«Via dei Muratori, aspettando il commissario ad acta»
La nota di Aldo Musti
venerdì 29 maggio 2026
2.05
«In attesa della decisione del TAR di Bari sulla richiesta di nomina di un commissario ad acta per la vicenda di via dei Muratori, si possono fare alcune rapide osservazioni». Così l'imprenditore Aldo Musti.
«Una vicenda amministrativa e giudiziaria che si trascina da quasi vent'anni e che, secondo il ricorrente, nasce soprattutto dalla progressiva perdita di fiducia nella capacità degli uffici comunali di portare a conclusione la questione nel rispetto degli stessi atti amministrativi già esistenti.
Le fotografie relative ai lavori eseguiti nel periodo 2007-2008 documentano chiaramente l'avvio dell'opera, la realizzazione del tratto viario e il successivo arresto dei lavori negli ultimi cinquanta metri.
Ed è proprio la ricostruzione amministrativa della vicenda a spiegare oggi le ragioni della richiesta di nomina del commissario ad acta.
Nel corso degli anni, infatti, si sono susseguiti atti, progetti, interpretazioni urbanistiche e iniziative tecniche tra loro difficilmente conciliabili.
Il progetto definitivo-esecutivo approvato nel 2004 prevedeva il completamento dell'intero asse viario. Tuttavia, durante i lavori eseguiti nel 2007-2008, il tratto realizzato si fermava a 50 metri da una nostra uscita secondaria e veniva eseguito con una larghezza inferiore rispetto a quella prevista dal progetto originario, determinando una strettoia proprio nel punto interessato da successive vicende edilizie.
Le aree interessate dai lavori risultavano inizialmente non ancora acquisite al patrimonio comunale, nonostante la progettazione prevedesse specifiche procedure espropriative, rimaste in parte non eseguite.
Negli anni successivi, mentre gli indirizzi politici del 2011 e del 2019 continuavano a richiamare il completamento dell'opera e il recupero dei tratti mancanti, gli stessi uffici comunali producevano valutazioni urbanistiche secondo cui proprio quel tratto già realizzato – e visibile nelle fotografie dei lavori – non sarebbe stato più previsto urbanisticamente e avrebbe potuto considerarsi edificabile.
Una posizione che contribuirà ad alimentare ulteriori ricorsi amministrativi contro la strada.
Nel frattempo venivano predisposti nuovi progetti, affidati nuovi incarichi tecnici e avviati ulteriori procedimenti amministrativi, senza però arrivare al completamento definitivo dell'opera prevista già dal progetto del 2004.
Anche il nuovo incarico progettuale affidato nel 2023 subirà rallentamenti e sospensioni legati alle stesse problematiche urbanistiche ed edilizie mai definitivamente risolte nel corso degli anni.
Da qui il ricorso al TAR contro l'inerzia amministrativa.
Prima con la sentenza del 2024, che ordinava al Comune la progettazione definitiva del completamento dell'opera. Poi con il successivo giudizio di ottemperanza culminato nella pronuncia del dicembre 2025 che assegnava ulteriori termini all'amministrazione comunale.
Infine, il passaggio davanti al Consiglio di Stato, dopo la richiesta comunale di sospensiva, successivamente rigettata.
È in questo contesto che matura la richiesta di nomina del commissario ad acta.
Non come strumento di scontro politico o personale, ma come presa d'atto che una vicenda amministrativa segnata per quasi vent'anni da ritardi, contraddizioni e continui mutamenti di impostazione non possa più essere gestita secondo le ordinarie dinamiche amministrative che l'hanno accompagnata fino ad oggi.
E forse è proprio questo il dato più significativo dell'intera vicenda: una strada progettata, finanziata e in parte già realizzata nel 2008, che nel 2026 necessita ancora dell'intervento sostitutivo di un commissario per tentare di arrivare a una conclusione definitiva.
Perché nessuna struttura amministrativa può sottrarsi indefinitamente agli atti approvati, agli indirizzi politici, alle sentenze amministrative e agli obblighi previsti dalla legge».
«Una vicenda amministrativa e giudiziaria che si trascina da quasi vent'anni e che, secondo il ricorrente, nasce soprattutto dalla progressiva perdita di fiducia nella capacità degli uffici comunali di portare a conclusione la questione nel rispetto degli stessi atti amministrativi già esistenti.
Le fotografie relative ai lavori eseguiti nel periodo 2007-2008 documentano chiaramente l'avvio dell'opera, la realizzazione del tratto viario e il successivo arresto dei lavori negli ultimi cinquanta metri.
Ed è proprio la ricostruzione amministrativa della vicenda a spiegare oggi le ragioni della richiesta di nomina del commissario ad acta.
Nel corso degli anni, infatti, si sono susseguiti atti, progetti, interpretazioni urbanistiche e iniziative tecniche tra loro difficilmente conciliabili.
Il progetto definitivo-esecutivo approvato nel 2004 prevedeva il completamento dell'intero asse viario. Tuttavia, durante i lavori eseguiti nel 2007-2008, il tratto realizzato si fermava a 50 metri da una nostra uscita secondaria e veniva eseguito con una larghezza inferiore rispetto a quella prevista dal progetto originario, determinando una strettoia proprio nel punto interessato da successive vicende edilizie.
Le aree interessate dai lavori risultavano inizialmente non ancora acquisite al patrimonio comunale, nonostante la progettazione prevedesse specifiche procedure espropriative, rimaste in parte non eseguite.
Negli anni successivi, mentre gli indirizzi politici del 2011 e del 2019 continuavano a richiamare il completamento dell'opera e il recupero dei tratti mancanti, gli stessi uffici comunali producevano valutazioni urbanistiche secondo cui proprio quel tratto già realizzato – e visibile nelle fotografie dei lavori – non sarebbe stato più previsto urbanisticamente e avrebbe potuto considerarsi edificabile.
Una posizione che contribuirà ad alimentare ulteriori ricorsi amministrativi contro la strada.
Nel frattempo venivano predisposti nuovi progetti, affidati nuovi incarichi tecnici e avviati ulteriori procedimenti amministrativi, senza però arrivare al completamento definitivo dell'opera prevista già dal progetto del 2004.
Anche il nuovo incarico progettuale affidato nel 2023 subirà rallentamenti e sospensioni legati alle stesse problematiche urbanistiche ed edilizie mai definitivamente risolte nel corso degli anni.
Da qui il ricorso al TAR contro l'inerzia amministrativa.
Prima con la sentenza del 2024, che ordinava al Comune la progettazione definitiva del completamento dell'opera. Poi con il successivo giudizio di ottemperanza culminato nella pronuncia del dicembre 2025 che assegnava ulteriori termini all'amministrazione comunale.
Infine, il passaggio davanti al Consiglio di Stato, dopo la richiesta comunale di sospensiva, successivamente rigettata.
È in questo contesto che matura la richiesta di nomina del commissario ad acta.
Non come strumento di scontro politico o personale, ma come presa d'atto che una vicenda amministrativa segnata per quasi vent'anni da ritardi, contraddizioni e continui mutamenti di impostazione non possa più essere gestita secondo le ordinarie dinamiche amministrative che l'hanno accompagnata fino ad oggi.
E forse è proprio questo il dato più significativo dell'intera vicenda: una strada progettata, finanziata e in parte già realizzata nel 2008, che nel 2026 necessita ancora dell'intervento sostitutivo di un commissario per tentare di arrivare a una conclusione definitiva.
Perché nessuna struttura amministrativa può sottrarsi indefinitamente agli atti approvati, agli indirizzi politici, alle sentenze amministrative e agli obblighi previsti dalla legge».