«Quel sorriso che non doveva essere cancellato»

Cosi il disability manager, Mario Seccia

domenica 16 agosto 2026 17.48
«Da Disability Manager, oggi sento il dovere di partire non dalle polemiche politiche, ma dalle persone». Così Mario Seccia.

Ormai la decisione è stata presa: 𝗶𝗹 𝗝𝗼𝘃𝗮 𝗦𝘂𝗺𝗺𝗲𝗿 𝗣𝗮𝗿𝘁𝘆 𝗮 𝗕𝗮𝗿𝗹𝗲𝘁𝘁𝗮 𝗲̀ 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗮𝗻𝗻𝘂𝗹𝗹𝗮𝘁𝗼.

E dietro questa decisione non ci sono soltanto numeri, organizzazione e responsabilità amministrative. Ci sono 𝟯𝟬.𝟬𝟬𝟬 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲 che avevano acquistato un biglietto, organizzato un viaggio, programmato una giornata e coltivato un'attesa.

E tra queste persone c'è una storia che merita di essere ascoltata più di tutte:

«𝗡𝗼𝘀𝘁𝗿𝗼 𝗳𝗿𝗮𝘁𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝘃𝗲𝗱𝗲 𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗰𝗮𝗺𝗺𝗶𝗻𝗮: 𝘃𝗼𝗿𝗿𝗲𝗺𝗺𝗼 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗿𝗲𝗴𝗮𝗹𝗮𝗿𝗴𝗹𝗶 𝘂𝗻 𝘀𝗼𝗿𝗿𝗶𝘀𝗼 𝗮𝗹 𝗰𝗼𝗻𝗰𝗲𝗿𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗝𝗼𝘃𝗮𝗻𝗼𝘁𝘁𝗶 𝗮 𝗕𝗮𝗿𝗹𝗲𝘁𝘁𝗮».

Queste parole fanno riflettere.

Per una persona con disabilità, partecipare a un grande concerto non è sempre semplice. Richiede organizzazione, accompagnamento, trasporti, accessibilità e spesso un grande impegno da parte della famiglia.

Quel biglietto, quindi, non rappresentava soltanto l'ingresso a un concerto.

𝗥𝗔𝗣𝗣𝗥𝗘𝗦𝗘𝗡𝗧𝗔𝗩𝗔 𝗨𝗡 𝗦𝗢𝗚𝗡𝗢, 𝗨𝗡 𝗠𝗢𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢 𝗗𝗜 𝗡𝗢𝗥𝗠𝗔𝗟𝗜𝗧𝗔̀, 𝗨𝗡'𝗢𝗖𝗖𝗔𝗦𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗗𝗜 𝗙𝗘𝗟𝗜𝗖𝗜𝗧𝗔̀ 𝗘 𝗜𝗡𝗖𝗟𝗨𝗦𝗜𝗢𝗡𝗘.

È evidente che 𝗹𝗮 𝘀𝗶𝗰𝘂𝗿𝗲𝘇𝘇𝗮 𝗲 𝗹𝗮 𝘀𝗮𝗹𝘂𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲 𝘃𝗲𝗻𝗴𝗼𝗻𝗼 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗱𝗶 𝗾𝘂𝗮𝗹𝘀𝗶𝗮𝘀𝗶 𝗲𝘃𝗲𝗻𝘁𝗼.

Se l'area non era idonea, la tutela della salute doveva necessariamente prevalere.

Ma proprio per questo rimane una domanda importante:

𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝘀𝗶 𝗲̀ 𝗮𝗿𝗿𝗶𝘃𝗮𝘁𝗶 𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝗱𝗲𝗰𝗶𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗶̀ 𝗴𝗿𝗮𝘃𝗲 𝗮 𝗽𝗼𝗰𝗵𝗶 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗶 𝗱𝗮𝗹𝗹'𝗲𝘃𝗲𝗻𝘁𝗼?

La sicurezza non può essere verificata all'ultimo momento.

La programmazione di un grande evento deve comprendere per tempo anche le verifiche ambientali, la sicurezza, l'accessibilità e la tutela delle persone più fragili.

Ora, però, è il momento delle responsabilità e non delle contrapposizioni.

Le 𝟯𝟬.𝟬𝟬𝟬 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲 che hanno acquistato il biglietto non devono diventare le vittime di eventuali errori organizzativi o amministrativi.

E soprattutto non dobbiamo dimenticare le persone con disabilità e le loro famiglie.

Da Disability Manager continuerò a sostenere un principio semplice:

𝗨𝗡𝗔 𝗖𝗜𝗧𝗧𝗔̀ 𝗜𝗡𝗖𝗟𝗨𝗦𝗜𝗩𝗔 𝗡𝗢𝗡 𝗘̀ 𝗤𝗨𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗖𝗛𝗘 𝗢𝗥𝗚𝗔𝗡𝗜𝗭𝗭𝗔 𝗦𝗢𝗟𝗧𝗔𝗡𝗧𝗢 𝗚𝗥𝗔𝗡𝗗𝗜 𝗘𝗩𝗘𝗡𝗧𝗜.

𝗘̀ 𝗤𝗨𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗖𝗛𝗘, 𝗤𝗨𝗔𝗡𝗗𝗢 𝗟𝗜 𝗢𝗥𝗚𝗔𝗡𝗜𝗭𝗭𝗔, 𝗣𝗘𝗡𝗦𝗔 𝗗𝗔𝗩𝗩𝗘𝗥𝗢 𝗔 𝗧𝗨𝗧𝗧𝗜.

E oggi penso soprattutto a quel fratello che non vede e non cammina.

𝗩𝗢𝗟𝗘𝗩𝗔𝗡𝗢 𝗦𝗢𝗟𝗧𝗔𝗡𝗧𝗢 𝗥𝗘𝗚𝗔𝗟𝗔𝗥𝗚𝗟𝗜 𝗨𝗡 𝗦𝗢𝗥𝗥𝗜𝗦𝗢.

Quel sorriso, purtroppo, è stato cancellato insieme all'evento.

Facciamo in modo che almeno questa storia non venga dimenticata.

Perché l'inclusione significa anche questo: 𝗮𝘀𝗰𝗼𝗹𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗶 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻𝘃𝗶𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗲 𝗱𝗮𝗿𝗲 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗲 𝗮𝗶 𝘀𝘂𝗼𝗶 𝘀𝗼𝗴𝗻𝗶, 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘀𝗲𝗺𝗯𝗿𝗮𝗻𝗼 𝗽𝗶𝗰𝗰𝗼𝗹𝗶.

𝗟𝗔 𝗗𝗜𝗦𝗔𝗕𝗜𝗟𝗜𝗧𝗔̀ 𝗡𝗢𝗡 𝗖𝗛𝗜𝗘𝗗𝗘 𝗣𝗥𝗜𝗩𝗜𝗟𝗘𝗚𝗜. 𝗖𝗛𝗜𝗘𝗗𝗘 𝗗𝗜 𝗣𝗢𝗧𝗘𝗥 𝗩𝗜𝗩𝗘𝗥𝗘 𝗟𝗘 𝗦𝗧𝗘𝗦𝗦𝗘 𝗘𝗠𝗢𝗭𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗗𝗘𝗚𝗟𝗜 𝗔𝗟𝗧𝗥𝗜».