati — basti pensare al fatto che in città c'è un solo taxi — e sappiamo che c'è ancora molto da fare per renderla più accogliente, efficiente e vivibile. Ma una cosa è criticare i problemi di una città, altra cosa è negare il valore di un luogo che ha una storia straordinaria, monumenti, arte, cultura e persone che meritano rispetto. Ha bellezze e contraddizioni, limiti e potenzialità. Come qualsiasi città. Criticare è legittimo, ma prima di condannare un'intera città con un giudizio senza appello, sarebbe forse opportuno conoscerla davvero: nella sua storia, nelle sue bellezze, nei suoi problemi e, soprattutto, nelle sue contraddizioni. Voglio concludere stigmatizzando l'altrettanto offensivo e superficiale riferimento al Molise che in confronto a Barletta, a dire della Soncini, sarebbe "la California", come se il Molise non avesse risorse naturali e culturali da vendere (evidentemente ignote alla Soncini) e la California fosse il migliore dei mondi possibili (mentre invece presenta altissimi tassi di criminalità urbana e problemi sociali superiori alla media statunitense)».