FeliCità

Tutti i protagonisti del ritorno del Barletta in Serie C dopo undici soffertissimi anni

domenica 19 aprile 2026 18.51
A cura di Cosimo Campanella
È finita. La seconda lunghissima traversata nel deserto del calcio dilettantistico del Barletta Calcio è finita esattamente alle 16:55 del 19 aprile 2026. Il Barletta torna in Serie C esattamente a undici anni dalla triste agonia del maggio/giugno 2015 imposta dalla controversa, scellerata e mortificante parentesi Perpignano.

Agonia che oggi il Barletta di mister Massimo Paci, di questo meraviglioso gruppo di professionisti esemplari, di capitan Riccardo Lattanzio, e soprattutto del presidente Marco Arturo Romano, cancella vigorosamente, chiudendo definitivamente un passato caratterizzato da un Barletta tecnicamente, societariamente, e per sette anni anche logisticamente errabondo, sballottato, mortificato, e molto spesso anche snobbato da molta parte dell'ambiente stesso, soprattutto al tempo del Manzi Chiapulin, del San Sabino, e delle assurde stagioni di Eccellenza a cavallo del Covid dove per tornare in D non era sufficiente nemmeno stravincere il campionato.

Tutto questo è finito oggi pomeriggio, con il successo biancorosso sull'Heraclea raccontato come sempre dal nostro bravissimo Adriano Antonucci, e con il contemporaneo successo del Fasano sul Martina, in quello che si annunciava come il match più importante della 32esima giornata del girone H di Serie D, tra due delle compagini che, insieme al Barletta e alla Paganese, più hanno dato lustro ad un girone da sempre definito come tra i più difficili e complicati, se non il più difficile e complicato dell'intera Serie D.

Fasano, Martina, Paganese, ma anche Afragolese, Nardò, Virtus Francavilla, Fidelis Andria, Sarnese, e persino il pericolante Nola: tutte squadre che nell'arco di questo campionato hanno comunque reso a tratti durissima la vita a questo straordinario Barletta. E tutto questo a prescindere da quelle che sono state la straordinaria gestione tecnica di Massimo Paci, e quella un po' meno fortunata di Massimo Pizzulli, che comunque in un modo o nell'altro aveva posto importanti basi sulle quali hanno poi splendidamente lavorato mister Paci e Vincenzo Lanotte, quest'ultimo unico testimone barlettano in campo della Serie B che fù, ex brillante capitano di un Barletta crepuscolare, ed oggi figura a dir poco determinante in uno spogliatoio che con lui ha in pratica decuplicato animus pugnandi e spirito di appartenenza, e che soprattutto oggi raccoglie un a dir poco meritatissima soddisfazione dopo anni e anni di gavetta in un calcio italiano che troppo spesso alla competenza predilige amichettismo e una lucrante mediocrità, con l'inevitabile risultato di assistere per la terza volta di fila a un malinconico mondiale da spettatori.

E poi ci sono loro, i calciatori, gli splendidi protagonisti di questa fantastica e trascinante cavalcata verso la Serie C: dalla giovane sicurezza carioca tra i pali di Gabriel Fernandes (alla terza promozione consecutiva), a "Sua Impenetrabilità" Nicola Bizzotto; dal mastino difensivo dal gol facile (e decisivo) Marco Manetta, alla sicurezza con discrezione di fascia mancina di Vincenzo Ragone; dalla esperta e sicura andatura sulla destra di Giuseppe Coccia, alla inesauribile corsa di Crocifisso "Duracell" Cancelli; dalla sapiente regia di Domenico Franco, al "totaalvoetbal" in salsa andriese di Savio Piarulli; dalla grande affidabilità mista a precocissima maturità di Diego Malagnino, al ficcante e a tratti incontenibile estro raeggeton/partenopeo di Fabio Laringe; dalla giovane, vivace e frizzante barlettanità di Michelino Dicuonzo, autore quest'oggi del definitivo sigillo sulla Serie C, alla debordante potenza brasileira in zona gol di Mateus Castro Da Silva, per poi arrivare all'uomo del destino Giancarlo Malcore, che con la sua iconica e determinante doppietta al Fasano, ha fatto capire a tutta la Barletta biancorosso che no, questa volta non è come nel 2023.

E poi la classe e la "garra rioplatense" impersonate da Mauro Cerutti ed Esteban Giambuzzi, l'estro tranquillo ma estremamente ficcante di Giuliano Alma, il roccioso, furbo ed esperto Tano Bonnin, la bella gioventù impersonata da Diego Martano, Giorgio Caputo e Giuseppe Di Cillo, quella altrettanto bella ma momentaneamente bloccata da un infortunio di Alessandro Misefari, senza dimenticare ciò che sempre causa infortunio ci siamo persi con Luca Guadalupi, e infine il miracoloso Antonio Figliola di Fasano, uno che a suon di parate ha tenuto letteralmente in piedi la baracca nel momento forse più delicato della stagione del Barletta.

Ma tornando al 2023, che altro dire di capitan Riccardo Lattanzio? Uno che c'era quando la Cavese fu salvata soltanto dallo sfortunato stinco di Petta; uno che c'era quando a Martina Franca cominciò pian piano a venire giù tutto; uno che con l'Afragolese, al "Vallefuoco" di Mugnano di Napoli, si è visto inspiegabilmente annullare un gol regolarissimo; uno che c'era quando il Brindisi ammutoliva dopo 43 anni il Puttilli, volando verso al C; lui, che con quella fantastica doppietta al Nardò ha provato a farci sognare ancora un po', nonostante un giocattolo ormai quasi rotto del tutto; lui, che da vincitore ad Altamura è sceso nell'anonimo limbo dell'Eccellenza per ridare finalmente oggi al Barletta quel che è suo.

E poi, infine, ma non certo ultimi per importanza, ci sono loro: i ragazzi del tifo organizzato. Gente che in questi undici difficilissimi anni c'è sempre stata, dalle poche decine di irriducibili dei vecchi e fatiscenti gradoni di Novoli 2015, fino alla bolgia degli ottomila di domenica scorsa, passando per il lungo e sofferto esilio di sette anni lontano da quella curva che molta Italia ammira, e altrettanta invidia.