Omaggio a Giuseppe De Nittis, canto alla luna e alla magia dell'Ofanto
La poesia di Giuseppe Lagrasta
venerdì 21 agosto 2026
0.10
Il 21 agosto 1884 Giuseppe De Nittis, spirava d'improvviso nel suo appartamento di Parigi. Ma noi desideriamo omaggiare Giuseppe De Nittis, e ricordarlo in occasione del 180° anniversario della sua nascita, che ci consente di viaggiare tra le sue figure, le sue passioni e i suoi colori, immortali. E il canto di Giuseppe Lagrasta che, qui presentiamo, è la testimonianza della vicinanza che la città di Barletta, sente nei riguardi del grande artista internazionale. E la lettura del "Canto alla luna e alla magia dell'Ofanto", offre al lettore diverse prospettive di indagine sull'autobiografia di Giuseppe de Nittis, e sulla meravigliosa utopia che lo ha aiutato a raggiungere il successo come artista di rilievo internazionale. E lottare contro l'utopia, ha consentito al Nostro, di combattere e arginare la favolosa entropia, maga della consunzione, della distruzione, artefice della polvere e della cenere. E in tal senso, Giuseppe De Nittis, da grande visionario, ha posto in essere, dei viaggi sia attraverso la memoria autobiografica e artistica, sia per mezzo della creatività, che gli hanno permesso di verificare di continuo lo stato del tempo e dello spazio, principi primi che hanno animato la sua vita artistica. La comparazione tra le immagini poetiche e la tavolozza delle figurazioni denittisiane, vuole porre in risalto la grammatica interiore della vita di Giuseppe De Nittis, rimarcando il sentimento che nutre verso la sua città natale e il desiderio di descrivere, sin nei minimi particolari, la natura tutta meridionale. E questo laboratorio di sperimentazione gli ha permesso di strutturare il canone dell'ecologia figurativa intrecciandolo alla strategia della narrazione pittorica, alimentando, così, la verità dei colori, la loro magia, e la bellezza naturale della vita, della sorte e del suo mondo famigliare, che nella sua autobiografia assumono una rilevanza pedagogica, creativa e sperimentale. Giuseppe Lagrasta, recentemente ha pubblicato un testo teatrale dedicato all'artista barlettano, dal titolo: "Giuseppe De Nittis. Conversazione con il Minotauro" (2026), spettacolo andato in scena in prima nazionale, in occasione del matinée teatrale dedicato alle scuole secondarie superiori, presso il Teatro Curci di Barletta, il 21 aprile 2026, con la regia di Francesco Tammacco, prodotto dalla Compagnia "Il Carro dei Comici".
INTERMEZZO
Come d'incanto alla vigilia del mio primo sogno,
Mi sentii giocoso e allegro,
Come quando, bambino mi rincorrevano le ombre
della sera e l'Adriatico era l'amico più tenero.
E d'incanto alla vigilia della rivelazione
Dell'amore per l'arte e la pittura,
M'accorsi che un sentimento, un canto,
Un'armonia di felicità proruppero a ricordarmi
Il tempo adolescente vissuto a Barletta,
Sentendo nel cuore l'odore dei baci
e la tenerezza delle carezze di mio padre,
Prima di perderlo per sempre. Innamorato
E perduto come il mio cuore assente,
Mi ritrovai sulle rive del Fiume Ofanto,
Prescelto da Faust e dalle sue magie.
Ma non mi spaventai. Accettando la sfida,
lo affrontai. Con il cuore di passione,
con la mente colorata e con la mia maschera nuda,
senza nascondimenti. E imparai a lottare.
E nudo fu il mio cuore, nuda la mia anima.
PRIMA STANZA
Barletta e l'Ofanto
Come d'incanto all'alba del mio primo sogno
Mi sentii festoso e innamorato della vita e
Pieno del sentimento d'amore per la mia terra.
Come quando bambini ci rincorrevamo compagni
Di giochi sulla rena tra il sale e la terra.
E il mare era l'amico più tenero. E il Fiume Ofanto
Chiamava al gioco e alla bellezza con il giovane sole.
E tra le ombre della notte, tra i fuochi fatui
E le tenebre innamorate della luna, mi ritrovai
Con le ginocchia escoriate e la luna che mordeva
Il fiato per parlarmi e io dissi: parlami
Luna tenebrosa e dolce, indovinami il futuro.
Raccontami i giorni e le notti future,
Disponi delle mie vene, riempile di tenebre di rugiada,
Saranno il mio alfabeto, l'anima tenebra del tempo che verrà.
Dimmi ancora luna oscura e villana, vibrante e ombrosa,
Luna indovina, luna del gioco, dimmi con il tuo canto,
come i miei giorni s'indovineranno con il calendario del destino,
Del cielo e della terra, con i giorni di sabbia
Innamorati delle clessidre delle ultime notti.
Sarò ancora solo e le tenebre mi inviteranno al gioco dannato
Dell'ombra come quella che si nasconde nei camini di campagna?
La luna mi rispose coi suoi raggi. Parlarono i suoi raggi.
E conobbi l'alfabeto lunare e le sue corde musicali.
le vene tenebre dei mari lunari,
Delle loro pietre e delle cicatrici delle pietre.
E' un mondo nuovo scrutai e abitai, amando
il calendario lunare, sfidando il destino,
incontrando l'anima di Faust, il signore del buio,
vestito di sole.
SECONDA STANZA
Napoli e il Vesuvio
Come d'incanto nel silenzio dolce del mio ultimo sogno,
Il tempo fu vivo e presente e gli spazi
Degli orologi mi offrirono le possibilità
Per le possibilità: sfuggire all'accumulo dei reperti
Delle mie giornate quotidiane e correre correre
Salire su un treno e viaggiare viaggiare verso Napoli.
Mi sentii felice e d'energie vive, innamorato della vita
Mai perdendo la tenerezza d'amore per la mia terra.
Come quando bambino mi abbracciavo ai miei teneri
Amici, con padri e madri insieme a fare festa nei giardini.
E furono gli occhi del Vesuvio e la lava
E il fiato delle pietre, la loro anima segreta,
e fu il gettito della lava a raccontarmi
come la morte colpisca all'improvviso.
Senza avvisare gli occhi.
E furono le tenerezze dei giardini a carezzarmi il viso,
E gli occhi e furono gli occhi delle foglie a raccontarmi
La linfa che mordeva il freno per osservare il volto dei mattini
e darmi coraggio con quella forza naturale del partire.
E l'idea del viaggio e della fuga mi sovvenne,
Osservando la bellezza dei tramonti sull'Adriatico tempestoso.
E poi il canto delle dee nascoste nel giardino
Della mia vita oscura mi invitò a fuggire
Dai silenzi delle mie contrade, poetici silenzi,
però che non mi bastavano. Ci rincorrevamo compagni
Di giochi sulla rena tra il sale e la terra. E la dea Diana
Mi raccontò del mago Tiresia e della mia vita.
E fui giovane fragile e di cristallo
E fui trasparente d'acqua per sprofondare nella memoria
Dei colori e nella memoria dei boschi e dei giardini.
E quando Diana, raggio di luce,
mi rivelò la memoria dell'acqua, fu il primo giorno di luce,
per me, e la mia vita s'aprì al desiderio del viaggio
ma anche al desiderio di colorare i miei occhi,
colorare il mio giardino a festa, colorare i miei anni
di sontuose meraviglie, tavolozze mai vedute,
e prima che il sole tramontasse mi dissi silente
che il pianto non è sempre pianto ma potrebbe essere
una preghiera, parole d'aiuto per le foglie,
per il sangue della terra,
per il sale della mia giovinezza,
per il colore dell'amore e per la luce dei miei occhi.
TERZA STANZA
Parigi e la Senna
Avevo bisogno di salvarmi. Nuotavo in un mare alto
Di cui potevo anche non fidarmi ma non avevo paura. Diana
Sapeva ridarmi la luce che avevo perduto, adolescente e orfano.
Ma il silenzio di questa terra, armonia del mio suono
Non mi ha mai abbandonato, ora che vivo a Parigi
e il vento della Senna scuote i miei sogni giovanili ridendo
dei fossi saltati, delle maree alte donate dagli oscuri banditi
alla magia della notte. E così, aspettando, per notti e notti,
viaggiai con la mente e Parigi fu cuscino, stanza cuore innamorato,
terra fertile, gioia della natura, riconoscimento dell'estasi,
passione dolorosa, viaggio nella memoria dell'acqua,
tenerezza d'abbracci e di sogni materni.
QUARTA STANZA
L'ombra di Faust
Come d'incanto nel silenzio dolce della preghiera,
Cantai con le parole di chi mi aveva donato la vita,
E cantai e disegnai e immaginai,
E disegnai e immaginai e scrutai e allarmai
Le tenebre possessive e valide anime di meraviglia
Ma lo stesso un vuoto mi prese ma anche un'ansia
Di perdere la strada, di smarrire i miei sentimenti vitali
Tra gli abiti oscuri dell'inciviltà e del terrore sociale,
Di alienare il mio sogno al tiranno Faust:
Faust, deus ex machina, rivale del tempo che scorre
Nell'indifferenza dei giorni che mordi le ali della morte.
Lasciami solo alle mie stagioni verso l'inferno o il paradiso,
lasciami salire su un treno e viaggiare verso Londra e tornare
A Napoli, ritornare a Barletta. Lasciami, scontare la pena di vivere
Nell'esilio del mio cuore dimenticato dalle sorti quotidiane.
Là dove si nascondono i colori, alle rive dei fiumi,
tra le strade di polvere, nei giardini all'alba,
nelle piazze di colori, godendo sui boulevards
la bellezza dei mattini immaturi,
la dolcezza delle foglie addormentate,
il fiato del fiume Ofanto, ancora insonnolito. E giocando
al cavalletto, scoprire la magia oscura dei colori
Nascosti nell'alveo del destino della sorte e della morte
E farli rinascere a nuova vita sulle tele del mio cuore.
QUINTA STANZA
Parigi. La Jonchère tra Bogival e Rueil
Come d'incanto scoprii la voce della vita,
la preghiera che tutti gli uomini non dimenticano,
ma accanto a me una cesta di fiori mi ricordò
la finestra dell'oblio e nel silenzio dei giorni
abbracciato a un'ombra, immaginai il futuro.
Abitai Parigi nella casetta di Jonchère tra Bogival
E Rueil con Léontine, il gioco dell'amore felice,
le passioni future, i giochi del mondo,
e i segreti tra le stanze della vita quotidiana.
E il vento parlava e parlava. Edmond
e Jules de Goncourt a porre domande sulla vita e sul destino.
E ricordo Edouard Manet, Edgar Degas,
i sogni e le parole colorate e le immagini gentili
delle stanze familiari, delle vetrate trasparenti,
del vento tra le foglie della sera, streghe dei mondi
miei segreti, infantili e maturi, e poi, gli sguardi affettuosi
Dell'amico Caillebotte, e le sere trascorse
con Oscar Wilde, Emile Zola, Alexander Dumas con Maupassant.
E la luna nascosta negli specchi segreti
Del salotto della principessa Matilde,
che raffigurai in alcune opere mie. Ma poi,
il palcoscenico restava buio senza attori
e senza attrici e le ombre non erano soltanto ombre.
Abitavano il teatro della mente i volti degli amici
Con cui conversavo per giorni e giorni, e per lunghe notti.
SESTA STANZA
Alla luna barlettana e alla magia dell'Ofanto
E mi dedicai attraverso la pittura a dare l'anima
A quelle ombre amate dalla sorte e dal destino.
E fu così che cominciai a dipingere le mie figure,
E cantai con le immagini che mi aveva donato la vita,
E cantai e disegnai e immaginai di far rivivere le mie strade,
la mia città, il mio male oscuro. Offrii ai colori
le mie indagini dolorose, le mie investigazioni sulla morte,
i soffusi alfabeti della polvere e della gelosia della polvere
che nutre verso le piccole cose innamorate del nulla.
E così, accadde il mio destino. E così sciupai la mia sorte.
Offrendo a Faust la mia anima per vincere la vita
E tutti i segreti dei colori della natura.
E ricordai il colore degli occhi di mio padre, e dei miei fratelli,
e immaginai i colori della luna barlettana,
e sognai le carezze di mia madre, e sciolsi le catene
alla sabbia, al fuoco, ai cristalli e all'alfabeto delle onde.
E mi dedicai con tutta l'anima a Léontine, la donna che amai
per sempre e che mai dimenticai, e ricordai con il cuore
in tumulto i baci e gli abbracci e le parole e la gioia di Jacques
quando mi invitava a tornare a Barletta, per rivedere il mare.
E così, i giorni, dolci fiumi d'incanti,
tra le parole della poesia e i colori della tavolozza,
mi donarono la passione dei colori, la curiosità per i giochi di Diana,
per la bellezza dei giardini e dei boschi, per il mare alto,
per i Fiumi, la Senna e l'Ofanto e non dimenticai, il nome
e gli occhi di mia madre e di mio padre
e il silenzio del mare Adriatico, le labbra della luna,
gli occhi delle strade di Barletta, l'azzurro del cielo settembrino,
le foglie ricce di sontuosa eternità, i vessilli nelle strade,
i colori delle pietre, i cavalli a dondolo, le giostre infinite
del tempo, i ramarri nascosti tra le fronde dei muri,
e il colore dei mattoni delle grondaie a primavera.
SETTIMA STANZA INCOMPIUTA
Il balcone di Corso Vittorio Emanuele
E così, m'innamorai per l'eterno,
della dolce luna barlettana. E come d'amore forte
altri amori mi presero per mano, l'Ofanto invernale,
i giorni d'autunno, le ombre della casa in Rue de Viète a Parigi,
il balcone di Corso Vittorio Emanuele, dove io nacqui,
e le mammelle di latte di mia madre e, i baci di mio padre.
© Riproduzione Riservata. Tutti i diritti riservati. Copyright, 2026.
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INTERMEZZO
Come d'incanto alla vigilia del mio primo sogno,
Mi sentii giocoso e allegro,
Come quando, bambino mi rincorrevano le ombre
della sera e l'Adriatico era l'amico più tenero.
E d'incanto alla vigilia della rivelazione
Dell'amore per l'arte e la pittura,
M'accorsi che un sentimento, un canto,
Un'armonia di felicità proruppero a ricordarmi
Il tempo adolescente vissuto a Barletta,
Sentendo nel cuore l'odore dei baci
e la tenerezza delle carezze di mio padre,
Prima di perderlo per sempre. Innamorato
E perduto come il mio cuore assente,
Mi ritrovai sulle rive del Fiume Ofanto,
Prescelto da Faust e dalle sue magie.
Ma non mi spaventai. Accettando la sfida,
lo affrontai. Con il cuore di passione,
con la mente colorata e con la mia maschera nuda,
senza nascondimenti. E imparai a lottare.
E nudo fu il mio cuore, nuda la mia anima.
PRIMA STANZA
Barletta e l'Ofanto
Come d'incanto all'alba del mio primo sogno
Mi sentii festoso e innamorato della vita e
Pieno del sentimento d'amore per la mia terra.
Come quando bambini ci rincorrevamo compagni
Di giochi sulla rena tra il sale e la terra.
E il mare era l'amico più tenero. E il Fiume Ofanto
Chiamava al gioco e alla bellezza con il giovane sole.
E tra le ombre della notte, tra i fuochi fatui
E le tenebre innamorate della luna, mi ritrovai
Con le ginocchia escoriate e la luna che mordeva
Il fiato per parlarmi e io dissi: parlami
Luna tenebrosa e dolce, indovinami il futuro.
Raccontami i giorni e le notti future,
Disponi delle mie vene, riempile di tenebre di rugiada,
Saranno il mio alfabeto, l'anima tenebra del tempo che verrà.
Dimmi ancora luna oscura e villana, vibrante e ombrosa,
Luna indovina, luna del gioco, dimmi con il tuo canto,
come i miei giorni s'indovineranno con il calendario del destino,
Del cielo e della terra, con i giorni di sabbia
Innamorati delle clessidre delle ultime notti.
Sarò ancora solo e le tenebre mi inviteranno al gioco dannato
Dell'ombra come quella che si nasconde nei camini di campagna?
La luna mi rispose coi suoi raggi. Parlarono i suoi raggi.
E conobbi l'alfabeto lunare e le sue corde musicali.
le vene tenebre dei mari lunari,
Delle loro pietre e delle cicatrici delle pietre.
E' un mondo nuovo scrutai e abitai, amando
il calendario lunare, sfidando il destino,
incontrando l'anima di Faust, il signore del buio,
vestito di sole.
SECONDA STANZA
Napoli e il Vesuvio
Come d'incanto nel silenzio dolce del mio ultimo sogno,
Il tempo fu vivo e presente e gli spazi
Degli orologi mi offrirono le possibilità
Per le possibilità: sfuggire all'accumulo dei reperti
Delle mie giornate quotidiane e correre correre
Salire su un treno e viaggiare viaggiare verso Napoli.
Mi sentii felice e d'energie vive, innamorato della vita
Mai perdendo la tenerezza d'amore per la mia terra.
Come quando bambino mi abbracciavo ai miei teneri
Amici, con padri e madri insieme a fare festa nei giardini.
E furono gli occhi del Vesuvio e la lava
E il fiato delle pietre, la loro anima segreta,
e fu il gettito della lava a raccontarmi
come la morte colpisca all'improvviso.
Senza avvisare gli occhi.
E furono le tenerezze dei giardini a carezzarmi il viso,
E gli occhi e furono gli occhi delle foglie a raccontarmi
La linfa che mordeva il freno per osservare il volto dei mattini
e darmi coraggio con quella forza naturale del partire.
E l'idea del viaggio e della fuga mi sovvenne,
Osservando la bellezza dei tramonti sull'Adriatico tempestoso.
E poi il canto delle dee nascoste nel giardino
Della mia vita oscura mi invitò a fuggire
Dai silenzi delle mie contrade, poetici silenzi,
però che non mi bastavano. Ci rincorrevamo compagni
Di giochi sulla rena tra il sale e la terra. E la dea Diana
Mi raccontò del mago Tiresia e della mia vita.
E fui giovane fragile e di cristallo
E fui trasparente d'acqua per sprofondare nella memoria
Dei colori e nella memoria dei boschi e dei giardini.
E quando Diana, raggio di luce,
mi rivelò la memoria dell'acqua, fu il primo giorno di luce,
per me, e la mia vita s'aprì al desiderio del viaggio
ma anche al desiderio di colorare i miei occhi,
colorare il mio giardino a festa, colorare i miei anni
di sontuose meraviglie, tavolozze mai vedute,
e prima che il sole tramontasse mi dissi silente
che il pianto non è sempre pianto ma potrebbe essere
una preghiera, parole d'aiuto per le foglie,
per il sangue della terra,
per il sale della mia giovinezza,
per il colore dell'amore e per la luce dei miei occhi.
TERZA STANZA
Parigi e la Senna
Avevo bisogno di salvarmi. Nuotavo in un mare alto
Di cui potevo anche non fidarmi ma non avevo paura. Diana
Sapeva ridarmi la luce che avevo perduto, adolescente e orfano.
Ma il silenzio di questa terra, armonia del mio suono
Non mi ha mai abbandonato, ora che vivo a Parigi
e il vento della Senna scuote i miei sogni giovanili ridendo
dei fossi saltati, delle maree alte donate dagli oscuri banditi
alla magia della notte. E così, aspettando, per notti e notti,
viaggiai con la mente e Parigi fu cuscino, stanza cuore innamorato,
terra fertile, gioia della natura, riconoscimento dell'estasi,
passione dolorosa, viaggio nella memoria dell'acqua,
tenerezza d'abbracci e di sogni materni.
QUARTA STANZA
L'ombra di Faust
Come d'incanto nel silenzio dolce della preghiera,
Cantai con le parole di chi mi aveva donato la vita,
E cantai e disegnai e immaginai,
E disegnai e immaginai e scrutai e allarmai
Le tenebre possessive e valide anime di meraviglia
Ma lo stesso un vuoto mi prese ma anche un'ansia
Di perdere la strada, di smarrire i miei sentimenti vitali
Tra gli abiti oscuri dell'inciviltà e del terrore sociale,
Di alienare il mio sogno al tiranno Faust:
Faust, deus ex machina, rivale del tempo che scorre
Nell'indifferenza dei giorni che mordi le ali della morte.
Lasciami solo alle mie stagioni verso l'inferno o il paradiso,
lasciami salire su un treno e viaggiare verso Londra e tornare
A Napoli, ritornare a Barletta. Lasciami, scontare la pena di vivere
Nell'esilio del mio cuore dimenticato dalle sorti quotidiane.
Là dove si nascondono i colori, alle rive dei fiumi,
tra le strade di polvere, nei giardini all'alba,
nelle piazze di colori, godendo sui boulevards
la bellezza dei mattini immaturi,
la dolcezza delle foglie addormentate,
il fiato del fiume Ofanto, ancora insonnolito. E giocando
al cavalletto, scoprire la magia oscura dei colori
Nascosti nell'alveo del destino della sorte e della morte
E farli rinascere a nuova vita sulle tele del mio cuore.
QUINTA STANZA
Parigi. La Jonchère tra Bogival e Rueil
Come d'incanto scoprii la voce della vita,
la preghiera che tutti gli uomini non dimenticano,
ma accanto a me una cesta di fiori mi ricordò
la finestra dell'oblio e nel silenzio dei giorni
abbracciato a un'ombra, immaginai il futuro.
Abitai Parigi nella casetta di Jonchère tra Bogival
E Rueil con Léontine, il gioco dell'amore felice,
le passioni future, i giochi del mondo,
e i segreti tra le stanze della vita quotidiana.
E il vento parlava e parlava. Edmond
e Jules de Goncourt a porre domande sulla vita e sul destino.
E ricordo Edouard Manet, Edgar Degas,
i sogni e le parole colorate e le immagini gentili
delle stanze familiari, delle vetrate trasparenti,
del vento tra le foglie della sera, streghe dei mondi
miei segreti, infantili e maturi, e poi, gli sguardi affettuosi
Dell'amico Caillebotte, e le sere trascorse
con Oscar Wilde, Emile Zola, Alexander Dumas con Maupassant.
E la luna nascosta negli specchi segreti
Del salotto della principessa Matilde,
che raffigurai in alcune opere mie. Ma poi,
il palcoscenico restava buio senza attori
e senza attrici e le ombre non erano soltanto ombre.
Abitavano il teatro della mente i volti degli amici
Con cui conversavo per giorni e giorni, e per lunghe notti.
SESTA STANZA
Alla luna barlettana e alla magia dell'Ofanto
E mi dedicai attraverso la pittura a dare l'anima
A quelle ombre amate dalla sorte e dal destino.
E fu così che cominciai a dipingere le mie figure,
E cantai con le immagini che mi aveva donato la vita,
E cantai e disegnai e immaginai di far rivivere le mie strade,
la mia città, il mio male oscuro. Offrii ai colori
le mie indagini dolorose, le mie investigazioni sulla morte,
i soffusi alfabeti della polvere e della gelosia della polvere
che nutre verso le piccole cose innamorate del nulla.
E così, accadde il mio destino. E così sciupai la mia sorte.
Offrendo a Faust la mia anima per vincere la vita
E tutti i segreti dei colori della natura.
E ricordai il colore degli occhi di mio padre, e dei miei fratelli,
e immaginai i colori della luna barlettana,
e sognai le carezze di mia madre, e sciolsi le catene
alla sabbia, al fuoco, ai cristalli e all'alfabeto delle onde.
E mi dedicai con tutta l'anima a Léontine, la donna che amai
per sempre e che mai dimenticai, e ricordai con il cuore
in tumulto i baci e gli abbracci e le parole e la gioia di Jacques
quando mi invitava a tornare a Barletta, per rivedere il mare.
E così, i giorni, dolci fiumi d'incanti,
tra le parole della poesia e i colori della tavolozza,
mi donarono la passione dei colori, la curiosità per i giochi di Diana,
per la bellezza dei giardini e dei boschi, per il mare alto,
per i Fiumi, la Senna e l'Ofanto e non dimenticai, il nome
e gli occhi di mia madre e di mio padre
e il silenzio del mare Adriatico, le labbra della luna,
gli occhi delle strade di Barletta, l'azzurro del cielo settembrino,
le foglie ricce di sontuosa eternità, i vessilli nelle strade,
i colori delle pietre, i cavalli a dondolo, le giostre infinite
del tempo, i ramarri nascosti tra le fronde dei muri,
e il colore dei mattoni delle grondaie a primavera.
SETTIMA STANZA INCOMPIUTA
Il balcone di Corso Vittorio Emanuele
E così, m'innamorai per l'eterno,
della dolce luna barlettana. E come d'amore forte
altri amori mi presero per mano, l'Ofanto invernale,
i giorni d'autunno, le ombre della casa in Rue de Viète a Parigi,
il balcone di Corso Vittorio Emanuele, dove io nacqui,
e le mammelle di latte di mia madre e, i baci di mio padre.
© Riproduzione Riservata. Tutti i diritti riservati. Copyright, 2026.
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