Pubblica amministrazione e impresa - quando la “velocità” non basta a spiegare tutto
La nota di Aldo Musti
mercoledì 26 agosto 2026
2.28
«Negli ultimi giorni, tra articoli, osservazioni pubbliche e conversazioni con amici e cittadini, mi è capitato più volte di ascoltare la stessa spiegazione: un Comune non è un'impresa e i tempi della pubblica amministrazione non possono essere quelli di un'azienda. Una considerazione che ho sentito esprimere anche in Sala Giunta, durante un incontro sulle urbanizzazioni delle zone industriali e artigianali di via Foggia e via Trani, quando venne richiamata proprio la diversa "velocità" tra macchina pubblica e impresa privata». Così l'imprenditore Aldo Musti.
È vero: regole, controlli e procedure sono diversi. Ma siamo sicuri che il punto sia davvero la velocità?
La recente vicenda di Via dei Muratori offre una domanda concreta. Il TAR ha nominato un Commissario ad acta per portare a conclusione un procedimento che, negli anni, aveva già attraversato indirizzi politici, decisioni amministrative e pronunce giudiziarie. Non serve ripercorrere ancora una volta tutta la storia: il dato che interessa oggi è proprio questo passaggio dal tempo ordinario dell'amministrazione a un potere sostitutivo.
Ed è qui che la parola "velocità" comincia a essere insufficiente. Una cosa è avere tempi più articolati; un'altra è arrivare al punto in cui, per ottenere la conclusione di un procedimento, deve intervenire un soggetto esterno all'amministrazione interessata.
Forse allora la parola da mettere al centro è un'altra: volontà.
Volontà di trasformare un indirizzo in un atto, un atto in una decisione e una decisione in un risultato. Una volontà che la stessa amministrazione, in un precedente stralcio della medesima viabilità, seppe tradurre in opera concreta: nel 2007 venne realizzato un tratto con una configurazione non coincidente con quella prevista dalla pianificazione urbanistica e dal progetto esecutivo approvato nel 2004.
È questo contrasto a rendere più difficile spiegare tutto soltanto con i "tempi diversi". Quando si decide di procedere, anche la macchina pubblica sa trovare atti, percorsi e soluzioni. Quando invece una decisione resta senza piena attuazione, il tempo può riempirsi di nuove letture, nuovi passaggi e nuove difficoltà.
Il Commissario ad acta non è quindi la vittoria della velocità privata sulla lentezza pubblica. È il segnale istituzionale che, a un certo punto, una decisione deve comunque trovare esecuzione.
La domanda, allora, non è se un Comune debba correre come un'azienda. È più semplice: perché, in alcuni casi, non si riesce ad arrivare al risultato attraverso gli strumenti ordinari?
Le regole possono essere diverse. I tempi possono essere diversi. Ma quando per concludere un procedimento serve un Commissario ad acta, la questione della "velocità" ha già cambiato nome.
È vero: regole, controlli e procedure sono diversi. Ma siamo sicuri che il punto sia davvero la velocità?
La recente vicenda di Via dei Muratori offre una domanda concreta. Il TAR ha nominato un Commissario ad acta per portare a conclusione un procedimento che, negli anni, aveva già attraversato indirizzi politici, decisioni amministrative e pronunce giudiziarie. Non serve ripercorrere ancora una volta tutta la storia: il dato che interessa oggi è proprio questo passaggio dal tempo ordinario dell'amministrazione a un potere sostitutivo.
Ed è qui che la parola "velocità" comincia a essere insufficiente. Una cosa è avere tempi più articolati; un'altra è arrivare al punto in cui, per ottenere la conclusione di un procedimento, deve intervenire un soggetto esterno all'amministrazione interessata.
Forse allora la parola da mettere al centro è un'altra: volontà.
Volontà di trasformare un indirizzo in un atto, un atto in una decisione e una decisione in un risultato. Una volontà che la stessa amministrazione, in un precedente stralcio della medesima viabilità, seppe tradurre in opera concreta: nel 2007 venne realizzato un tratto con una configurazione non coincidente con quella prevista dalla pianificazione urbanistica e dal progetto esecutivo approvato nel 2004.
È questo contrasto a rendere più difficile spiegare tutto soltanto con i "tempi diversi". Quando si decide di procedere, anche la macchina pubblica sa trovare atti, percorsi e soluzioni. Quando invece una decisione resta senza piena attuazione, il tempo può riempirsi di nuove letture, nuovi passaggi e nuove difficoltà.
Il Commissario ad acta non è quindi la vittoria della velocità privata sulla lentezza pubblica. È il segnale istituzionale che, a un certo punto, una decisione deve comunque trovare esecuzione.
La domanda, allora, non è se un Comune debba correre come un'azienda. È più semplice: perché, in alcuni casi, non si riesce ad arrivare al risultato attraverso gli strumenti ordinari?
Le regole possono essere diverse. I tempi possono essere diversi. Ma quando per concludere un procedimento serve un Commissario ad acta, la questione della "velocità" ha già cambiato nome.